sabato 6 febbraio 2016

Umorismo e dintorni, omaggio a Vito Maggio

Nasce come battutista per giornali, cresce e si affina come organizzatore di eventi con filo conduttore il buonumore, la satira che stimola le intelligenze e fa riflettere. Lo fa per passione, da ben ventotto anni, con caparbia tenacia ("Un monumento gli dovrebbero fare!" mi dice chi lo conosce). Lui è Vito Maggio, insegnante in pensione di Scienze. Il suo lungo curriculum si è arricchito quest’anno con il ventisettesimo evento.  È il curatore della mostra di ritratti e caricature dal titolo “Il cinema disegnato”, allestita come iniziativa collaterale del Carnevale di Sciacca al Circolo di Cultura. “Una piccola e preziosa galleria della storia del cinema internazionale – dice il critico d’arte Tanino Bonifacio – che espone e racconta i suoi personaggi attraverso lo spirito di una satira divertita. Una mostra che magistralmente ritrae con umorismo e penetrazione psicologica gli attori e gli autori più famosi del cinema”.

Ventisette eventi in ventotto che hanno fatto il giro della Sicilia, arrivando a circa 60 esposizioni. È lo stesso Vito Maggio che fa i conti, ricordando il tempo trascorso. La prima rassegna di satira grafica, del 1988, è dedicata ai disegnatori “Gianni Allegra e Franco Donarelli”. Scorrono gli anni e dal titolo delle rassegne capiamo che il contesto non è solo il carnevale. Ci sono campagne contro la mafia e il razzismo, azioni di sensibilizzazione contro il fumo e altro:

“Fumetti e idee” (1989), “Cuore a Sciacca!” (1989), “Satira e razzismo” (1990), “Giuseppe Scalarini” (1991), “Fatti e misfatti dimafia” (1993), “In punta di pieghe” (1996), “Diritti&rovesci” (1997), “Attalo” (1998/99), “Carnevalissimo 2000: mostra storica di fotografie sul Carnevale di Sciacca” (Carnevale di Sciacca 2000), “Gianni Li Muli” (2001), "Le cartoline della pace” (Carnevale di Sciacca 2002), “Carlo Sterpone e le cartoline della solidarietà” (Carnevale di Sciacca 2003), “Mostra di cartoline sui Carnevali d’Italia e le Cartoline del Carnevale” (Carnevale di Sciacca 2004), “I ritratti di Dariush” (Carnevale di Sciacca 2005), “Mostra fotografica “Sul filo della memoria” di Antonino Giordano (2005), “Lido contemori” (Carnevale di Sciacca 2006), “Le cartoline degli Stati generali” della Lilt (2006), “Pat Carra (2007), “Anni di Satira a Sciacca” (2007-2008), “50 anni de ‘La Voce di Sambuca’ – mostra storica di giornali” (2009), “Le cartoline umoristiche per annullo postale” (Carnevale di Sciacca 2010), “Humour in cartolina” (2011), “No smoking” (2011), “Riccardo Mannelli ritrae gli scrittori” (2014), “Le cartoline del Carnevale di Sciacca” (2015), Il Cinema disegnato (Carnevale di Sciacca 2016). 

Diversi gli enti che hanno sostenuto gli eventi: Comune di Sciacca, Comune di Caltanissetta, Provincia Regionale di Agrigento, Azienda Soggiorno e Turismo di Sciacca, Centri culturali “Lombardo Radice” e “Pier Paolo Pasolini”, la Fondazione “Gaetano Costa” di Palermo, Centro dei Diritti di Caltanissetta, Lega Italiana Contro i Tumori, “Impara a Sorridere” onlus, Associazione Sciaccart, Unione Italiana Fotoamatori, Arci di Sciacca, Gruppo Engineering, La Voce di Sambuca di Sicilia, Letterando in Fest (Vertigo) e Circolo di Cultura di Sciacca.       

Merito di Vito Maggio è riuscire a mettere assieme, in un unico evento artistico e culturale, tanti artisti della penna, di livello nazionale e internazionale, con cui nel tempo ha allacciato importanti contatti che si sono trasformati in fiducia, stima e amicizia. Solo per la mostra inaugurata al Circolo di Cultura di Sciacca, domenica 31 gennaio, si contano circa 80 disegnatori. I loro nomi chiudono la pagina dei ringraziamenti del catalogo realizzato da Melqart Communication: Ferruccio Alessandri, Gianni Allegra, Alvalenti, Pietro Ardito, Francesco Artibani, Aziz, Dario Ballardini, Roberto Battestini, Luciano Bernasconi, Luciano Bottaro, Gianni Burato, Franco Bruna, Giorgio Cavazzano, Gianluigi Capriotti, Massimo Cavezzali, Leonardo Cemak, Moreno Chiacchiera, Mauro Cicarè, Lido Contemori, Marina Comandini, Giobbe Covatta, Nicolò D’Alessandro (presente all’inaugurazione), Crescenzio D’Ambrosio, Mimmo De Vito, Toni De Muro, Bruno Donzelli, Domes Meloni, Sandro Dossi, Valerio Ducros, Pablo Echaurren, Sandro Fabbry, Giuseppe Festino, Dario Fo, Luca Garonzi, Garretto, Francesca Ghermandi, Greg&Lillo, Danilo Interlenghi, Sergio Ippoliti, Emilio Isca, Jacovitti, Massimo Jatosti, Alfio Krancic, Lorenzo Lepori, Gianni Li Muli, Emanuele Luzzati, Alessandro Madonna, Magixl, Milo Manara, Roberto Mangosi, Riccardo Mannelli, Marco Martellini, Corrado Mastantuono, Mauro Mazziero, Melanton, Vincenzo Mollica, Milko Dalla Battista, Onorato, Graziano Origa, Davide Toffolo, Massimiliano Pacciani, Danilo Paparelli, Passepartout, Andrea Pazienza, Roberto Perini, Paolo Peruzzo, Angelo Maria Ricci, Manuele Riz, Crisciano Sagramola, Andrea Santonastaso, Doriano Solinas, Gianpaolo Stella, Sergio Staino, Carlo Sterpone, Achille Superbi, Paolo Telloli, Ernesto Treccani, Andrea Valente, Virgi, Massimo Wertmuller, Nino Za, Silvia Ziche.

Raimondo Moncada

venerdì 5 febbraio 2016

Giurgintanu e marinisi come Andrea Camilleri

Lo scrittore Andrea Camilleri è formalmente quasi mio doppio concittadino. Dico doppio, ma è più corretto dire per una volta e mezza. Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle, con gran parte della vita vissuta a Roma con la Sicilia sempre nel cuore. E sulla carta di identità ce l’ha pure certificato, bello scritto in evidenza da novant’anni che è empedoclino. Non ci scappa. Ora appartiene pure ad Agrigento, città di Luigi Pirandello, dopo il conferimento della cittadinanza onoraria del sindaco Lillo Firetto nel corso di una cerimonia ufficiale svoltasi il 4 febbraio 2016 in Campidoglio a Roma.


Sono contento per cotanto doppio lustro. Mi sento cittadino onorato! Le mie origini sono di Agrigento, essendo nato giurgintanu a parti di casa nell’appartamento sopra il panificio all’inizio di Via Giuseppe Verdi (traversa della più lunga Via Imera). Ma nel mio sangue scorre anche sangue marinisi, essendo mia nonna paterna, l’amata Rosina, di famiglia Sarullo, originaria di Porto Empedocle, un tempo caricatore di Girgenti. 
Ci manca solo la comune cittadinanza onoraria di Roma, della capitale, per essere "Re di Girgenti e d'Italia!" 

Raimondo Moncada

mercoledì 27 gennaio 2016

Nel giorno della memoria, una lezione nel ricordo di Gildo Moncada

Nel giorno della memoria, della Shoah, ricordo un giovane siciliano che, in quei tragici momenti della seconda guerra mondiale, all’età di sedici anni, scelse di combattere con i partigiani, in Umbria, in luoghi a lui sconosciuti. Quel giovane, Gildo Moncada, che per tutta la vita portò addosso le stigmate di quella scelta, diventerà mio padre.  

Lo ricordo con una breve biografia. È il mio regalo di compleanno. Oggi, 27 gennaio 2016, avrebbe compiuto 88 anni. Sono notizie essenziali, riportate anche sul sito nazionale dell’Anpi. Sono tratte dalla sua storia, ancora inedita, ricostruita e scritta in questi anni con il contributo di mia madre, di fratelli, cugini e zie che, con mio padre, hanno vissuto in tenera età la tragedia di una guerra vista sempre più in lontananza in foto in bianco e nero, oggi rivissuta allo stesso modo negli occhi di profughi costretti ad abbandonare il proprio paese in fiamme.  
È la storia di un ragazzino sradicato dalla sua terra, con la famiglia, catapultato in Umbria dopo un viaggio avventuroso lungo una Sicilia bombardata. È la storia di un bambino diventato troppo presto uomo, del suo contributo alla lotta partigiana, del suo ferimento, delle tormentate operazioni, dei suoi sogni infranti, della sua voglia di ricominciare e di riprendersi in mano la vita anche con una sola gamba in un paese in macerie, tutto da ricostruire. 

Una storia semplice, per non dimenticare. Perché il ricordo, quando ti vive dentro, è una lezione di vita.  



GILDO MONCADA
Gildo Moncada, giovanissimo partigiano, grafico e pittore, nasce ad Agrigento il 27 gennaio 1928. Muore all’età di 69 anni, il 2 luglio 1997 nella sua città.    
Fa parte della Brigata “Leoni”, guidata dalla medaglia d’oro al valor militare Mario Grecchi, operante in Umbria e dipendente dalle ricostituite Forze Armate Italiane e dalle Forze Alleate anglo-americane.
Gildo Moncada diviene partigiano, volontario, a 16 anni. Lascia la famiglia - stabilitasi dalla Sicilia a Perugia, prima di altre tappe – per salire sui monti umbri e dare il proprio contributo alla Resistenza.
Risalgono al 19 e 20 giugno 1944 le sue prime foto in divisa partigiana, fiero, durante i giorni della Liberazione di Perugia alla quale prende parte, foto che in qualche modo fa avere ai familiari per rassicurarli sul suo stato di salute.
Durante la liberazione di San Sepolcro (in provincia di Arezzo), viene gravemente ferito il 28 luglio 1944.
Rientrato in Sicilia alla fine degli anni Cinquanta, mutilato a una gamba e con altre menomazioni fisiche, è sempre tra gli organizzatori della festa del 25 Aprile nella sua città, a fianco del partigiano Salvatore Di Benedetto con cui guida per decenni l’Anpi in provincia di Agrigento, senza mai dimenticare gli anni della lotta per la libertà e la democrazia dandone sempre viva testimonianza.
In Sicilia, trasferisce il suo impegno per gli altri nell’attività politica col Pci riprendendo la sua passione per l’arte. Allestisce apprezzate mostre di grafica e di pittura anche nei luoghi dove è stato partigiano, riprendendo i temi a lui cari come quelli della libertà, della pace, della solidarietà, dei diritti, del lavoro, con  il cuore sempre al riscatto della sua terra e alla tutela delle sue bellezze storiche, monumentali e paesaggistiche.
Dopo aver abbandonato in Sicilia la scuola per seguire in Umbria la famiglia, le tormentate operazioni e le terapie a cui è sottoposto per guarire dalle ferite della guerra di Liberazione, riprende gli studi grazie ai convitti scuola della Rinascita, patrocinati dall’Anpi, prima a Roma e poi a Milano, con noti insegnanti tra cui Renato Guttuso e Albe Steiner. 
Tra gli attestati ricevuti, il Diploma d’onore ai combattenti per la libertà d’Italia 1943-1945” conferitogli il 19 giugno 1984 dal  presidente della Repubblica Sandro Pertini.


Raimondo Moncada

sabato 23 gennaio 2016

Premio per poesie e racconti in siciliano e italiano, il bando dell'Alessio Di Giovanni 2016


È uno dei premi letterari più longevi della provincia di Agrigento e della Sicilia. Stiamo parlando dell’Alessio Di Giovanni, giunto quest’anno alla XIX edizione. Il premio, di poesie e racconti, ha la caratteristica di essere sia in lingua italiana sia in lingua siciliana. Non a caso è dedicato al grande poeta e drammaturgo di Cianciana che scelse di scrivere nella lingua dei padri.
L’Accademia Teatrale di Sicilia che da diciannove anni l’organizza ha diramato il bando. Un impegno, per il presidente del comitato promotore Tonina Rampello, per il direttore artistico Enzo Alessi e per i tanti amici e sostenitori dell’iniziativa, che si rinnova con passione e caparbietà e che richiama poeti e scrittori da tutta Italia. Il premio ha il patrocinio del Comune di Raffadali.

Ecco di seguito il bando tratto dal sito del premio www.alessiodigiovanni.blogspot.com


ACCADEMIA TEATRALE DI SICILIA
Premio “Alessio Di Giovanni” 2016
Bando XIX edizione
L’Accademia Teatrale di Sicilia bandisce la XIX edizione del Premio Letterario Nazionale “ALESSIO DI GIOVANNI” 2016.
Il premio si articola nelle seguenti sei sezioni:
1) Poesia in lingua siciliana;
2) Poesia in lingua italiana;
3) Racconti in lingua siciliana;
4) Racconti in lingua italiana;
5) Sezione Speciale nazionale;
6) Sezione Scuole.
Possono partecipare alle sezioni 1 e 2 gli autori che inviano una sola poesia che non superi le settanta righe dattiloscritte. La poesia dovrà essere in cinque copie; nella stessa busta si possono inviare sia la poesia in lingua siciliana che quella in lingua italiana. Acclusa dovrà esserci un busta più piccola ben chiusa dove saranno le generalità, l’indirizzo postale, l’email e il recapito telefonico del poeta.
Possono partecipare alle sezioni 3 e 4 gli scrittori che inviano un solo racconto che non superi le tre pagine dattiloscritte (orientativamente 2.000 parole con carattere di dimensioni 12 Times New Roman e interlinea 1,15). Il racconto dovrà essere in cinque copie; nella stessa busta possono inviare sia il racconto in lingua siciliana che quella in lingua italiana. Acclusa dovrà esserci una busta più piccola ben chiusa dove saranno le generalità, l’indirizzo postale, l’email e il recapito telefonico dello scrittore.
Gli elaborati non si restituiscono. È vietato qualsiasi segno sui fogli che contengono le opere. Non sono ammesse opere che abbiano vinto nelle passate edizioni.
È previsto un contributo di partecipazione di 5 euro per concorso spese. La somma potrà essere acclusa nella busta con la quale si invia l’opera (se nella stessa busta ci sono due opere - italiano e siciliano - bisogna accludere 10,00 euro). Gli elaborati vanno inviati entro il 31 maggio 2016 all’Accademia Teatrale di Sicilia “Premio Alessio di Giovanni”, Piazza Cesare Sessa n. 21, 92015 Raffadali (Prov. Agrigento).
Il giudizio della Commissione è insindacabile. I primi tre classificati per sezione sono tenuti ad essere presenti alla cerimonia di premiazione.
La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutte le norme del bando.
Per la sezione al punto 5, una commissione deciderà i premi speciali per i seguenti settori: teatro, cinema, comunicazione, tradizioni popolari, impegno sociale, musica, canto, narrativa, storia patria, saggistica. La cerimonia di premiazione avrà luogo entro la prima decade di settembre 2016. Saranno avvisati tramite lettera solo i vincitori e gli eventuali segnalati.
Per ulteriori informazioni, telefonare al 320/2919645. Sito web: www.alessiodigiovanni.blogspot.com

mercoledì 20 gennaio 2016

Rivoluzione nel calcio, microspie anti offesa in campo

Si corre ai ripari dopo la tempesta abbattutasi sull’allenatore del Napoli Maurizio Sarri per lo scontro verbale con l’allenatore dell’Inter Roberto Mancini avvenuto nella partita di Coppa Italia giocata al San Paolo. Si invoca unanimemente il fair play linguistico oltre che fisico. Niente più calci con la lingua, insomma, in campo,  nelle panchine, nei tunnel che conducono negli spogliatoi, sugli spalti, nei salotti e nei bagni di casa.
L’Italia ci guarda, il mondo ci guarda, i bimbi ci guardano. E, da persone anagraficamente mature, dobbiamo essere un esempio anche per ciò che ci esce dalla bocca oltre che per quello che fanno piedi, gomiti, mani, dita e unghie. Fair play sia dei giocatori, sia degli allenatori, sia dei tifosi.  
Una regola deve innanzitutto essere introdotta con immediatezza: Via le mani dalla bocca quando si parla. È forte maleducazione parlare coprendosi con le mani! 
Ritorniamo al passato quando, seduti comodi sul divano, si giocava a leggere il labiale di giocatori e allenatori con le moviole, vedendo e rivedendo il movimento delle labbra e interpretando ognuno il concetto espresso: “Tua sorella è una brava ragazza!”, “Anche tua madre, se è per questo”.  
Poi devono essere vietate parole come “porco”, “vai a cagare” e altre espressioni colorite riferite ad animali o a bisogni corporali perché uno può essere vegano o stitico. 
Devono essere vietate parole discriminatorie come: “Sei senza capelli”, “Hai troppi peli”, “Vesti male”, “Sei troppo elegante”, “Hai il naso peggio di una patata”, “Sei basso”, “Sei alto”, “Sei largo”, “Sei stretto”.
“Hai mangiato troppo” è da considerare da squalifica a vita.
Devono essere vietate le pernacchie e i gesti a forma di ombrello. La pioggia non sarà una giustificazione.  
Devono essere vietate parole che fanno riferimento al cielo e all’universo.
I divieti debbono valere per tutti gli esseri umani presenti allo stadio: calciatori, allenatori, collaboratori, arbitri, tifosi. Considerato che nello stadio ci vanno fino a 100 mila persone e non è pensabile controllare uno per uno nei novanta minuti perché ci vorrebbe una stretta marcatura a uomo, ogni tifoso sarà costretto a portare al collo un microfono collegato a un sistema informatico antioffensivo.  A partire dal prossimo campionato, ogni iscritto alle società sportive (tecnici e giocatori) si dovrà fare operare, ma non per il cambio del sesso. Si dovrà fare inserire sotto pelle, ai bordi della bocca, un microchip che registra le intenzioni offensive di ognuno. Utilizzando speciali programmi all’avanguardia, speciali ricettori coglieranno ogni sbalzo emotivo allertando una postazione esterna medico arbitrale che, a sua volta, invierà all'interessato apposite stimolazioni neuroelettriche che inibiranno l’intenzionale offesa verbale costringendo il potenziale oltraggiatore ad articolare frasi del tipo: “Ti amo”.

Raimondo Moncada

lunedì 18 gennaio 2016

Esonero per Sarri e Allegri: sondaggio da urlo

Esonerare gli allenatori primo e secondo in classifica del campionato italiano di serie A di calcio. Partecipa anche tu al sondaggio da urlo ospitato in esclusiva in questo sito, dando così concreto seguito alle impietose critiche di tifosi, commentatori ed ex giocatori registrate dopo i risultati delle prime critiche giornate. Allora non  si accettarono le giustificazioni dell'allenatore del Napoli Maurizio Sarri e del mister della Juventus Massimiliano Allegri sulla necessità di aspettare un po' di tempo per amalgamare nell’organico e inserire negli schemi i tanti, nuovi calciatori.  
Ora, a metà gennaio, al giro di boa del campionato, abbiamo l'irripetibile l'occasione di buttarli finalmente fuori squadra, di allontanarli da Napoli e da Torino, così come vociferato all'inizio di campionato contestando ogni volta le loro scelte, le loro valutazioni, non ritenendoli idonei a guidare le loro squadre del cuore.
Si deve vincere subito e bene. Sempre. Senza scuse. Si tifa quando si vince.
Chiediamo, dunque, l'esonero adesso, ora che le cose vanno benissimo. Ora che gli allenatori con le loro squadre sono finalmente vincenti e impressionanti. Se continueranno ancora a vincere sarà sempre più difficile. È troppo facile chiedere l'allontanamento degli allenatori dopo i risultati negativi, presi dalla rabbia, dall'impazienza di non rivincere lo scudetto dopo i cinque, i dieci, i trenta vinti di fila. Invece di protestare dopo, con dichiarazioni, fischi nello stadio o con invasioni di campo, pensiamoci in tempi non sospetti.
O lasciamoli lavorare. Senza ripetere a ogni partita: “Questa è l'ultima! È l'ultima! È l'ultima! È l'ultima!” costringendo la proprietà a valutare il cambio di panchina con i nomi degli allenatori circolanti, a procedere al cambio di panchina e a chiedersi in seguito: “Perché ho cambiato panchina?”
Un dubbio: se, dopo le clamorose cavalcate con vittorie su vittorie, dovessero arrivare risultati non graditi, qualcuno uscirà per caso con dichiarazioni del tipo: “Avevo ragione io. Le 30 vittorie di fila erano solo un caso. Perché non mi hanno dato retta e cambiato subito l’allenatore?”. 
In caso di crisi, o presunta crisi, potrebbero circolare i nomi dei nuovi allenatori: Sarri alla Juve, Allegri al Napoli. 

Raimondo Moncada 

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Spostiamo il Natale a gennaio, firma anche tu!

Condividi e firma anche tu. SE CAMBIA IL TEMPO, CAMBIAMO TUTTO IL RESTO! È lo slogan che accompagna la proposta per spostare il Natale almeno di un mese, da dicembre a gennaio. Così, almeno, la neve artificiale del presepe coinciderà con la neve vera che cadrà nelle nostre località di neve. È un colpo al cuore vivere la Santa ricorrenza, per tradizione al freddo e al gelo, con le maniche corte. 
Spostiamo anche l’estate. Facciamo cominciare la calda stagione non a luglio, ma nel periodo compreso tra settembre e ottobre. Così, quando andiamo in spiaggia, ci abbronziamo e non ci raffreddiamo. 
Se vuoi che il tempo reale riappatti con le naturali stagioni (inverno ed estate, perché da tempo sono scomparse le mezze stagioni) non teniamo più conto dei mesi e del calendario che, ormai da tempo, hanno fatto il loro tempo. 
Una proposta fuori di testa, così come fuori di testa, di una pazzia preoccupante, cronicizzata, è il mutamento climatico: fa freddo quando deve fare caldo e fa caldo quando deve fare freddo. Non si capisce più nulla. Può anche succedere, nella follia, che sposti il fine anno a gennaio e che poi l’inverno arrivi ad aprile, in piena primavera. Meglio allora non firmare la petizione e far fare tutto al tempo, lasciando le feste dove sono. Ci adegueremo e qualcuno potrà inventarsi i presepi con gli ombrelloni. 
Come non detto. 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

venerdì 15 gennaio 2016

Niente sesso, siamo inglesi! Torna la commedia dei record

Non che i britannici non lo facciano. Anzi! Lo fanno anche lì, oltre Manica e senza manica. Prove? Non è necessario. “Niente sesso, siamo inglesi” è solo il titolo di una fortunatissima e gran bella commedia, con repliche da record, scritta cinquant'anni fa da Anthony Marriott e Alistair Foot, in inglese e non in italiano. Il titolo originario è “No Sex, Please, We’re British”. In italiano è stata tradotta in seguito. Si ricordano le produzioni di Garinei & Giovannini che ebbero un gradissimo successo nelle due edizioni interpretate da Johnny Dorelli e Gianfranco D’Angelo. Portarono una ventata di freschezza ad un testo frizzante e comico.

In Sicilia, la “farsa in due atti” è stata proposta nel 2006 dal Club Gruppo Teatro 13 di Sciacca. Lo spettacolo – evidenzia chi ha avuto l’occasione di viverlo – registrò il tutto esaurito per quattro giorni di fila. Alcuni protagonisti, ritrovandosi su Facebook, hanno ricordato con tanto di foto d'epoca la felice esperienza di dieci anni fa chiedendosi anche: perché non riproponiamo la sfida? Perché di sfida si tratta. È uno spettacolo divertente, con ritmi pazzeschi che richiede agli attori grandi capacità interpretative, di articolazione, di memoria e di movimento. E anche capacità polmonari: a un certo punto ti manca il respiro. E anche virtù ironiche e predisposizione al comico. Il testo strizza l’occhio alla commedia dell’equivoco con situazioni esilaranti e colpi di scena ben assestati.


Il Gruppo Teatro 13 torna così in scena, nuovamente, dieci anni dopo, con quasi tutti i protagonisti del 2006. Per completare il cast ci sono voluti  due nuovi innesti. La rappresentazione è in calendario al Teatro Popolare “Samonà” di Sciacca sabato 30 gennaio 2016, alle ore 21.00. In scena: Salvatore Monte, Tiziana Marino, Carmelo La Greca, Giuseppe Prestia, Consuelo Ciaccio, Luigi Ciaccio, Raimondo Moncada, Simona Brucculeri e Alessandra Gambina. Attori sulla scena e attori fuori scena. Lo spettacolo si avvale anche delle voci fuori campo di Gianfranco D’angelo ed Enzo Garinei. La regia è di Antonio Di Marca. La direzione di scena è affidata a Samanta Misuraca. Le scene sono firmate dallo scenografo romano Gianluca Amodio.

lunedì 11 gennaio 2016

Le sale cinematografiche si aprono a bambole e bambolotti

Lo spettacolo è anche questo. Una bambolotto seduto nella poltroncina davanti a quella tua che, in silenzio, al cinema, aspetta che si spengano le luci, che si spengano le voci degli umani spettatori, per godersi il film. Bambolotto rigorosamente accompagnato in sala da una bambina, a sua volta accompagnata dai genitori e da altri fratelli o sorelle impegnati a mettere sotto i denti patatine e pronti a uscire nel buio le loro bambole.   
Anche i giocattoli hanno il sacrosanto diritto di svagarsi. 

Il film, per la cronaca, è Quo vadis? di Checco Zalone. La sala, tanto per cambiare, si riempirà in ogni ordine di posto e il bambolotto dovrà cedere la propria poltroncina perché, si scoprirà, non ha pagato il biglietto di ingresso. Ma il titolare chiuderà un occhio.  
Starà tutto il tempo in braccio alla sua bambina che gli farà da interprete. 

Raimondo Moncada

venerdì 8 gennaio 2016

Mafia ridens: "graffiante e ironico non-sense", la recensione di Michele Barbera

“Di mafia si può anche ridere. Ce lo insegna con incomparabile arguzia Raimondo Moncada, eccellente araldo della tradizione teatrale comica agrigentina nel suo Mafia Ridens , ovvero il giorno della cilecca”. Inizia così la recensione del libro pubblicato nel novembre del 2013 da Dario Flaccovio Editore firmata dallo scrittore Michele Barbera dal titolo "Il piacere di leggere Mafia ridens".   

“La vis comica di Raimondo – prosegue ancora Michele Barbera – non risparmia i luoghi comuni che affliggono quel sostrato popolar-culturale su cui si è innestata la mala pianta del “padrinismo”, della volontà di potenza che diventa al suo ultimo stadio maschera grottesca. Dal rito del “bacio d’onore” sino agli assurdi ed esilaranti tentativi di estorsione (“pizzo pazzo”), usura e all’immancabile pentimento (oneroso), con il conseguente e tragicomico cambio di identità, Moncada, ed il lettore con lui, assiste ad una strana metamorfosi-evoluzione dei protagonisti  tra illusione, delusione e ostinata e conclamata incapacità".  

"Nella sua successione di gag, lazzi teatrali, scene surreali e violenze patetiche, - prosegue Michele Barbera  - Mafia Ridens è lo specchio deformato e deformante di una società-mostro, partorita da “mamma-tv”, capace di clonare ologrammi in negativo, trame esistenziali in cui la finzione si mescola alla realtà in un “non-sense”, ironico e graffiante”.

“Il romanzo – lo definisce Michele Barbera – è il “sorriso triste” del clown che deve ridere anche di se stesso per far ridere gli altri”.



Questo il LINK per leggere l’intera recensione di Michele Barbera, autore di libri di successo come Il testamento di Vantò e Colpe apparenti (Aulino Editore). 

www.mafiaridens.blogspot.it 

giovedì 7 gennaio 2016

Effetto Zalone, impiegati dei cinema esauriti

Tutti a criticare Zalone. Tutti a osannare Zalone. Bravo Zalone! 
Ci sono cinema che non ce la fanno più a contenere la folla crescente di cineamatori. Ci sono multisala che cancellano momentaneamente la proiezione di altre pellicole per cercare di accontentare una massa di richieste che è diventata straripante: giovani, adulti, anziani, bambini, neonati, feti... 
Per entrare in sala ti devi o prenotare o raccomandare o stare tutta la notte davanti al botteghino per riuscire a prendere i biglietti non si sa di quale giorno e non si sa di quale rotazione. Gli impiegati, costretti agli straordinari e ai notturni, non ne possono più. Esaurite le sale e esaurito il personale. Ma ringraziano, di cuore. Perché il successo di Quo vado è puro ossigeno. 
Tutti a criticare Zalone. Tutti a osannare Zalone. Bravo Zalone! 
Hai riempito sale che per più di 300 giorni all'anno faticano a occupare posti anche con filmoni che poi prenderanno l'Oscar (e con l'Oscar - ma questa è un'altra storia - attireranno le masse quando gli esercenti decideranno di riproiettare il film pluripremiato).
Quo vado? 
Al cinema! 
A vedere che? 
Quo vado?
Al cinema.
A vedere che? 
Quo vado?
Al cinema. 
A vedere che... 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

mercoledì 6 gennaio 2016

Ecco la noce-portachiavi prima della rottura di noci

Cosa ti inventi per non perdere la chiave? 
Noci-portachiave! 
Cosa hai da esultare? Dirà qualcuno. 
È vero, hai ragione: il problema si ripresenterà ogni volta che si romperanno le noci. 
Godiamoci intanto la deviazione di creatività. Senza rotture di noci. 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 5 gennaio 2016

Ciatu, un alito di speranza che diventa spettacolo

L’arte, la terra, il cuore. Sono gli ingredienti dello spettacolo “Ciatu”, in programma a Calamonaci sabato 9 gennaio, alle ore 21, appuntamento della rassegna "Raffiti" 2015-2016 al teatro “Aldo Nicolaj, organizzata dalla Pro Loco e dal Comune. In scena musicisti, attori, vignettisti, uniti per sostenere il progetto “Oltrevino”, iniziativa solidale nata dalla collaborazione tra le Cantine Barbera e l’Istituto Walden di Menfi (è stato prodotto un vino “generoso”, dal sapore intenso, chiamato in siciliano “Ciatu”, respiro; parte del ricavato della vendita verrà destinata alla creazione di uno sportello riabilitativo per bambini affetti da autismo). 

Il 9 gennaio nel teatro di Calamonaci sarà un concerto di emozioni, con musica, parole e immagini con al centro la Sicilia e la sicilianità. In scena il cantautore Ezio Noto con il suo gruppo di Disiu: Mario Vasile, Totò Randazzo, Nanni Cicatello, Nicola Pollina, Libero Reina. Al Nicolaj, le musiche e le canzoni dello stesso Ezio Noto faranno da colonna sonora a un viaggio tra le luci e le ombre della Sicilia, a cui daranno voce Lucia Alessi e Raimondo Moncada. Saranno recitati testi di Ignazio Buttitta, Pippo Fava, Leonardo Sciascia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa,  Gesualdo Bufalino, Luigi Pirandello e brani dello stesso Raimondo Moncada (raccolti nel libro Chi nicchi e nacchi). A teatro ci sarà la presenza anche di Sergio Criminisi. Il vignettista della Rai disegnerà sul momento immagini simboliche della serata, ispirandosi alle emozioni che susciterà. 

A presentare l’iniziativa “Oltrevino”, all’inizio dello spettacolo, saranno il vicepresidente dell’Istituto Walden Michele Buscemi e Lucia Alessi, promotori del progetto assieme a Marilena Barbera titolare dell’omonima azienda vitivinicola. Lucia Alessi è anche l’autrice delle parole della poesia legata a “Ciatu” a cui ha dato musica l'estro di Ezio Noto. L'insieme si può apprezzare in un bellissimo video di Manuela Laiacona pubblicato sul sito di Repubblica.  


IL VIDEO DI REPUBBLICA 

www.nicchienacchi.blogspot.it

lunedì 4 gennaio 2016

Capire e non capire, oscure letture e cervelli impreparati

Ci sta non capire. Affermandolo mi faccio forza. A volte leggo e non capisco. Alzo allora lo sguardo nel vuoto e mi raffico di domande: dipende dal mio livello di comprendonio? Dipende dall'oscurità del testo sottoposto agli ipertesi occhi? Dipende dalla stanchezza neurofisica vegetale del ganglio neuronale dell'area antica e antiquata dell'umano cervello? Dipende dalla poca voglia di leggere? Da un passeggero disinteresse? Dipende dal sempre più intenso bombardamento di stimolazioni? O forse non è ancora arrivato il momento di quella, specifica, lettura che non appatta col mio stato d'animo? 

Intanto, mi leggo nei contorti e astrusi e cangianti pensieri, aperti ogni istante su un instabile e fragile leggio. 

Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

domenica 3 gennaio 2016

Contare per capire

Aspetta! Conta fino a dieci. O fino a nove, se a dieci non riesci ad arrivare. A nove, moltiplica tre per tre.  Se ti ritrovi allo stesso punto, sei cosciente. Solo allora, dividi nove per tre e tre per nove. E, col resto, fai subito la radice quadrata. Senza resto, continua. Fino ad affrontare gradualmente ogni numero. Perché alla fine, se ci pensi, solo se dai i numeri, ti ritrovi il giusto grado di follia per non capire più nulla. E non capendo più nulla, hai capito tutto. Vallo a capire! Non è facile. Capito?

Raimondo Moncada 
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Invocazione per un bel maltempo contro lo smog

Per eliminare lo smog e riaccendere l'auto, tutti a pregare che arrivi un bel maltempo. 
La preghiera si impone. Non se ne può più nelle grandi città, Milano, Roma, Napoli, camminare a piedi e respirare polveri sottili, così sottili che ti entrano negli appartamenti cellulari senza bussare.
Vastasi!
È urgente che il Padreterno accolga l'unisona invocazione e faccia il proprio dovere. Non dico il diluvio universale, perché non siamo ancora pronti con l'arca e gli accoppiamenti animali. Ma un po' di vento, un leggero abbassamento di temperature, una pioggerellina primaverile, qualche allergia di stagione...
Sembriamo ancora in estate! E siamo ancora a maniche corte con i negozi che hanno cominciato a fare gli sconti sull'abbigliamento invernale invenduto. 
Se proprio non riesce a dosare l'irruenza stagionale, il Buon Governatore universale invii sulla Terra qualche temporale e, senza aggravio e senza sforzi, un po' qua e un po' là, qualche saetta. 
L'auto ci serve e subito, perché abbiamo male ai piedi. 
Con fiducia, 

Raimondo Moncada
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sabato 2 gennaio 2016

Corsa al primo zonato del 2016

Ma il primo nato dell'anno saprà mai, crescendo, che quando è nato è stato il primo nato dell'anno? Il primo maschietto o la prima femminuccia? Saprà mai, il neonato, che ha visto la luce prima degli altri neonati che, a causa della sua scattante nascita, sono rimasti in ombra? E il primo (o la prima) dell'anno si comporterà lungo il tragitto della propria vita da primo dell'anno? 
Forse sì. Ma il dubbio, ogni anno, rimane. 
Qualche altra utile riflessione. 
Il destino dei primi nati dell'anno non si appatta necessariamente a quello dei primi della classe. Primo nato, infatti, non vuol dire algebricamente primo nel salto in alto, primo nel salto il lungo, primo nel salto in largo. Il primo dell'anno può esserlo, 'nzamà!, può primeggiare in altri ginnici campi, così come non primeggiare e limitarsi a non fare nulla e a godere solo dell'etichetta reale di primo nato dell'anno (senza coppa e senza targa). 
Altre riflessioni. 
Chi stabilisce la primonascitura? Chi decreta puntualmente ogni anno il primo nato o la prima nata dell'anno? In base a quali oggettivi criteri? Invece di godersi il cenone di fine anno, vanno per caso in giro dalla mezzanotte del 31 dicembre i giudici del Guinness dei Primati con tanto di attestato certificante? E i giudici dei numeri primi si fermano solo alla facile consultazione dei registri dell'ospedale oppure considerano pure le nascite nel proprio domicilio?
Chi scrive è, ad esempio, nato non in un ospedale ma a casa propria, dentro un appartamento di Via Giuseppino Verdi, ad Agrigento. 

Diciamocela tutta: la statistica primeggiante è molto parziale. Non leggeremo o ascolteremo mai farsi del tipo: il primo nato dell'anno nel mondo, il primo nato nel continente, il primo nato nella nazione, il primo nato nella regione... Ci parleranno solo del primo nato nell'ospedale di zona. Insomma, avremo soltanto ogni notizia utile sullo zonato: come si chiama, di che sesso è, quanto pesa, chi sono i genitori, chi sono i nonni, a che ora è nato, cosa farà da grande... 
Ultima riflessione. 
Quanti millenni dovranno ancora passare per avere il nome del primo nato dell'universo? 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.com 

Bissiamo il Capodanno, firma e salva il 2 gennaio

Campagna per salvare il 2 gennaio. 
Ogni anno (e non "hanno" come scritto in prima stesura con l'acca di accademia) tutti nel mondo esauriscono la propria voglia di divertimento, di desiderio e di auspicio il primo giorno dell'anno. La sera del 31 scassano a cena l'inumano e la notte non dormono: ballano in discoteca o a letto per il mal di stomaco. Chi non balla è alla ricerca disperata di citrato, biochetasi, acqua con l'alloro, angoli urbani suggestivi per vomitare. E tutto un rinchiudersi in bagno e disfarsi di cardi, lenticchie, cotechini, carciofi, arancine, cannoli, cassate siciliane, litrate di buon vino, casse di gazzose che le gazzose fanno digerire (almeno così si dice).
La mattina e il pomeriggio dell'1 gennaio l'umanità o dorme o vastimìa in ospedale: "Lassatimi moriri!". Qualcuno esce solo la sera, ma per vedere solo chi è uscito. Chi è riuscito a dormire la notte fa a pugni al botteghino del cinema per contendersi l'ultimo posto libero.

Il 2 gennaio, dopo quanto accaduto l'1, arrivi scarico. Senza desideri, senza voglia di fare, di organizzare, di aprire gli occhi, di alzare la testa dal caldo cuscino, di uscire di casa. Non sai cosa fare. Non lo consideri neanche. Non gli dai la dignità del giorno. 
Da qualche anno si sono inventati gli sconti anticipati. Questo per dare uno scopo alla gente e risollevare il morale del 2 gennaio. 
Ma da un po' non c'è più il movimento sperato. Questo per colpa del poco interesse per i primissimi saldi. La gente sa che sono sconti finti. Che deve aspettare gli scontoni veri. Perché il 2 gennaio si comincia con timidi assaggini: il 10 o il 20 per cento. Dopo qualche giorno si arriva gradualmente a saldi più sostanziosa anche su capi del dopoguerra: del 50 e del 70 per cento. Bisogna avere solo pazienza. Tenere a bada le mani. E affollarsi solo il giorno quando verrà affisso il cartello: "Oggi sconti oltre il 100 per 100: chi compra da noi verrà pagato". 
Qualcosa bisogna fare per salvare il 2 dell'anno. Fallito il tentativo degli sconti, bisogna proporre una ricorrenza che riesca a unire in un'unica festa l'intiera umanità. Considerata la vicinanza al primo dell'anno viene allora spontaneo proporre a chi di competenza il Bis di Inizio Anno con ben due giorni di Capodanno invece di uno: due cenoni, due discoteche, due mal di pancia, due giochi d'artificio...
Se hai anche tu a cuore il secondo giorno dell'anno, condividi la sensata proposta: firma dentro di te la petizione per estendere il Capodanno al 2 gennaio. 
Salviamo i trascurati giorni dell'anno: diamo vita a ogni nostro giorno. 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

giovedì 31 dicembre 2015

Pentole sotto pressione, ma niente botto: è vietato!


Prima o poi scoppiano. E noi scoppiamo con loro. Le pentole si sentono dentro troppa pressione: "Rischiamo di fare il botto, ma quest'anno è vietato. E al danno aggiungeremmo la beffa con una multa salata e si sa che il sale si butta pure per la pressione. Un circolo vizioso. È come il cane affamato che si mangia la coda e gira anche dopo mangiato". 
La protesta delle pentole si potrebbe allargare alle padelle e alle braci, incazzate nere come il carbone, ardente come la pasta romana. Ma si teme un ulteriore allargamento a macchia d'olio, prodotto fresco di stagione sempre col dubbio, però, dell'extravergine: chi controlla?
Al cuppino è già arrivato l'ordine: "Arriminati". 
Alle forchette l'invito a immischiarsi. 
Alle loquaci palette, il monito a girare la frittata che ormai è fatta. 
Alle pepiere di dare più pepe alle parole. 
Prima dello scavallamento al 2016, saranno ore roventi con l'impossibilità in tanti luoghi di augurare un nuovo anno col botto.  E in una terra ormai surriscaldata pure negli animi, gli unici a farne le spese non saranno le eterne massaie ma i gracili agnellini portati da snaturata madre natura al biblico sacrificio di essere mangiati come i porci dalla festeggiante umanità in tutti e quattro gli angoli del rotondo pianeta. 

Raimondo Moncada 
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mercoledì 11 novembre 2015

Prendere a calci le statue degli scrittori

Un esame scolastico andato male? Odio nei confronti della sua opera letteraria tradotta in tutto il mondo? Allergia al bronzo? Cosa può spingere dei ragazzi a prendere a pedate la statua di un celebre scrittore conterraneo? 

Domande che si formulano da sole in testa dopo aver visto le immagini dell'assurda azione contro il monumento dedicato a Giuseppe Tomasi di Lampedusa, a Santa Margherita di Belice, paese che venera il grande scrittore siciliano, dedicandogli un premio in suo onore, mantenendo viva la magia dei luoghi del Gattopardo. 
Le immagini della video sorveglianza sono impressionanti. Lasciano il
segno. Inevitabilmente ti chiedi: perché? E te lo ripeti: perché? Perché puntare l'inerme statua di uno schivo letterato e prenderla a calci con la rincorsa, ad afferrargli il collo e a strattonarla quasi a volerla sradicare e magari pestare? 
La statua di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è piantata a terra, sul pavimento di una pubblica piazza, come quella di Racalmuto dedicata a Leonardo Sciascia o quella di Porto Empedocle dedicata al commissario Montalbano di Andrea Camilleri. 

Perché? È la domanda a cui potranno meglio rispondere i diretti interessati o, se non sanno rispondere, gli amici, i familiari, gli psicologi, i sociologi, gli assistenti sociali, gli avvocati difensori, gli esperti di social media. 

Un gesto che ti fa girare tanti pensieri e che ti portano alla solita questione giovanile, al vuoto generazionale, alla rabbia nei confronti della realtà e del mondo degli adulti. Ma che c'entra la statua del riservato autore del Gattopardo? Forse che si è letto il libro e non si è capita la storia? Forse che non si è condivisa la metafora? Forse che quella statua lì, in quel punto, non ci deve stare? Forse che la statua guarda troppo i passanti? Forse che gli scrittori danno fastidio perché scrivono troppo e non ci puoi stare dietro? 

Se è così, mi abbraccio a loro, delicatamente, e se c'è da prendere a calci i calciatori ci mettiamo a competere a calcio da persone vive e pensanti. Non prendiamocela con inermi e incolpevoli statue che hanno la sola colpa di farci vivere la grandezza dei personaggi che raffigurano. 
Abbracciamoli i monumenti, come se abbracciassimo idealmente, in segno di gratitudine, chi rappresentano. 

Raimondo Moncada
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martedì 10 novembre 2015

Giallo sul mio profilo social: sono io o sono un altro?


Giallo sul mio profilo social: sono io o non sono io a interagire con gli amici? C’è forse un altro tra me e me?

Mi autopongo una bella questione dopo aver letto, sui giornali, la notizia dedicata al profilo Facebook del cantante Gianni Morandi su cui è stato insinuato il sospetto di una gestione terza, da parte di un social media manager. Ovviamente non sappiamo come stiano le cose. Possiamo solo dire che abbiamo sempre amato l’artista Gianni Morandi, che lo consideriamo un assoluto mito e che non a caso i suoi post arrivino a totalizzare compiacimenti pazzeschi (una recente foto ha quasi raccolto 90 mila "mi piace").

A questo punto, però, pongo e mi pongo lancinanti dubbi:

- Sono io come io a gestire da me medesimo il mio personale profilo social?

- È forse il mio pseudonimo che coincide con la mia stessa persona a fingere a essere la mia stessa persona per aggiornare di nascosto la mia pagina Facebook?

- Sono per caso io stesso a farmi da social media manager per scrivere post, commenti, postare foto ecc. ?

- Ho contrattualizzato a mia insaputa un mio personal social media manager che mi cura l’immagine, mi sveglia la mattina, mi porta la colazione a letto, mi lava, mi fa la barba e lo shampoo, mi fotografa, legge nei miei pensieri e scrive ogni giorno contenuti originali sul mio profilo.

Non saprei. A Facebook ho sempre dato tanta credibilità. E ancora voglio continuare a dargliene. Mi sembra ancora tutto vero, genuino, dove ognuno scrive quel che pensa, con sincerità. Non voglio credere a pseudo profili; non voglio credere a gente che sta su Facebook solo per guardare e giudicare; non voglio credere a gente che scrive una cosa e poi si comporta in modo diverso; non voglio credere a gente che dice di non stare su Facebook e invece ci sta tutta l’intera giornata; non voglio credere a gente che dice di stare su Facebook e invece su Facebook non ha mai scritto una sola parola e non conosce nulla degli amici o dei contatti.

Mi piace credere che una star, un cantante famoso, un attore celebre, un mito siano sempre in collegamento su Facebook, 24 ore su 24, loro stessi, senza sostituti, per rispondere uno a uno, con accorati messaggi personalizzati, ai milioni di fan delle loro pagine personali.  
Ora sono confuso. Mi ritiro per deliberare.  

Raimondo Moncada

"Al tuo fianco contro la mafia", Università azzera tassa di "Kore"


“Siamo al tuo fianco contro la mafia”. Anche le Università siciliane fanno una precisa scelta di campo, a sostegno di studenti colpiti dalla criminalità organizzata. La “Kore” di Enna “azzera completamente la tassa di frequenza, quale segno di apprezzamento e di riconoscimento delle concrete azioni antimafia”. Lo leggo nella "Guida all'immatricolazione" nella versione cartacea in distribuzione nella segreteria dell’ateneo, in attesa dell’inizio di un evento formativo promosso dall’Ordine dei Giornalisti. È un beneficio di cui (mannaggia all’ignoranza!) non ero a conoscenza. Sono sicuro che anche altre istituzioni universitarie avranno lo stesso programma di riduzione delle tasse.


Per l’Università degli Studi “Kore” di Enna si tratta del “Programma 1” chiamato “Siamo al tuo fianco contro la mafia”. Possono fruire dell’esonero totale “gli studenti vittime della criminalità mafiosa o il cui nucleo familiare sia stato colpito dalla criminalità organizzata. È necessario, se immatricolati per la prima volta, il voto di maturità non inferiore a 75 su 100. Gli studenti iscritti ad anni successivi devono avere acquisito, al termine della sessione autunnale di esami, almeno il 75% dei crediti dell’anno in corso e tutti i crediti degli anni precedenti. Sono esclusi gli studenti fuori corso e i ripetenti”.

Vado a curiosare nei siti internet delle altre università siciliane. Scopro che è un beneficio previsto da precise norme e concesso con differenze da ateneo ad ateneo.

L’Università degli Studi di Palermo esonera dal pagamento della tassa di iscrizione e dei contributi “studenti figli di vittima della mafia, dichiarati tali secondo le norme di legge e studenti figli di vittime del racket, in condizioni in condizione economica disagiata appartenenti alle classi di contribuzione zero, 1, 2 e 3”.

L’Università degli Studi di Messina ha un “sistema di esenzione/rimborso delle tasse per gli studenti meritevoli, in base a un apposito bando che in parte sfrutta anche le risorse derivanti dalla Tassa Regionale Diritto allo Studio”. Il bando che troviamo è dell’anno accademico 2014-2015. Mette a concorso una serie di benefici: borse di studio, servizi abitativi, contributo affitto, premi vari ecc. All’articolo 2 “Modalità di compilazione domande” on-line viene richiesto di allegare la documentazione sulla base della categoria di appartenenza tra cui “attestazione rilasciata dalla Prefettura competente per gli studenti orfani per motivi di mafia”. All’articolo 4 “aventi diritto” si esplicita il beneficio: “Gli studenti orfani di vittime per motivi di mafia, con la riserva di un massimo di n. 2 borse di studio”. Altro beneficio previsto: la riserva di alloggi.  

L’Università degli Studi di Catania esonera dal pagamento della tassa regionale per il diritto allo studio “gli studenti e le studentesse che per l’anno accademico 2015-2016 siano titolari di assegno di studio erogato ai sensi della legge regionale 24 agosto 1993 n° 19”.

La legge citata detta “nuove norme in materia di solidarietà per i familiari delle vittime della mafia e della criminalità organizzata”. Prevede tre separati sostegni economici  sino al compimento della scuola d'obbligo, sino al compimento della scuola media superiore; sino al  compimento  di  un  corso  di  studi  universitari, anche nello ambito dei Paesi CEE.

Raimondo Moncada



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