lunedì 22 agosto 2016

Effetto Gangi: scopa ed è felice!

Scopa ed è felice. È un piacere vederlo all'opera. Non si stanca. Ed è umanamente comprensibile. Quando svolgi un'attività con trasporto non ti puoi mai affaticare. Vorresti, anzi, continuare all'infinito. È come una passione: non pensi alla fatica e se arriva la superi con l'entusiasmo, con la voglia di arrivare alla fine per completare l'opera. 
Lo osservi quando si presenta davanti ai tuoi occhi. E ti ritorna una splendida impressione. Vorresti anche tu trovarti al suo posto, dentro il suo irradiante stato d'animo così preso nel dare vita a gesti semplici, elementari, antichi, necessari, pure ripetitivi ma mai noiosi. 
Mi sto riferendo a una persona, sui sessant'anni, che non conosco. Un uomo che ho ammirato una sera d'agosto a Gangi, città d'arte arroccata sulle Madonie elevata qualche anno fa a "borgo più bello d'Italia". Mi è rimasto così impresso che a distanza di qualche giorno quello che ho visto mi ha spinto a dare voce al ricordo. In questo modo lascio una traccia di memoria su un aspetto che a prima vista potrebbe sembrare di per sé insignificante specialmente se legato a un paese che ti offre arte, cultura, sapori, paesaggi, aria di qualità. 
Ricordo... L'uomo aveva in mano una ramazza e una paletta e scopava continuamente le strade e le piazze del centro storico, senza mai staccare. Lo faceva con cura, attenzione, scrupolo, sorridendo. Salutava le persone che gli rivolgevano la parola, continuando a guardare il pavimento del proprio paese alla ricerca di piccoli rifiuti da rimuovere. 
E quindi? 
Le strade e le piazze, chiuse alle auto, non le ho trovate pulite ma pulitissime, pure il meraviglioso  spiazzo del belvedere, ai piedi della gotica Torre dei Ventimiglia, aperto ai venti delle ampie vallate (dentro una ricostruzione di vita contadina, assisti allo spettacolo di un anziano in costume d'epoca, tra paglia svolazzante, intrecciare vimini per realizzare ceste, anche a richiesta). 
E allora? dirà qualcuno, cosa c'è di così speciale da meritarsi tanta considerazione?
Facendo un giro a piedi nel "percorso turistico" di Gangi suggerito da cartelli, non ho incontrato a terra una cicca, una lattina o una bottiglia vuota, un fazzoletto usato, l'incarto di un gelato o di un panino divorato. Niente! Proprio niente! Solo lucido selciato e i colori e il profumo di piante lasciate crescere davanti all'uscio di antiche case. 
Anche questa è estate: uscire dal proprio guscio per scoprire altri luoghi, altre usanze, altri volti e altri sorrisi di Sicilia, la mia, la nostra terra. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

domenica 21 agosto 2016

Vivere l'esperienza di pre-morte virtuale

Pur restando in vita possiamo morire. E, pur restando sempre in vita, possiamo essere pianti per morti, da familiari, amici e conoscenti. Succede con la morte digitale. 
Se sei ogni giorno vivo e presente su un social, con riflessioni, scherzi, interazioni con i tuoi contatti a qualsiasi ora del giorno... insomma, se in ogni momento della giornata fai sentire il tuo fiato, mancare di colpo senza preavviso è come non avere più vitale respiro. E scateni reazioni a catena come quando perdi d'improvviso le tracce di un bambino in spiaggia o di un sub al mare. Prima ti preoccupi, ti chiedi dove possano essere andati, poi cominci a provare un sentimento di angoscia, quindi metti in campo ogni utile azione per cercare il disperso. 
"Perché Raimondo non scrive più su Facebook? Perché è assente da due ore... dieci ore... ventiquattro ore... un giorno... due giorni? Ora è troppo! Sarà successo qualcosa". 
Ti poni mille domande. Non pensi ad altro che al male: "Gli sarà successo qualcosa di grave! Non è possibile! È da quarantacinque ore che non dà segni di vita". 

Ritornando agli esempi di prima, non è contemplabile la possibilità che la bambina si sia allontanata dall'ombrellone dei genitori per andare a giocare con una compagna di asilo vista in lontananza o che il sub si sia fermato a contemplare il paradiso di una grotta sotterranea. 

Il social è diventato come la vita. Se ti vedo, sei vivo; se non ti vedo, sarà successo qualcosa di inspiegabile o di irreparabile. Perché il social ti dà un corpo e un'anima. Ti dà un'identità che può corrispondere come non corrispondere con quella reale. Nella vita reale, infatti, puoi essere un musone solitario, mentre nella dimensione digitale puoi apparire come un modello di simpatia; così come nella vita reale puoi essere un delinquente mentre nella sfera social un santo. 

In questi giorni di silenzioso agosto ho deciso di mettermi in vacanza per un po' dai diversi mondi social frequentati da anni per svago, per babbio, per esercizio, per confronto, per ridurre le distanze ecc. Non è stato facile resistere alla tentazione di accedere a Facebook o a Instagram, resistere alla tentazione di pubblicare un pensiero o una fotografia o un link, di rispondere alla sollecitazione di un amico o di un'amica. Il digiuno digitale, a tempo determinato, è stata una scelta premeditata. È un'esperienza da fare di tanto in tanto per le innegabili conseguenze benefiche sulla psiche e sul corpo (reali). Staccare per un po' è come andare in ritiro spirituale: ti rigeneri, per poi rientrare in vita più vivo che mai. 
Bisogna però tener presente l'effetto collaterale di tale scelta radicale che non tutti comprendono. L'assenza momentanea dal social può essere vissuta come un'esperienza di pre-morte digitale: non essendoci, non esisti. 

Pur non accedendo ai social, ho sentito dentro di me le voci preoccupate degli amici: "Ma Raimondo? Dov'è? Sei fuggito? Stai male? Stai bene? Stai così così? Se ci sei batti un colpo? Se non ci sei battine due?" 
E così di questo passo. 

La preoccupazione nasce dalla mancanza di preavviso. Non ho avvertito nessuno del mio momentaneo ritiro. Avrei dovuto scrivere un post pubblico: "Da giorno 19 agosto siamo in ferie. Il negozio riaprirà il 21 dopo l'alba, al risveglio. Non bussate, perché non vi sarà aperto. Non chiamate, perché non vi sarà risposto".

Mi chiedo: non averlo fatto sarà stato segno di mancanza di rispetto? di maleducazione?

Il social ha ristretto così i confini tra pubblico e privato che ci sentiamo tutti strettamente legati. Una deviazione alla routine non è consentita. Devi essere informato su tutto quello che succede, su tutto quello che fanno gli amici che segui con estremo piacere. 
Non puoi permetterti, dunque, di staccare un giorno che subito si accendono le sirene e partono le ambulanze. Da un lato, diciamocelo, ti fa un enorme piacere sapere che non sei solo in questo mondo, che ci sono persone in carne, cuore e ossa che stanno in pensiero, che si preoccupano di te e della tua salute: ti dimostrano di tenere molto a te e o a quello che di te su Facebook rappresenti. Dall'altro lato ti dimostra che la vita social è ormai una realtà che sta superando o ha superato la realtà fisica e non puoi permetterti di assentarti oltre un certo limite di tempo. Faresti vivere alla tua corporeità virtuale l'esperienza dell'assenza angosciante o della morte, con le conseguenze del caso uguali a quelle della vita reale. 
Alla morte corporale, comunque, non c'è rimedio. A quella virtuale sì. Da morto digitale puoi sempre resuscitare e vivere pure una nuova vita, diversa dalla prima, con una nuova identità e nuove idee. 

Grazie di cuore a quanti mi hanno pensato: sono ancora vivo, nella vita reale e in quella virtuale. Questa pagina di diario intimo-personale ne è la dimostrazione lampante anche se qualcuno potrebbe a questo punto obiettare: ma lo ha scritto il Raimondo Moncada con cui finora ho interagito o un'altra entità che si spaccia per Raimondo Moncada? E in quest'ultimo caso, il vero Raimondo Moncada dov'è?

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 


sabato 20 agosto 2016

Il silenzio rispettoso dei porci

Anche il silenzio stordisce se non ci sei abituato. Ma non fa male. Anzi. È consigliato dai migliori scienziati (quelli veri) perché fa bene alla salute. 
Il silenzio non è tutto uguale. C'è silenzio e silenzio. È difficile trovarlo dentro di sé, ancora più difficile trovarlo fuori. Dentro sei disturbato dal traffico sempre più rumoroso dei pensieri che si avvicendano e si riproducono all'infinito. Fuori sei raggiunto dai rumori della quotidianità urbana: le auto, le moto, gli squilli dei cellulari, i televisori accesi, le radio a tutto volume, gli aerei che ti passano sopra la testa, la gente che incurante della quiete altrui urla all'aria aperta, dentro le vibranti mura domestiche e pure sui social, di notte e di giorno, dove non distingui più il finto dal vero e il vero dal finto. Iperconnessi col mondo reale e la dimensione virtuale, con un concerto perenne di rumori che ci diventa molto familiare e ci corrode dentro. 
Non hai scampo! Sei inseguito pure dentro una chiesa dove il sacro silenzio dovrebbe essere la dimensione di partenza. 
Il silenzio è uno stato di pace, senza rumori, senza disturbi, senza distrazioni. È difficile trovarlo o crearlo nel nostro ambiente abituale, quello urbanizzato dove anche la nera notte è offuscata dalla luce dei lampioni e dalla musica che da qualche luogo lontano ti arriva alle orecchie penetrando ogni minuto anfratto del tuo cervello. 
Per un giorno ho rifatto, dopo non so quanti anni, esperienza full-immersion del silenzio. Quello vero. Quello puro. All'inizio è frastornante. Ti disturba pure come un brusio di fondo, e non ti senti a tuo agio. 
Poi succede qualcosa. 
È accaduto in montagna, sulle Madonie, nel cuore della Sicilia, in una fattoria sperduta in territorio di Gangi: niente rumori di auto, niente musica, niente tv, niente internet, niente telefonate, con le voci umane ridotte all'essenziale. Solo natura a perdita d'occhio, lontano dai nuclei urbanizzati, immerso nel verde dei boschi, tra vallate gialle col grano già mietuto dove vivi solo con mucche, cavalli, pecore, corvi, falchi e maiali neri dal grugnito pronunciato.
Di tanto in tanto qualche vecchio casale a interrompere la visione immacolata della natura. 
Non senti più il rumore della tua consueta quotidianità. Niente notizie di guerre, di olimpiadi. In ritiro, spegni pure la luce del bagno collegata alla rumorosa ventola dell'aspira odori. Senti solo muggiti, belati, latrati, ragli, grugniti, il suono dei campanacci. Senti il battere dei tuoi passi sul selciato. Senti il suono dell'aria cristallina entrare e uscire dalle tue narici intossicate da anni di invisibile e puzzolente smog. 
E quando cala la sera, col sole che si nasconde dietro le vette dopo averti regalato un tramonto violaceo, senti le cicale fare il verso alle stelle. 
I maiali neri si spengono. Come si spegne ogni altra forma di vita. Cala la notte e cala il silenzio assoluto. È diverso, molto diverso, dal silenzio del tuo mare. Ha un'altra pasta. Te lo gusti tutto, così come l'aria, così come i profumi, così come tutto, in una notte insolita, colma d'essenza di vita, dove fino all'alba dura pure il silenzio rispettoso dei porci. 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it



sabato 13 agosto 2016

Bloccato un carico di sosizza diretto a Rio: "È doping!"

Già si era sentito penetrante l'odore per le sicule contrade. Il Pil si era di colpo impennato con grande beneficio per tutta l'economia italiana, da nord a sud. Ora l'inaspettato blitz olfattivo che mette in ansia il popolo ferragostano, dall'Italia al Brasile. 

L'aumento sproporzionato di sosizza, anche se a ridosso del Ferragosto, ha insospettito gli esperti che combattono lo spaccio e l'uso di sostanze atte a modificare le prestazioni psicofisiche umane. 

"Cosa si nasconde dietro così tanti caddrozzi quando, per questo Ferragosto, i fuochi saranno vietati in spiaggia comprese, forse, le grigliate a legna?"

È stata questa la domanda che ha spinto gli esperti ad allungare il naso e a potenziare i controlli in tutta la catena di produzione: dalla carne al capuliato, dal budello al caddrozzo. E, in un'annusata a sorpresa, si è scoperta una catena di Tir carichi fino al portapacchi di sasizza (una variante meno raffinata di sosizza). 
L'odore di carne fresca e del finocchietto selvatico ha subito insospettito a chilometri di distanza i fini annusatori che, al volo, sul posto e su due piedi, si sono messi ad assaggiare a random un caddrozzo di sosizza per cassetta. Hanno quindi deciso di far fare altri test come la prova falò con grigliata notturna in spiaggia per verificare l'effetto strammamento sui bagnanti. 
Si è arrivati così alla decisione di trattenere tutti i Tir, soprattutto tutto il carico. Il sospetto più grande è quello che i pesanti automezzi, tipo anfibio, fossero in partenza via mare per Rio, in Brasile, dove sono in corso di svolgimento le Olimpiadi. 
La sosizza col finocchietto selvatico, se assunta in particolari contesti, come ad esempio un falò di Ferragosto in uno stadio olimpico, potrebbe alterare, con un buon bicchiere di vino, lo stato emotivo-sentimentale degli atleti migliorandone l'umore. Un atleta felice e con la panza piena di sosizza potrebbe far fare malafigura ad atleti infelici e senza sosizza. 
Stando così le cose, la sosizza, con capuliato suino, pepe, sale e finocchietto selvatico, è da considerarsi doping a tutti gli effetti e va assunta lontano mesi e mesi da competizioni ufficiali. Un record di sosizza non sarebbe accettato. 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

P.S. Racconti di ironica fantasia sotto il sole. 

mercoledì 10 agosto 2016

Da cicciottello a cuzzuluni, cosa non dire per non essere licenziati

Se sei cicciottello non te lo debbono dire. 
Se sei obeso non debbono permettersi di ingrossarsi la bocca e sputare sentenze.
Se hai la panza, possono solo dire che “hai una bella tartaruga”.    
Se sei ignorante rimarcarlo sarebbe un atto di insensibilità.
Se sei brutto fartelo sapere sarebbe mostruoso.
Se sei cretino dirtelo non lo capiresti neanche.
Se sei psicopatico non c’è alcun problema: nessuno avrebbe il coraggio di avvicinarsi per dirtelo.
Se sei lagnuso (perditempo) dirtelo non ti smuoverebbe.
Se sei cuzzuluni (calvo) ti si rizzerebbero i capelli.
Se sei basso di statura dall’incazzatura ti farebbero allungare con la conseguenza di guardarli dall’alto verso il basso.
Se sei disabile sarebbe scorretto chiamarti anche diversamente abile: diverso da chi?  
Se sei un perdente dirtelo ti farebbe vincere?
Se sei un fallito rimarcarlo di farebbe sprofondare nell’abisso.
Se sei sfortunato dirtelo potrebbe portare più iella per tutti.
Se sei malato ne potresti morire.

Se sei bello dirtelo ti rendere più luminoso.
Se sei slanciato dirtelo ti farà diventare una pertica e non passeresti sotto le porte (come i cornuti che non debbono sapere di avere le corna).
Se sei muscoloso dirtelo ti gonfierebbe ancora di più (ma il doping verbale è consentito?).
Se sei elegante dirtelo sarebbe segno di raffinatezza.
Se sei intelligente capiresti già al volo l’intenzione nascosta del complimento.
Se sei sperto (furbo) apprezzeresti la spirtizza.
Se sei colto avidenziarlo farà cultura.
Se sei fortunato te lo possono dire anche a gesti.

Se sei vivo te lo possono dire perché rende più vivi.  
Se sei deceduto non te lo possono più dire e dirtelo non ti renderebbe più morto .

Dire o non dire? Ed eventualmente dirlo con quali parole? In che momento? In quale contesto?
Questo è il problema!

Le parole prive di un contenuto condiviso diventano alla fine dei gusci vuoti. Sono inoffensive, te le fai scivolare addosso e ci ridi pure sopra. Al contrario, se le carichiamo di contenuti da ambo le parti (parolaio e bersaglio), diventano armi d’offesa. 


Raimondo Moncada

giovedì 4 agosto 2016

“No internet zone” per guarire in luoghi protetti

La NiZo, la “No internet Zone”, fra non molto farà la differenza. E la differenza sarà sostanziale, così sostanziale da spalancare le porte a un business nuovo, con guadagni a tot zeri.
Internet ha invaso le nostre vite. Siamo stati occupati in pochi anni. È entrato nelle nostre famiglie e anche nelle nostre teste. Ovunque ormai è internet. Ti fai una passeggiata e stai con lo smartphone in mano collegato a internet. Ti siedi in un locale vista mare e hai internet. Vai sul Tibet e internet ti insegue fin nei silenziosi monasteri buddisti. Internet si mette pure di mezzo tra te e la tua compagna, prima dopo e durante. Si pensa con internet, si parla con internet, si copia da internet. Non si può fare niente senza internet. C’è chi non si rivolge più al medico, allo psicologo. Perché con internet ti senti cardiologo, psichiatra, scrittore, solutore.  
La genetica sta studiando come, durante la gravidanza, dotare il feto di un cellulare di prossima generazione così da non farlo trovare spiazzato al momento della nascita. Avrà già internet nel Dna.
Internet sta creando così tanto rumore da creare l’esigenza opposta: l’assenza di internet. Assenza di internet, assenza del tutto a portata di mano, per riconquistare momenti di silenzio perduto, di interrelazioni umane allentate, di connessioni col proprio cervello stravolte. Siamo diventati degli zombi mutati anche fisicamente nell’uso dei nuovi strumenti di accesso a internet: occhi bassi, schiena curva, palo in fronte. E non si salva nessuno: bimbi, grandi, anziani, colti, incolti, scienziati. Tutti a controllare compulsivamente l’email, l’aggiornamento sui social, la risposta, la reazione, le ultime notizie, il messaggino. Viviamo ormai di notifiche. E stiamo continuamente in allerta, anche di notte, anche nei momenti conviviali, anche nei momenti intimi. E se ti inseriscono nei gruppi di Facebbok o di WhatsApp sei perduto. Le notifiche a mitraglia non ti fanno più vivere. Moriremo di notifiche.
Ecco allora la necessità della salvezza. Già esistono in commercio software che, programmandoli quando hai un briciolo di lucidità, ti staccano internet non dandoti più la possibilità di riconnetterti. Ma potrebbero nascere dispositivi per autodistruggere i cellulari dopo un uso smodato. Potrebbero trovare lavoro sorveglianti della quiete: quando ti vedono con un cellulare in mano, col display acceso, con la suoneria accesa, o rispondere a voce alta come se nulla fosse mentre sei a teatro o al cinema o in chiesa, ti prendono di peso e ti scaricano in una discarica di cellulari urlanti. Potrebbero ricominciare a riempirsi di clienti bar, ristoranti, pizzerie, pub, biblioteche, privi non solo di wi-fi free ma con schermature e strumentazione messe a punto per impedire l’attivazione di internet. 
Riconquistiamo i nostri spazi di pace offline occupati dalla Rete, salvando con saggezza anche internet e l'inarrestabile evoluzione umana.  

Raimondo Moncada

giovedì 28 luglio 2016

Anche premi liquidi al concorso "Raccontami, o Musa!", scadenza 10 agosto

Oltre al piacere di partecipare a un concorso letterario, si ha anche la possibilità di vincere premi in denaro liquido. Vivi una doppia ansia: l’ansia di arrivare sul podio e l’ansia di intascare il premio.
Ma la cosa più importante, per i partecipanti, è partecipare anche senza vincere. Ma se si vince tanto meglio. E tanto meglio con liquidità. Possiamo dire al mondo che abbiamo vinto. Lo possiamo pure scrivere, da scrittori, nel nostro curriculum professionale e sulla biografia dei nostri libri.
Tutto è legato all’emozione che è il tema del concorso promosso dall’Associazione Culturale “Musamusia” di Licata dal titolo “Raccontami, o Musa” (“Musa” scritto al femminile, perché al maschile avrebbe avuto un altro significato. Non avrebbe avuto senso, infatti, chiamare il concorso: Raccontami o Muso”!).

Il concorso è rivolto agli scrittori di racconti di ambo i sessi perché ambo i sessi hanno una loro Musa la quale, per i fatti suoi, a noi non interessa, avrà pure un suo muso.
Il tema della prima edizione del premio di Musamusia è “L’uomo e le sue emozioni”. Massima libertà di espressione e di stile per i partecipanti. Ognuno può presentare un racconto umoristico, fantastico, realista, giallo, nero, viola, livido…
Attenzione alla data di scadenza. Siamo quasi in prossimità e poi potremmo pentircene amaramente di aver trovato tutto scaduto. Gli elaborati vanno presentati entro il 10 agosto 2016. I tradizionalisti possono inviare i racconti per posta con l’antico mezzo cartaceo. I modernisti possono usare il digitale e inviare tutto per email con un clic.  
Le modalità di invio sono contenute nel bando che è sempre meglio consultare per non avere fregature. Ecco il LINK:


Si troverà  anche una scheda di partecipazione da compilare.

Consultando il regolamento, abbiamo anche la bella sorpresa di scoprire i premi in denaro liquido per i primi tre classificati giudicati da una speciale giuria presieduta dallo scrittore Gaetano Savatteri. 
Il primo classificato si porterà a casa o in pizzeria: targa o pergamena e la somma di 150,00 euro;
Il secondo classificato si porterà a casa o al supermercato: targa o pergamena e la somma di € 100,00 euro
Il terzo classificato si porterà in spiaggia o in montagna: una targa o pergamena e la somma di € 50,00 / Pubblicazione dell’opera sul sito
I vincitori saranno autorizzati a intascare i premi in denaro. Le targhe o le pergamene dovranno essere tenute nell’apposita mano.

Raimondo Moncada

giovedì 21 luglio 2016

Incredibile: ecco il pesce-rana dalla bocca larga!


Chi dorme non piglia pesci. Ma chi sta sveglio rischia di prendere pesci mai visti. Da paura. Eccone un esemplare. La foto è un’esclusiva. È la prima volta che viene mostrata al pubblico. Si tratta di pezzo unico. Le mani mi tremano. La vista mi si annebbia e ho bisogno di inforcare degli occhiali speciali, di colore rosso corallo marino, con lenti antipanico. 
Le fattezze sono quelle di una rarissima specie ittica di "pesce-rana dalla bocca larga". L’ho pescato a Sciacca. Non senza qualche difficoltà, per il peso, le dimensioni, la forma.
Il padre ha un nome e un cognome: Salvatore Sabella. È un maestro ceramista saccense, tra i più apprezzati di una scuola dalla tradizione secolare, riconosciuta in tutto il mondo. Dalla sua fervida fantasia, dal suo vivo estro, dalle sue abili mani è uscita questa creatura in ceramica artistica, modellata artigianalmente seguendo una particolare tecnica e dipinta con colori lucenti e freschi che rendono attrattivo e appetibile il pesce.
Si mangia con gli occhi!
Ma solo con gli occhi, mi raccomando. Anche se la creatura dalle fantastiche sembianze è stata cotta e ricotta a temperature elevatissime dentro un apposito forno, non se ne consiglia la masticazione, la deglutizione e la digestione.
I pazzi possono provare a mordere il pesce-rana dalla bocca larga. Liberi. Ma dopo si consiglia una immediata visita odontoiatrica per la riparazione della dentatura, un successivo esame radiologico e l’attenta consulenza medica del gastroenterologo per la conseguente inevitabile, lancinante, indigestione (detta scientificamente “mal di pancia”).
Il pesce del maestro Sabella si può solo appendere in una parete o poggiare su un mobile o adagiare sul cruscotto di un’autovettura o legare a una robusta collana come pendaglione e ammirarne o sfoggiarne la bellezza.

Raimondo Moncada


lunedì 18 luglio 2016

È come un golpe che si morde la coda

Quello che è vero diventa finto, quello che è finto diventa vero. Non si capisce più niente. E tu ci credi, prima al vero poi al finto o viceversa.
Leggendo quello che sul web ti propongono, ci credi. Senza pensarci, senza riflettere oltre il lasso di tempo di qualche millesimo di secondo. Il cervello non pensa più come una volta arrivando almeno al secondo pieno di riflessione e approfondimento. Vieni colpito dal primo messaggio e ci credi. Reagisci, senza riflettere. La reazione istintiva non ti dà il tempo di riflettere.

Ho seguito sui media e sui social il golpe in Turchia. Ho creduto inizialmente al colpo di Stato, alla destituzione di Erdogan, al capo dello Stato non più capo dello Stato ma passeggero di un aereo di Stato in volo nello spazio aereo di uno Stato colpito dal colpo di Stato. Ho creduto alla notizia dei militari che avevano preso il potere per ristabilire i diritti, la libertà, la democrazia, a beneficio del popolo. In tanti ci abbiamo creduto, nelle ore convulse del colpo di Stato e nelle ore successive al colpo di Stato.

In questi giorni, sto leggendo anche il contrario. C’è chi si interroga e parla dell’ipotesi di un colpo di Stato finto. E girano voci, post, riflessioni, che sosterrebbero la tesi di una sorta di teatrino, con una finzione-capolavoro.  E siccome si insiste, alla fine il cervello che non pensa, che non riflette, ci crede. E crede al finto golpe, così come prima aveva creduto al vero golpe.
E se la storia del finto golpe fosse vera?
E se fosse finta la storia del finto golpe?
E se fosse vera la storia del golpe del golpe?
E se le migliaia di arresti, seguiti al vero-finto golpe, fossero le prove generali del film La Purga?

Così avviene per tutto: vero, finto, vero, finto, vero, finto... Non si distingue più nulla. Non si capisce più nulla. E così ci fanno credere di tutto. E noi ci crediamo, col dubbio che spunta ma viene subito travolto dagli eventi, veri o fasulli.  

Il web ci sta facendo sballare. È come un golpe che si morde la coda.

Raimondo Moncada

giovedì 7 luglio 2016

"Raccontami, o Musa...": concorso di emozioni, per cuori forti

Si possono raccontare le emozioni? E quale forma narrativa dare alla gioia, alla tristezza, alla paura, alla rabbia?
Una bella sfida rivolta a chi ama scrivere.
L’uomo e le sue emozioni” è il tema del primo concorso nazionale promosso a Licata dall’associazione culturale “Musamusia”, presieduta da Alessandra Alario. 

Il concorso di Musamusìa ha un titolo davvero originale: “Raccontami, o Musa…”. La citazione omerica è un invito esplicito a viaggiare nelle profondità del proprio essere, a lasciarsi ispirare dalle mille emozioni vissute nel tempo della propria ricca esistenza.
Un invito a cogliere e mettere su carta ciò che distingue gli umani, a scrivere col cuore, a emozionare ed emozionarsi. 

Rispondendo al quesito iniziale: le emozioni si possono raccontare, possono avere una forma, una narrazione, con uno o più protagonisti. Tutto è lasciato alla libera e fervida fantasia degli scrittori. Gli autori che decideranno di partecipare al concorso di Musamusìa, non hanno neanche limiti di genere. Potranno presentare racconti noir, umoristici, fantastici, realistici… Quello che conta è solo l'emozione. 

Nell’introduzione al bando di “Raccontami, o Musa…” leggiamo:  

“Le emozioni coinvolgono la mente ed il cuore. Stati emotivi come gioia, tristezza, paura, rabbia, sono soltanto alcune delle emozioni che proviamo e che in qualche modo condizionano e accompagnano la nostra esistenza. Sono questi stati d’animo che determinano il nostro agire quotidiano, colorano le nostre vite in maniera sensibile, ci motivano ad agire o a reagire all’ambiente. Non importa che il racconto sia reale o immaginario, vissuto o sognato. C’è tutto un universo di simboli che ruota attorno alle emozioni, da intercettare, da interpretare e raccontare...”

La giuria del premio sarà presieduta dallo scrittore e giornalista Gaetano Savatteri. La direzione artistica è stata affidata alla scrittrice e poetessa Angela Mancuso.

L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Licata.
Per l’invio dei racconti è stata fissata la scadenza del 10 agosto 2016. Sono previsti premi in denaro.

Il bando, con le modalità di invio degli elaborati, si può consultare e scaricare al seguente LINK: 



Raimondo Moncada

martedì 14 giugno 2016

Inycon si tinge di blu al Cortile 34: vini, spettacoli e tanta solidarietà

Inycon, la festa del vino di Menfi, quest’anno si tinge di blu al Cortile 34. L’Istituto “Walden” onlus, l’associazione di familiari “Aut-Out”, la sezione provinciale di Agrigento della Lilt e le Cantine Barbera,  tra i tanti cortili di Inycon, hanno preso in consegna il Cortile 34 per promuovere una campagna di sensibilizzazione finalizzata alla raccolta di fondi destinata all’avvio di percorsi ri-abilitativi e di integrazione sociale per bambini affetti da disturbi dello spettro autistico.
Inycon, dunque, va oltre il vino e abbraccia la solidarietà.
Da venerdì 17 a domenica 19 giugno, si darà sapore alla speranza. All’interno del Cortile 34 ci saranno degustazioni, assaggi di parole, spettacoli musicali e laboratori con la partecipazione di artisti, gruppi musicali, animatori, librai. Un evento nell’evento.  
Gli organizzatori del Cortile 34 invitano, pertanto, i visitatori di Inycon a partecipare attivamente alle varie iniziative e a sostenere con forza la campagna di sensibilizzazione: "Se gustiamo la solidarietà, daremo più sapore al mondo". 

IL PROGRAMMA DEL CORTILE 34

Venerdì 17 giugno, ore 20.30
Coro polifonico delle Terme di Sciacca diretto dal maestro Riccardo Plaia.

Sabato 18 giugno, ore 20.30
"Ciàtu" cunti e canti di Sicilia con Ezio Noto, Raimondo Moncada, Lucia Alessi e il gruppo Disìu.

Domenica 19 giugno, ore 20.30
"Libertina" libreria itinerante, laboratorio creativo per bambini e ragazzi con Giovanni Lauritano e Angelo Riccobene. 

Durante le tre serate, degustazioni di vini e prodotti tipici locali. 

domenica 29 maggio 2016

I fantasmi col carretto nella discesa della morte

Pezzi di tavole di legno assemblate con chiodi da 6 centimetri e almeno tre cuscinetti a sfera di auto. Tutto qui. Era la playstation della mia generazione. Non c'era internet, non c'erano i Social, non c'erano gli smartphone. Il gioco era la strada, il quartiere. I bambini, i ragazzi, non si ritrovavano su Facebook, su Twitter, su Instagram. Ma in un cortile, in un vicolo, in una piazza. Non si raccontavano la vita pubblicando foto della propria vita, ma la vita la vivevano senza fotografarla, giocando, inventandosi con niente il divertimento della giornata. 
Tra questi giochi semplici, poveri, ma ad alto contenuto ludico e sociale, c'era u carrettu: una tavola di circa 60-70 centimetri dotata di due cuscinetti laterali e un manubrio, sempre di legno, con un cuscinetto più grande che si andava a chiedere in un'officina meccanica oppure o spasciu (sfascia carrozze). 
Ne ho parlato proprio in questi giorni con il giornalista e storico Elio Di Bella, amante di Girgenti, ritrovandoci ad Agrigento in occasione dello spettacolo dedicato alla Luna. 
Parlandone si è rimessa in movimento la pellicola della memoria. 

Il primo carretto me lo ha costruito mio padre. Avevo quattro-cinque anni. E abitavo nel cuore del centro storico di Agrigento, in Vicolo Seminario, sotto la Cattedrale (quando il centro storico era vivo, pure nelle pietre e nei profumi dei giardini d'aranci e nespole). E ricordo le mie prime corse, col mio primo carretto, lungo la discesa del Duomo, assieme ad altri bambini, tanti bambini, con cui cominciavo a fare amicizia. Tra loro anche i miei compagnetti dell'asilo delle suore di Sant'Antonio. 
Una festa. 
Tutti col carretto e a chi era più veloce, a chi arrivava per primo in piazza Don Minzoni, lungo un percorso di trecento metri circa. 
I genitori ci facevano fare, senza alcuna paura. Tutto era così protetto e senza auto. Non c'era alcun pericolo. Solo per San Calò, per le processioni o per funzioni religiose il divertimento si fermava. 
Lo stesso gioco l'ho ritrovato trasferendomi un anno dopo in periferia, al Villaggio Mosè, quando c'erano solo pochissime abitazioni. E qui ho trovato altri bambini, altri ragazzi, ancora più competitivi. Il gioco era molto sentito e partecipato. Si organizzavano serie competizioni e c'era chi vantava l'utilizzo di materiali o di lubrificanti speciali per migliorare pure le prestazioni del carretto. Ricordo pure che qualcuno aveva aperto officine per costruire, migliorare, truccare carretti. Da non credere, però i campioni erano sempre gli stessi. La pista questa volta era molto più lunga e pericolosa rispetto al Duomo, ma tanto esaltante: è l'attuale discesa che dalla vetta della collina Mosè giunge fino all'incrocio con la strada statale 115. Allora era solo campagna e olivi saraceni. Ora tutto case. 
Quanti eravamo! Il mio ricordo conta più di una cinquantina di piloti di Formula Carretto che si lanciavano all'impazzata su quella discesa ripida, con curve a gomito e un rettifilo finale mozzafiato. 
Eravamo dei folli. Ma felici e con niente. 
Quando mi capita di ritornare in quei luoghi vedo e sento solo ricordi. A volte anche i fantasmi di allora (i più grandi mi spaventavano raccontandomi di residenti dell'altro mondo in una delle case vecchie sulla collina Mosè: sono sicuro che anche loro avranno avuto un carretto e giocavano insieme a noi, proteggendoci, nella discesa della morte). 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it

venerdì 27 maggio 2016

Ciaula tocca per la prima volta la Luna, è record

Un record. Sono detentore di un record mondiale. È la prima volta che al caruso "Ciaula" di Luigi Pirandello viene fatta non solo scoprire ma addirittura toccare la Luna. 
Ne sono convinto e non per scienza. 
Alla meravigliosa novella "Ciaula scopre la Luna" ho dato voce ieri sera, alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento, aprendo la conferenza-spettacolo in occasione dell'esposizione della pietra prelevata dalla Luna durante la missione di Apollo 14. 

Una serata piena di emozioni, coinvolgente, condotta da Egidio Terrana e Chiara Mangione che ha visto la partecipazione, appassionata e competente, di due grandi studiosi: Luigi Pizzimenti e Paolo D'Angelo. Nel loro racconto, le missioni sulla Luna, i protagonisti, gli episodi inediti, la storia della pietra lunare arrivata dall'America ad Agrigento, la sfida dell'uomo ai propri limiti.  
Una serata voluta da Tommaso Parrinello e organizzata dall'Associazione Notte con Le Stelle, che si è aperta con la poesia di Ciaula, che scopre e tocca la Luna, e si è conclusa con la poesia d'amore di grandi autori a cui ha dato voce Lia Rocco. 
Un record assoluto. Un sogno (non mi contraddite, vi prego!). Sono emozionato. Finirò sul Guinness dei primati e sui libri di storia. Mai però sulla Luna. Mi è bastata toccarla. 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

P.S. 
La foto della pietra è di Lucia Alessi. Le altre immagini fanno parte della fotogallery di Salvatore Alfano che, con un servizio a corredo, sono pubblicate sul sito del giornale Malgrado Tutto

IL LINK 
http://www.malgradotuttoweb.it/agrigento-capitale-lunare-deuropa/

Premio "Alessio Di Giovanni", scadenza 31 maggio per invio poesie e racconti

Il 31 maggio si chiude. È il termine ultimo per partecipare alla XIX edizione del Premio Nazionale di Letteratura “Alessio Di Giovanni”. Ancora pochi giorni per inviare, tramite posta, i racconti e le poesie. Scrittori e poeti possono concorrere  inviando componimenti scritti sia in lingua italiana che in siciliano.  
Gli elaborati vanno inviati entro il 31 maggio 2016 all’Accademia Teatrale di Sicilia “Premio Alessio di Giovanni”, Piazza Cesare Sessa n. 21, 92015 Raffadali (Prov. Agrigento). Il bando integrale è visionabile e scaricabile nel sito internet: www.alessiodigiovanni.blogspot.it 


Di seguito, si riporta integralmente il bando:  


ACCADEMIA TEATRALE DI SICILIA
Premio “Alessio Di Giovanni” 2016
Bando XIX edizione
L’Accademia Teatrale di Sicilia bandisce la XIX edizione del Premio Letterario Nazionale “ALESSIO DI GIOVANNI” 2016.
Il premio si articola nelle seguenti sei sezioni:
1) Poesia in lingua siciliana;
2) Poesia in lingua italiana;
3) Racconti in lingua siciliana;
4) Racconti in lingua italiana;
5) Sezione Speciale nazionale;
6) Sezione Scuole.
Possono partecipare alle sezioni 1 e 2 gli autori che inviano una sola poesia che non superi le settanta righe dattiloscritte. La poesia dovrà essere in cinque copie; nella stessa busta si possono inviare sia la poesia in lingua siciliana che quella in lingua italiana. Acclusa dovrà esserci un busta più piccola ben chiusa dove saranno le generalità, l’indirizzo postale, l’email e il recapito telefonico del poeta.
Possono partecipare alle sezioni 3 e 4 gli scrittori che inviano un solo racconto che non superi le tre pagine dattiloscritte (orientativamente 2.000 parole con carattere di dimensioni 12 Times New Roman e interlinea 1,15). Il racconto dovrà essere in cinque copie; nella stessa busta possono inviare sia il racconto in lingua siciliana che quella in lingua italiana. Acclusa dovrà esserci una busta più piccola ben chiusa dove saranno le generalità, l’indirizzo postale, l’email e il recapito telefonico dello scrittore.
Gli elaborati non si restituiscono. È vietato qualsiasi segno sui fogli che contengono le opere. Non sono ammesse opere che abbiano vinto nelle passate edizioni.
È previsto un contributo di partecipazione di 5 euro per concorso spese. La somma potrà essere acclusa nella busta con la quale si invia l’opera (se nella stessa busta ci sono due opere - italiano e siciliano - bisogna accludere 10,00 euro). Gli elaborati vanno inviati entro il 31 maggio 2016 all’Accademia Teatrale di Sicilia “Premio Alessio di Giovanni”, Piazza Cesare Sessa n. 21, 92015 Raffadali (Prov. Agrigento).
Il giudizio della Commissione è insindacabile. I primi tre classificati per sezione sono tenuti ad essere presenti alla cerimonia di premiazione.
La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutte le norme del bando.
Per la sezione al punto 5, una commissione deciderà i premi speciali per i seguenti settori: teatro, cinema, comunicazione, tradizioni popolari, impegno sociale, musica, canto, narrativa, storia patria, saggistica. La cerimonia di premiazione avrà luogo entro la prima decade di settembre 2016. Saranno avvisati tramite lettera solo i vincitori e gli eventuali segnalati.


Sito web del concorso: www.alessiodigiovanni.blogspot.com

mercoledì 25 maggio 2016

Mafia ridens a Gela, quante lezioni tra i banchi della "Mattei"

Un ritorno tra i banchi con tante lezioni. Per la prima volta, il romanzo Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) viene presentato (meglio: raccontato!) alla presenza dell'autore dentro una scuola. È successo questa mattina a Gela, nell'aula magna dell'istituto comprensivo "Enrico Mattei". La presentazione-racconto è stata inserita come evento nelle Giornate della Legalità promosse per tutta questa settimana dal dirigente scolastico Agata Gueli. Ed è stata la preside o il preside (così li chiamavo ai miei tempi) che mi ha impartito la prima lezione: "I libri non si presentano, si raccontano". Altra lezione dell'insegnante Agata Gueli: un gesto spontaneo, quando ha visto cadere ai miei piedi (si è spaventata?) una pianta con bellissimi fiori azzurri. Non ha aspettato l'arrivo di un collaboratore scolastico. La preside si è alzata di scatto ed ha "aiutato" la pianta a rialzarsi, amorevolmente, sistemando il vaso in una posizione più stabile assieme al collaboratore scolastico accorso (ai miei tempi: il bidello). 

Altra lezione dagli studenti, che per più di un'ora hanno seguito con attenzione, partecipazione e in religioso silenzio (a un certo punto ci siamo zittiti tutti per sentire all'unisono i nostri respiri). Un'altra lezione mi è arrivata da dieci ragazzi che si sono alzati dalle loro sedie per sottopormi a turno a simpatico "interrogatorio" con domande puntuali, formulate dopo aver letto e studiato in classe il libro (la "Mattei" è la terza scuola che, per progetti sulla legalità, ha adottato il romanzo dopo la scuola teatrale del Dilemma e la scuola media "De Pasquali" di Licata che mi hanno regalato in questi giorni grandi emozioni portando in scena brani tratti da Mafia ridens). 

Il confronto con i ragazzi è stata un'esperienza per me unica e formativa. Un momento diverso di comune riflessione e di crescita. Ritorni piccolo dentro una scuola che non lasci mai (nel senso buono della metafora).
Grazie al dirigente scolastico Agata Gueli che ha organizzato un'intera Settimana di Legalità, densa di iniziative, in una scuola modello e piena di luce; al giornalista e scrittore Andrea Cassisi  che ha condotto brillantemente l'incontro anticipandomi pure una sua prossima pubblicazione con una emozionante storia di amicizia che ha tra i due protagonisti Andrea Camilleri; all'amico Angelo Bonanno (abbiamo condiviso indimenticabili giornate a Rta, Radio Trasmissioni Agrigento, in altre epoche) che mi ha onorato della sua presenza affettuosa e di alcuni scatti (non di nervosismo, ma solo fotografici). Grazie ai giovani di Gela e ai loro insegnanti, per le lezioni e la calorosa accoglienza. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 24 maggio 2016

Mafia ridens alle Giornate della Legalità di Gela

La presentazione di un libro. La proiezione di un film. Il libro è Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca), il film Generazioni a confronto. Sono solo due degli avvenimenti inseriti in un’intera settimana dedicata alla legalità, ai diritti, all’impegno civile, all'educazione civica, promossa a Gela dall’istituto comprensivo statale “Enrico Mattei”.  
La scuola, diretta dalla dirigente Agata Gueli, ha organizzato le “Giornate della legalità”. Ogni giornata ha ospiti, avvenimenti e temi diversi. Lunedì 23 maggio “Legalità e ambiente”, martedì 24 maggio “Costruiamo la pace”, mercoledì 25 maggio “Riflettiamo sulla mafia”, giovedì 26 maggio “Il diritto di avere diritti”, venerdì 27 maggio la giornata conclusiva con l’inaugurazione di nuovi spazi didattici. Ci saranno confronti, dibattiti, incontri con l’autore, presentazione di libri, proiezione di film, rappresentazioni teatrali, letture, premi, alla presenza di magistrati, scrittori, giornalisti, registi, rappresentanti delle istituzioni locali e di associazioni culturali e ambientaliste. 

Mercoledì 25 maggio, con inizio alle ore 10, è prevista, dunque, la presentazione del romanzo Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) e il lungometraggio “Generazioni a confronto”. Saranno presenti gli autori: Raimondo Moncada e Francesco Mellonzi. A moderare l'incontro sarà il giornalista Andrea Cassisi. A introdurre la terza giornata della legalità il dirigente scolastico Agata Gueli. 



Ecco l’intero programma della Settimana della Legalità organizzata dalla “Mattei” di Gela. 

 Lunedì 23 maggio – Ore 10:00 – LEGALITA’ E AMBIENTE
Saluti Agata Gueli, Dirigente scolastico
Modera: Leandro Janni, Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia
Interventi: Francesco Salinitro, Assessore all’Urbanistica e Ambiente del Comune di Gela; Emilio Giudice, Direttore della Riserva naturale orientata Biviere di Gela

Martedì 24 maggio – Ore 10:00 – COSTRUIAMO LA PACE
Premiazione del concorso promosso dalla F.I.D.A.P.A. Sezione di Gela “Dai luce alla pace”
Interventi: Rita Salvo, Presidente F.I.D.A.P.A. Sezione di Gela; Angela Incardona,  Past President  F.I.D.A.P.A. Sezione di Gela; Licia Abela,  Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Gela; Giovanni Iudice, Artista; Elisabetta Pasqualetto, Psicologa e psicoterapeuta

Mercoledì
 25 maggio – Ore 10:00 – RIFLETTIAMO SULLA MAFIA
Saluti: Agata Gueli, Dirigente scolastico
Modera: Andrea Cassisi, Giornalista
Interventi: Raimondo Moncada, Scrittore e giornalista – Autore del libro “Mafia Ridens”; Francesco Millonzi, Giornalista, regista del film “Generazioni a confronto” 
Premio Internazionale Impegno Sociale 2015 e 2016
Giovedì 26 maggio – Ore 10:00 – GIORNATA UNICEF – “Il diritto di avere diritti”
Saluti: Agata Gueli, Dirigente scolastico
Introduzione: Dora Bruno, Responsabile Scuola Amica – Unicef
Interventi: Antonella Maganuco, Consultorio familiare A.S.P.
Rappresentazione teatrale “Il mio amico colorato” – Esecuzione di canti, danze e poesie a cura dei laboratori dell’Istituto Mattei

Venerdì 27 maggio – Ore 10:00 – MANIFESTAZIONE CONCLUSIVA DELLE GIORNATE DELLA LEGALITA’
Inaugurazione dei nuovi spazi ristrutturati in seguito ai finanziamenti FESR
Interventi: Domenico Messinese, Sindaco di Gela; Salvatore Cardinale, Presidente della Corte di Appello – Tribunale di Caltanissetta; Nello Musumeci, Presidente della Commissione Antimafia – Assemblea Regionale Siciliana

Saranno presenti numerose autorità civili e militari
www.mafiaridens.blogspot.it 

lunedì 23 maggio 2016

Licata, i bambini a teatro: il futuro è nostro!

Bambini di quattro e cinque anni con la mano sul cuore, disposti sul palco a formare una bandiera di colore rosso, bianco e verde, a cantare e a far cantare "Fratelli d'Italia". Si è aperta così la mattinata a Licata, al Teatro Re Grillo, dove l'associazione culturale e teatrale Il Dilemma, sotto l'impulso e la conduzione della regista Luisa Biondi, ha organizzato la Giornata della Legalità coinvolgendo scuole di ogni ordine e grado, dalle materne alle superiori (ricordo i nomi degli istituti "De Pasquali", "Quasimodo", "Fermi"...). Un'intensa giornata a teatro che è stata solo la conclusione di mesi di studio e di preparazione. 

Ho avuto il piacere e l'onore di presentare l'esibizione degli studenti della prima "E" e della terza "F" della scuola media "G. De Pasquali". Hanno portato in scena una sceneggiatura tratta dal romanzo Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca). 

È stata poi un'emozione unica vedere vivere, da spettatore, il protagonista di Mafia ridens, Calogerino, nel corpo, nell'espressività di un bambino; vedere ricreate in un teatro le atmosfere a più voci del romanzo; sentire risuonare tra i palchi la colonna sonora del film il Padrino che tanto mi ha accompagnato durante la scrittura del testo. 

Nel giro di pochi giorni, Licata si è distinta con ben due esibizioni tratte dal romanzo. La prima è stata qualche settimana fa ad opera degli allievi della scuola teatrale diretta da Luisa Biondi in occasione del convegno sui beni confiscati alla mafia promosso dall'associazione A Testa Alta. Oggi la seconda: troppe emozioni! 

Un grazie di cuore a tutti gli attori-studenti della "De Pasquali" per l'impegno, la serietà, la bravura, la professionalità (continuate così!); alle insegnanti Ilaria Ferraro e Grazia Macrì che con passione e competenza hanno preparato i ragazzi partendo dallo studio del libro; al dirigente scolastico Vincenzo Pace che ha accolto l'invito a prendere parte alla Giornata della Legalità con la messinscena Mafia ridens. 

Un grazie a chi ha ideato, creato e condotto, questa splendida Giornata di viva e partecipe riflessione con rappresentazioni teatrali, video, coreografie e canto: all'attrice e regista Luisa Biondi. 

Licata oggi si è distinta per le sue intelligenze, le sue teste pensanti, la sua scuola creativa e aperta, l'impegno, l'energia, la leggerezza e il sorriso dei suoi giovani talenti. 
Il futuro è nostro! Hanno gridato agli adulti, con la loro disarmante innocenza piena di speranza. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...