mercoledì 25 maggio 2016

Mafia ridens a Gela, quante lezioni tra i banchi della "Mattei"

Un ritorno tra i banchi con tante lezioni. Per la prima volta, il romanzo Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) viene presentato (meglio: raccontato!) alla presenza dell'autore dentro una scuola. È successo questa mattina a Gela, nell'aula magna dell'istituto comprensivo "Enrico Mattei". La presentazione-racconto è stata inserita come evento nelle Giornate della Legalità promosse per tutta questa settimana dal dirigente scolastico Agata Gueli. Ed è stata la preside o il preside (così li chiamavo ai miei tempi) che mi ha impartito la prima lezione: "I libri non si presentano, si raccontano". Altra lezione dell'insegnante Agata Gueli: un gesto spontaneo, quando ha visto cadere ai miei piedi (si è spaventata?) una pianta con bellissimi fiori azzurri. Non ha aspettato l'arrivo di un collaboratore scolastico. La preside si è alzata di scatto ed ha "aiutato" la pianta a rialzarsi, amorevolmente, sistemando il vaso in una posizione più stabile assieme al collaboratore scolastico accorso (ai miei tempi: il bidello). 

Altra lezione dagli studenti, che per più di un'ora hanno seguito con attenzione, partecipazione e in religioso silenzio (a un certo punto ci siamo zittiti tutti per sentire all'unisono i nostri respiri). Un'altra lezione mi è arrivata da dieci ragazzi che si sono alzati dalle loro sedie per sottopormi a turno a simpatico "interrogatorio" con domande puntuali, formulate dopo aver letto e studiato in classe il libro (la "Mattei" è la terza scuola che, per progetti sulla legalità, ha adottato il romanzo dopo la scuola teatrale del Dilemma e la scuola media "De Pasquali" di Licata che mi hanno regalato in questi giorni grandi emozioni portando in scena brani tratti da Mafia ridens). 

Il confronto con i ragazzi è stata un'esperienza per me unica e formativa. Un momento diverso di comune riflessione e di crescita. Ritorni piccolo dentro una scuola che non lasci mai (nel senso buono della metafora).
Grazie al dirigente scolastico Agata Gueli che ha organizzato un'intera Settimana di Legalità, densa di iniziative, in una scuola modello e piena di luce; al giornalista e scrittore Andrea Cassisi  che ha condotto brillantemente l'incontro anticipandomi pure una sua prossima pubblicazione con una emozionante storia di amicizia che ha tra i due protagonisti Andrea Camilleri; all'amico Angelo Bonanno (abbiamo condiviso indimenticabili giornate a Rta, Radio Trasmissioni Agrigento, in altre epoche) che mi ha onorato della sua presenza affettuosa e di alcuni scatti (non di nervosismo, ma solo fotografici). Grazie ai giovani di Gela e ai loro insegnanti, per le lezioni e la calorosa accoglienza. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 24 maggio 2016

Mafia ridens alle Giornate della Legalità di Gela

La presentazione di un libro. La proiezione di un film. Il libro è Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca), il film Generazioni a confronto. Sono solo due degli avvenimenti inseriti in un’intera settimana dedicata alla legalità, ai diritti, all’impegno civile, all'educazione civica, promossa a Gela dall’istituto comprensivo statale “Enrico Mattei”.  
La scuola, diretta dalla dirigente Agata Gueli, ha organizzato le “Giornate della legalità”. Ogni giornata ha ospiti, avvenimenti e temi diversi. Lunedì 23 maggio “Legalità e ambiente”, martedì 24 maggio “Costruiamo la pace”, mercoledì 25 maggio “Riflettiamo sulla mafia”, giovedì 26 maggio “Il diritto di avere diritti”, venerdì 27 maggio la giornata conclusiva con l’inaugurazione di nuovi spazi didattici. Ci saranno confronti, dibattiti, incontri con l’autore, presentazione di libri, proiezione di film, rappresentazioni teatrali, letture, premi, alla presenza di magistrati, scrittori, giornalisti, registi, rappresentanti delle istituzioni locali e di associazioni culturali e ambientaliste. 

Mercoledì 25 maggio, con inizio alle ore 10, è prevista, dunque, la presentazione del romanzo Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) e il lungometraggio “Generazioni a confronto”. Saranno presenti gli autori: Raimondo Moncada e Francesco Mellonzi. A moderare l'incontro sarà il giornalista Andrea Cassisi. A introdurre la terza giornata della legalità il dirigente scolastico Agata Gueli. 



Ecco l’intero programma della Settimana della Legalità organizzata dalla “Mattei” di Gela. 

 Lunedì 23 maggio – Ore 10:00 – LEGALITA’ E AMBIENTE
Saluti Agata Gueli, Dirigente scolastico
Modera: Leandro Janni, Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia
Interventi: Francesco Salinitro, Assessore all’Urbanistica e Ambiente del Comune di Gela; Emilio Giudice, Direttore della Riserva naturale orientata Biviere di Gela

Martedì 24 maggio – Ore 10:00 – COSTRUIAMO LA PACE
Premiazione del concorso promosso dalla F.I.D.A.P.A. Sezione di Gela “Dai luce alla pace”
Interventi: Rita Salvo, Presidente F.I.D.A.P.A. Sezione di Gela; Angela Incardona,  Past President  F.I.D.A.P.A. Sezione di Gela; Licia Abela,  Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Gela; Giovanni Iudice, Artista; Elisabetta Pasqualetto, Psicologa e psicoterapeuta

Mercoledì
 25 maggio – Ore 10:00 – RIFLETTIAMO SULLA MAFIA
Saluti: Agata Gueli, Dirigente scolastico
Modera: Andrea Cassisi, Giornalista
Interventi: Raimondo Moncada, Scrittore e giornalista – Autore del libro “Mafia Ridens”; Francesco Millonzi, Giornalista, regista del film “Generazioni a confronto” 
Premio Internazionale Impegno Sociale 2015 e 2016
Giovedì 26 maggio – Ore 10:00 – GIORNATA UNICEF – “Il diritto di avere diritti”
Saluti: Agata Gueli, Dirigente scolastico
Introduzione: Dora Bruno, Responsabile Scuola Amica – Unicef
Interventi: Antonella Maganuco, Consultorio familiare A.S.P.
Rappresentazione teatrale “Il mio amico colorato” – Esecuzione di canti, danze e poesie a cura dei laboratori dell’Istituto Mattei

Venerdì 27 maggio – Ore 10:00 – MANIFESTAZIONE CONCLUSIVA DELLE GIORNATE DELLA LEGALITA’
Inaugurazione dei nuovi spazi ristrutturati in seguito ai finanziamenti FESR
Interventi: Domenico Messinese, Sindaco di Gela; Salvatore Cardinale, Presidente della Corte di Appello – Tribunale di Caltanissetta; Nello Musumeci, Presidente della Commissione Antimafia – Assemblea Regionale Siciliana

Saranno presenti numerose autorità civili e militari
www.mafiaridens.blogspot.it 

lunedì 23 maggio 2016

Licata, i bambini a teatro: il futuro è nostro!

Bambini di quattro e cinque anni con la mano sul cuore, disposti sul palco a formare una bandiera di colore rosso, bianco e verde, a cantare e a far cantare "Fratelli d'Italia". Si è aperta così la mattinata a Licata, al Teatro Re Grillo, dove l'associazione culturale e teatrale Il Dilemma, sotto l'impulso e la conduzione della regista Luisa Biondi, ha organizzato la Giornata della Legalità coinvolgendo scuole di ogni ordine e grado, dalle materne alle superiori (ricordo i nomi degli istituti "De Pasquali", "Quasimodo", "Fermi"...). Un'intensa giornata a teatro che è stata solo la conclusione di mesi di studio e di preparazione. 

Ho avuto il piacere e l'onore di presentare l'esibizione degli studenti della prima "E" e della terza "F" della scuola media "G. De Pasquali". Hanno portato in scena una sceneggiatura tratta dal romanzo Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca). 

È stata poi un'emozione unica vedere vivere, da spettatore, il protagonista di Mafia ridens, Calogerino, nel corpo, nell'espressività di un bambino; vedere ricreate in un teatro le atmosfere a più voci del romanzo; sentire risuonare tra i palchi la colonna sonora del film il Padrino che tanto mi ha accompagnato durante la scrittura del testo. 

Nel giro di pochi giorni, Licata si è distinta con ben due esibizioni tratte dal romanzo. La prima è stata qualche settimana fa ad opera degli allievi della scuola teatrale diretta da Luisa Biondi in occasione del convegno sui beni confiscati alla mafia promosso dall'associazione A Testa Alta. Oggi la seconda: troppe emozioni! 

Un grazie di cuore a tutti gli attori-studenti della "De Pasquali" per l'impegno, la serietà, la bravura, la professionalità (continuate così!); alle insegnanti Ilaria Ferraro e Grazia Macrì che con passione e competenza hanno preparato i ragazzi partendo dallo studio del libro; al dirigente scolastico Vincenzo Pace che ha accolto l'invito a prendere parte alla Giornata della Legalità con la messinscena Mafia ridens. 

Un grazie a chi ha ideato, creato e condotto, questa splendida Giornata di viva e partecipe riflessione con rappresentazioni teatrali, video, coreografie e canto: all'attrice e regista Luisa Biondi. 

Licata oggi si è distinta per le sue intelligenze, le sue teste pensanti, la sua scuola creativa e aperta, l'impegno, l'energia, la leggerezza e il sorriso dei suoi giovani talenti. 
Il futuro è nostro! Hanno gridato agli adulti, con la loro disarmante innocenza piena di speranza. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 


venerdì 20 maggio 2016

La Sicilia che canta, a Salaparuta le emozioni di "MadreTerra"

Note, parole, emozioni. È “MadreTerra”, il concerto di musica, poesia, teatro, inserito nella due giorni di studi sullo “Psichismo mafioso” organizzato a Salaparuta, sabato 21 e domenica 22 maggio 2016, da diverse istituzioni. “MadreTerra” ha per protagonisti il cantautore Ezio Noto e i maestri di Disiu: Totò Randazzo (basso), Mario Vasile (percussioni), Marco Caterina (sax soprano), Giuseppe Cottone (pianoforte, tastiere e synth), Nicola Pollina (percussioni ed effetti sonori), Alessandro Mantini (chitarrista).Le musiche e le canzoni di Ezio Noto faranno da colonna sonora a un viaggio tra le luci e le ombre della Sicilia, condotto da Lucia Alessi e Raimondo Moncada. Un percorso intenso in cui si sentirà la voce di grandi autori siciliani come Ignazio Buttitta, Pippo Fava, Leonardo Sciascia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Gesualdo Bufalino, Umberto Santino, Angela Mancuso, brani della tradizione popolare e dello stesso Raimondo Moncada. Ci sarà un omaggio a Giovanni Falcone, a Felicia Bartolotta Impastato e a quanti si sono sacrificati nella lotta contro la mafia. 

Il concerto “MadreTerra” è programmato per sabato 21 maggio, con inizio alle ore 19,30, nel Centro Sociale di Salaparuta, in Viale Regione Siciliana. L’ingresso è gratuito.

“MadreTerra”, un evento nell’evento in una due giorni che vedrà la presenza di magistrati, docenti universitari, scrittori, giornalisti, rappresentanti delle Istituzioni, alla vigilia del 24° anniversario della strage di Capaci. 

L’iniziativa ha lo scopo di “divulgare i risultati empirici ottenuti nel corso degli anni, implementare la conoscenza, e quindi, il contrasto della mafia e della cultura mafiosa nell’entroterra trapanese”.
L’organizzazione è delle Cattedre di Psicoterapia e di Psicologia del fenomeno mafioso dell’Università degli Studi di Palermo, in collaborazione con l’Associazione antiracket Libero Futuro ed il Comune di Salaparuta, con il Patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo, dell’Unione dei Comuni della Valle del Belice, i Comuni di Gibellina, Partanna, Poggioreale, Santa Ninfa, Castelvetrano, Salemi e Vita, con il contributo dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, Confindustria Trapani e alcune imprese locali.



IL PROGRAMMA 


mercoledì 18 maggio 2016

Salgono a tre le scuole con Mafia ridens

Salgono a tre le scuole che, per progetti di legalità, hanno adottato il libro Mafia Ridens (ovvero il giorno della cilecca) di Raimondo Moncada, pubblicato nel novembre del 2013 da Dario Flaccovio Editore. 
Alle due scuole di Licata, si è aggiunto l’istituto comprensivo “Enrico Mattei” di Gela, diretto dalla dirigente Agata Gueli. La scuola facendo studiare il libro agli studenti in preparazione di un incontro con l’autore.  La presentazione di Mafia ridens, all’interno dell’istituto, sarà uno degli eventi della Settimana di Legalità promossa dall’Enrico De Mattei”.  

La “Mattei” di Gela è, dunque, la terza scuola che ha adottato il libro. Le prime sono state a Licata: la scuola teatrale della compagnia Il Dilemma, diretta dalla regista Luisa Biondi; e la scuola media “Gaetano De Pasquali” diretta dal dirigente Vincenzo Pace. Entrambe le scuole hanno studiato in profondità il libro per poi impegnarsi nella preparazione di performance teatrali.

Gli allievi della scuola del Dilemma hanno già messo in scena brani di Mafia ridens in occasione del convegno sui beni confiscati alla mafia, organizzato il 26 aprile dall’associazione “A Testa alta” alla presenza di magistrati e giornalisti.

Il prossimo lunedì, 23 maggio, Mafia ridens rivivrà in una rappresentazione che avrà come protagonisti gli studenti della media “Gaetano De Pasquali”. L’occasione sarà la Giornata della Legalità organizzata dall’associazione “Il Dilemma” al Teatro Re Grillo. A partire dalle ore 10 e fino alle 22,30 si darà voce alle coscienze, con interventi di diverse scuole di ogni ordine e grado e le associazioni locali. Ci saranno anche i ragazzi della “De Pasquali” e le insegnanti che li hanno seguiti in questo percorso: Ilaria Ferraro e Grazia Macrì.
Sta cogliendo, così, nel segno l’invito alle scuole di Luisa Biondi di adottare Mafia ridens: “Il libro suscita tanto interesse e curiosità tra i ragazzi”.  


martedì 10 maggio 2016

Chi nicchi e nacchi, presentazione-spettacolo a Ribera

Chi nicchi e nacchi sarà presentato anche a Ribera su iniziativa dell’Assessorato al Turismo, allo Spettacolo e alle Politiche Giovanili. L’appuntamento è per sabato, 14 maggio 2016, con inizio alle ore 18, nella Villa comunale.
Sarà una presentazione-spettacolo dal titolo “La Sicilia e il suo cuore: i cunti, i canti, la lingua dei padri”, con brani recitati e musica.
Interverranno l’assessore Cristina Cortese che introdurrà l’incontro, il giornalista Totò Castelli che dialogherà con l’autore, il cantautore Ezio Noto che canterà alcune delle sue canzoni dedicate alla Sicilia. Raimondo Moncada darà voce e vita ad alcuni brani contenuti nel libro, assieme a Lucia Alessi.  

Chi nicchi e nacchi è uscito nell’estate del 2015. Ad aprile 2016, è stata pubblicata la seconda edizione con un saggio sulla lingua siciliana di Tonina Rampello, presidente dell’Accademia Teatrale di Sicilia . Il libro raccoglie cunti, canti, giochi che Raimondo Moncada ha scritto “orgogliosamente” nella lingua dei padri: il siciliano.


Sono testi nati durante l’esperienza maturata da Raimondo Moncada nel gruppo teatrale “L’Officina” prima, e “Accademia Teatrale di Sicilia poi, compagnie dirette dal regista Enzo Alessi. Molti dei testi, originali, frutto della fantasia dell’autore, sono stati recitati o cantati in pubblici spettacoli (sono anche proposti nel concerto “Madreterra” con Ezio Noto e i Disiu). Altri testi sono una divertita rielaborazione di storie e leggende di Sicilia, tratte dalla ricca tradizione popolare.  




venerdì 6 maggio 2016

Grazie di cuore per il premio “A Priori 2016”

Datemelo ora un bel riconoscimento, ora che non ho vinto niente, ora che per il mondo non sono nessuno. Non fate come sempre che un atleta, un inventore, uno scienziato, un poeta, uno scrittore, un musicista vince qualcosa tutti a riconoscere il chiarissimo valore dell’affermato vincitore.  
Datemelo adesso un bel riconoscimento, di quelli prestigiosi, indimenticabili. Non dico un Nobel o un Oscar che mi costringerebbero a prendere l'aereo e vorrei arrivare a piedi con i calli perché i calli fanno bene. 
Scegliete la motivazione. Potrebbe essere come migliore allenatore d'Inghilterra, ad esempio. Perché no!? Non ho mai allenato una squadra di calcio, ma potrei farlo. Potenzialmente potrei fare tutto, anche il ct della nazionale. 
Fate una genialata. Anticipate i tempi. Anticipate il futuro evento. Anticipate tutti gli altri che aspettano per assegnare il riconoscimento al riconosciuto. 
Perché riconoscere il genio, la competenza, la bravura, solo dopo il riconoscimento di altri?

Claudio Ranieri docet e dicet. Ha allenato tante squadre. È stato pure esonerato. Ma non si è mai arreso Ci ha creduto. È sempre stato positivo. È sempre stato ottimista. È andato in Inghilterra e ha vinto con una squadra sconosciuta ai più su cui nessuno avrebbe scommesso una mutanda in lana merinos. E ora, solo ora, tutti a dirgli: bravissimo! Eccezionale! lo sapevamo, il talento italiano! 
Dopo. Solo dopo. A posteriori.
Per i commentatori, Ranieri ha realizzato un capolavoro al limite del miracolo grazie alle sue competenze che ora in tanti vogliono riconoscere pubblicamente con un premio, una targa, una cittadinanza onoraria, un selfie, un gelato, un caffè. 
Ora tutti a esaltare il suo gioco, la sua gestione, le sue tattiche. ora tutti a cercarlo, per un autografo, una foto di gruppo, una commento, una pizziata.
Lui, Ranieri, con le lacrime: io sono sempre stato lo stesso, non sono mai cambiato. 

Lasciamo stare Ranieri e ritorniamo a noi. 
Datemi adesso, un riconoscimento come migliore allenatore d'Europa. A posteriori sarebbe facile, troppo facile.
In attesa del Premio “A Priori”, mi consegno ancora una volta il prestigioso Self Award, un bellissimo Autopremio. 

Raimondo Moncada 



domenica 1 maggio 2016

La follia di unirsi alla pazzia di un "matto"

Ho commesso una follia. Lo ammetto: ho spento internet e ho raggiunto Antonio Ligabue, a Palermo. Proprio lui, quello che parlava agli animali, quello che si vestiva da donna per avere quell'amore che la vita gli aveva negato, quello che fu messo in una scuola per ragazzi deficienti, quello che entrava e usciva dai manicomi, quello che visse in solitaria miseria, quello che veniva preso in giro, quello che prendeva una tavola di compensato e la trasformava in tela per dipingere visioni capolavoro. 

I suoi quadri mi hanno colpito fin da piccolissimo. Ho conosciuto la sua arte attraverso le immagini di una monografia trovata nella libreria di mio padre Gildo, anche lui grafico e pittore. E ho conosciuto la sua disgraziata esistenza attraverso lo sceneggiato interpretato da un magnifico Flavio Bucci trasmesso dalla Rai quando avevo dieci anni. Da allora ho sempre pensato a quest'uomo, a Ligabue, a questo artista deriso e poi consacrato per la Sua Arte originale, fuori da ogni canone. E ho riflettuto sul senso del fare arte e sulla follia. 
Chissà se un giorno, mi sono detto bambino, riuscirò a vedere da vicino le sue opere? 
Quel giorno è arrivato. Dopo quasi quarant'anni. 
Ho visto più e più volte i quadri di Ligabue, i suoi autoritratti, i suoi animali, in foto. Ho provato sempre ammirazione e curiosità per un uomo misterioso che aveva pure difficoltà a relazionarsi con le persone e a esprimersi in parole. 
Una mostra vera, con i quadri veri, con un pubblico vero e interessato che condivide in silenzio la tua stessa meraviglia, non è però la stessa cosa delle piatte immagini viste sui libri, su internet. 

Per un giorno sono stato Ligabue. Dopo aver letto la notizia di una sua mostra, ho preso la macchina, ho macinato chilometri pensando all'arte e alla follia per quasi due ore, ho raggiunto Palermo e mi sono diretto a Palazzo Reale per la reale esposizione dedicata al grandissimo artista Antonio Ligabue dal titolo "Tormenti e incanti" (è stata inaugurata il 19 marzo e resterà aperta fino al 31 agosto: sregolata gratitudine agli organizzatori!). 
Un folle! Parlo di me. Ho lasciato tutto per raggiungere l'artista amato nei primi anni della mia vita. 
Chi ama l'arte deve compiere questa pazzia. Anche per il teatro è così. Le immagini lo sminuiscono. Non rendono per niente. 
A Palermo, con i tuoi piedi, con gli occhi, con la testa, con il cuore, entri nelle Sale del Duca di Montalto e ti accorgi che non è la stessa cosa di stare su Google Immagini, Facebook, Twitter, Linkedin, YouTube. A Palazzo Reale fai una esperienza reale e multisensoriale. Una autentica follia di questi tempi in cui il virtuale pare abbia conquistato le nostre vite quotidiane. E ci viene difficile pure staccarci dagli smartphone. Iperconnessi in una irrealtà che facciamo diventare vera. 
A Palazzo Reale ti attendono oltre ottanta quadri e li guardi e li ammiri e ti commuovi. A ognuno dedichi il tempo necessario, da lontano, da vicino. Quel tratto, quella pennellata, quel particolare, quel colore, quella sfumatura, quella luce... niente di tutto questo c'è nelle foto dei libri o nelle immagini a bassa risoluzione di internet. 

A Palazzo Reale il tuo Ligabue rivive nelle sue opere reali. E c'è tutto il tormento e l'incanto di un artista che solo negli ultimi anni venne riconosciuto come tale. Dopo la sua morte ancor di più. Ci fu la consacrazione definitiva e si avverò la sua profezia: "Io sono un grande artista, la gente non mi comprende, ma un giorno i miei quadri costeranno un sacco di soldi, e allora tutti capiranno chi veramente era Antonio Ligabue". 
A Palazzo Reale, ho sentito la Sua Voce, realmente. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

mercoledì 27 aprile 2016

Giornata della Dante, sorpresa per il Murmure Sommo

L’incontro col “Sommo murmure”. È stato recitato un testo di Raimondo Moncada durante la “Giornata della Dante 2016” promossa dal comitato di Agrigento della Società “Dante Alighieri” presieduta da Enza Ierna. L’evento, coordinato dal regista Enzo Alessi, si è svolto questa mattina nella Valle dei Templi di Agrigento, nella sala conferenze di Casa Sanfilippo, sede del Parco Archeologico. Sono intervenute diverse scuole della provincia, di Agrigento, Sciacca, Palma di Montechiaro, Licata, con studenti, insegnanti, dirigenti.
Ogni istituto ha dato il proprio apprezzato contributo recitando brani di Dante Alighieri (gettonatissimi i canti dell’intramontabile Divina Commedia) o illustrando lavori multimediali dedicati al Sommo Poeta.
Due studenti del liceo classico “Tommaso Fazello” di Sciacca, Luna Moncada e Riccardo Gurrieri, seguiti dall’insegnante di Italiano Daniela Grisafi, hanno proposto un testo inaspettato, non di Dante ma su Dante, alla presenza del dirigente dell’istituto Giovanna Pisano. Consensi da parte del pubblico presente, con applausi e complimenti per l’originale e coraggiosa performance proposta a sorpresa dai due studenti.   
Il brano, “Il murmure Dante”, è stato scritto da Raimondo Moncada. Racconta, in tono ironico, l’incontro in un museo di Parigi con una statua di marmo. Il monumento, raffigurante il Sommo,  improvvisamente si anima e si mette a parlare dopo le insistite sollecitazioni di un curioso turista che accusa il poeta fiorentino di un gravissimo reato: non aver fatto diventare il siciliano lingua nazionale.

domenica 24 aprile 2016

Due scuole di Licata adottano Mafia ridens, in scena al teatro Re Grillo


Due scuole di Licata adottano il romanzo Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) per progetti di legalità. Si tratta del laboratorio teatrale "Palcoscenico" dell'associazione culturale "Il Dilemma". E della scuola media "De Pasquali". A confermarlo telefonicamente all'autore, Raimondo Moncada, è stata la direttrice del laboratorio teatrale, la regista e attrice Luisa Biondi. 
Alcuni brani del libro, pubblicato da Dario Flaccovio Editore, saranno messi in scena in due distinte occasioni al teatro Re Grillo di Licata: il 26 aprile e il 23 maggio. 
Il 26 aprile saranno gli allievi del laboratorio teatrale "Palcoscenico", diretto da Luisa Biondi, a esibirsi durante il convegno sui beni confiscati alla criminalità organizzata promosso dall'associazione "A testa alta" ("Confiscati e abbandonati: dalla denuncia alla proposta"). Inizio ore 18. Sono previsti gli interventi del magistrato Salvatore Vella, del direttore del giornale Grandangolo Franco Castaldo, del direttore di Telejato Pino Maniaci, del giornalista de La Sicilia Fabio Russello, del presidente della cooperativa "Rosario Livatino" di Naro Giovanni Lo Iacono, del presidente della cooperativa "Lavoro e non solo" di Corleone Calogero Parisi. 
Il 23 maggio l'occasione sarà la Giornata nazionale della Legalità organizzata a Licata dall'associazione Il Dilemma col patrocinio del Comune. Dalle dieci del mattino alle dieci di sera, al teatro Re Grillo si alterneranno performance teatrali di bambini e ragazzi di scuole di ogni ordine e grado, con due spettacoli finali del laboratorio teatrale de Il Dilemma.

Nella giornata della legalità, si esibiranno anche i ragazzi di una classe della scuola media "De Pasquali". Daranno il proprio contributo con un pezzo tratto dal romanzo Mafia ridens che da settimane studiano. La classe è seguita dalle insegnanti Ilaria Ferraro e Grazia Macrì. 
"Il libro è vivo, originale, e suscita tanto interesse e curiosità tra i ragazzi", dice Luisa Biondi che consiglia l'adozione di Mafia ridens a scuola.  

domenica 17 aprile 2016

Chi nicchi e nacchi a Raffadali, dove tutto è nato

È un ritorno alle origini. Nel luogo dove tutto è nato.
 Il “libro del cuore” di Raimondo Moncada, Chi nicchi e nacchi, scritto interamente in siciliano, sarà presentato a Raffadali su iniziativa dell’assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione Luigi Costanza. L’appuntamento è per venerdì, 22 aprile 2016, con inizio alle ore 18, nell’auditorium della biblioteca comunale. L’incontro sarà coordinato da Enzo Alessi. Interverranno lo stesso assessore Costanza, il direttore di Malgrado Tutto Egidio Terrana e il poeta Enzo Argento.

Sarà presente l’autore che, con Lucia Alessi, darà voce e vita ad alcuni brani contenuti nel libro.

locandina raffadaliChi nicchi e nacchi è uscito nell’estate del 2015 (“un regalo personale”, lo ha definito l’autore). Ad aprile 2016 la seconda edizione con un saggio sulla lingua siciliana di Tonina Rampello. Il libro raccoglie cunti e canti che Raimondo Moncada ha scritto “orgogliosamente” nella sua lingua madre, il siciliano, lingua con la quale è nato ed è cresciuto, lingua parlata in famiglia (a cui il libro è dedicato) prima di incontrare e praticare la sua seconda lingua, l’italiano, alle scuole dell’obbligo.

Sono cunti e canti scritti – sempre con quell’ironia e leggerezza che contraddistingue l’autore – per essere “cuntati e cantati”.

Sono nati proprio a Raffadali,durante l’esperienza maturata da Raimondo Moncada nel gruppo teatrale “L’Officina” prima, e “Accademia Teatrale di Sicilia poi, diretti da Enzo Alessi. Una scuola di vita, di teatro, di creatività, di cultura, di scrittura. Molti dei testi, originali, frutto della fantasia dell’autore, sono stati recitati o cantati in pubblici spettacoli (“Garibaldi e i milli spirtuna”, “L’emancipazioni”, “Libertà”…). Altri testi sono una divertita rielaborazione di storie e leggende tratte dalla ricca tradizione popolare.

Un libro che afferma il valore di un idioma, che “dà pubblica dignità ed espressione artistica all’originaria lingua dell’anima, vissuta non come povertà, ma come fiero arricchimento”.

Tratto da www.malgradotuttoweb.it 

sabato 16 aprile 2016

Sono un grande artista, la gente non mi comprende

Sei un artista. 
Tu lo sai. 
Artista perché ti esprimi con la tua voce e non con quella di qualcun altro. 
Artista perché incanali la tua energia, la tua passione, il tuo sangue in quel misterioso gesto che dà origine al tuo quadro, alla tua scultura, alla tua poesia, alla tua canzone, al tuo romanzo. 

Sei un artista come altri artisti. 
Sei così unico che nessuno ti capisce. 
Sei così fuori dagli schemi, oltre i limiti del tempo, che pure ti denigrano, ti disprezzano, ti compatiscono o non ti considerano. 

L'arte ha le sue regole canonizzate. Ce lo hanno insegnato a scuola. 
Dall'epoca degli sregolati, ora anche l'arte sregolata ha le regole che prima non aveva. 
E non tutti sono validi interpreti di questa vera arte e non tutti sono validi talent scout. 
Ci sono professori, critici, sapienti, accademici, saggisti, scienziati, linguisti, che sanno e dicono cosa è arte e sanno e dicono chi va annoverato nel libro mastro degli artisti. 
Viene determinato anche un valore. 
E questo valore lo determinano o i periti d'arte o il numero di acquirenti. 
Più acquirenti di quadri o di libri o di sculture o di foto hai, e più vali.
L'arte si trasforma così in un numero, una moltiplicazione condivisa. 
Vediamo cosa succede nella realtà di oggi, quella virtuale. 
Se su un social scrivi "il cielo è azzurro" e nessuno ti considera, non vali un ceppo funerario.
Se un altro scrive con la straordinaria arte che gli viene riconosciuta "il cielo è azzurro" e raccoglie migliaia di condivisioni, è un fenomeno nato. Ed ha recensioni, proposte di pubblicazione, inviti a mostre. Viene pure rincorso e pregato per fare qualcosa di storico. 
Volgarizzando: se tu liberi nell'aria un peto sei vastaso. Se a sciogliere nell'azzurro aere la stessa melodia è un altro artista più quotato, quell'emissione sinfonica sarà un getto artistico di valore inestimabile.

L'arte non è arte in sé. Lo diventa se qualcuno di importante afferma e riafferma che è arte. 

Ritorniamo a noi...
Tu sei un artista, lo sai. 
Ma non tutti in vita vengono riconosciuti come tali. 
Non tutti vengono riconosciuti pittori, grafici, poeti, scultori, scrittori, musicisti. 
Tu continui a esprimerti perché il gesto artistico ti appartiene, perché è nella tua natura. Ti scoraggi a volte, ma ti rialzi perché ti sostiene il carattere. 
C'è chi viene schiacciato dall'indifferenza, dal disprezzo, dalla superficialità. 
E non resiste. 
Magari sarà rivalutato quando il suo corpo si estinguerà. 
È bello poi, da morto, essere rivalutato. 
Da morti diventiamo anche gli artisti migliori. 
La morte dà valore. Lo capisci in cielo quando guardi gli altri dall'alto verso il basso. 
La vita può anche riservate agli artisti spiacevoli commenti: 
Ma chi si crede di essere? 
Dipinge sgorbi, scrive che non si capisce neanche lui, è stonato come una campana.
Quante volte ce lo sentiamo ripetere. 
Quando muori è diverso. Il rumore cessa e nel silenzio dell'assenza si accorgono di quello... ma come si chiamava? 
Riprendono il tuo manoscritto rifiutato e lo pubblicano postumo. 
Quando ha successo si riconosce il valore universale di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e del suo Gattopardo. 

Andrò a vedere a Palermo la mostra di Antonio Ligabue, "Tormenti e incanti", un artista che fin da piccolo mi ha impressionato. Ricordo ancora il bellissimo film in tv. Una storia di disgrazie, incomprensioni, follia, miseria, fame, scuole differenziate "per ragazzi deficienti", internamento in manicomio, emarginazione, poi di riconosciuto genio, magia e unicità: "Io sono un grande artista, la gente non mi comprende, ma un giorno i miei quadri costeranno un sacco di soldi, e allora tutti capiranno chi veramente era Antonio Ligabue". 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

Link utile: www.ligabueapalermo.it



giovedì 14 aprile 2016

Una scuola studia Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca)

Mi arriva all’orecchio… solo in uno… l’altro orecchio non ci sente o non ci vuole sentire… Una zanzara mi sussurra: una scuola siciliana ha in mano il libro Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) e lo sta studiando con una sua classe.
Per farne che? Quando? Dove? Con chi? Che tipo di studio?  
Quante domande! Quanta curiosità!
È solo quella scuola che ha in mano Mafia ridens? Oppure c’è qualche altra istituzione che, con un colpo di mano, sta battendo pagina dopo pagina del Giorno della cilecca?  

Ho bisogno di conferme, non solo di indiscrezioni che ti ronzano nell’orecchio.
Bello, comunque. Solo l’indiscrezione ti inorgoglisce. Non è da tutti finire in una scuola ed essere studiato.
A pensarci bene, mi basta solo l’indiscrezione. Un onore.   
Ci sono stato a scuola, dall’asilo a salire. La scuola è luogo di conoscenza,  ragionamento, esercizio, apprendimento, presa di coscienza, critica, scambio, elaborazione, proposta, stimolazione di cervelli, maturazione, crescita. E tutto ciò aumenta di potere se al centro di una classe motivata si pone un insegnante appassionatamente illuminato.

Che bello! Non ci posso pensare. Già solo l’idea mi mette i brividi (grazie, amica zanzara!).
Lo vedo… lo immagino… una tua creatura sotto la lente di ingrandimento di studenti e professori. Mi fa tornare indietro di non so quanti anni (per la verità lo so, ma non lo dico) quando, da studente, dietro un banco scarabocchiato, studiavo io altri che avevano detto qualcosa di importante, scoperto qualcosa di sensazionale, scritto qualcosa di stratosferico, messo qualcosa di quadrato sopra l’ipotenusa o sopra i cateteri (cateteri?). E tutti questi personaggi, con i loro nomi e le loro storie, nella mia piccola testa si presentavano con una testa enorme. Ed è proprio questa, eventualmente, la straordinarietà della cosa, se tutta la cosa dovesse essere confermata da fatti, eventi, manifestazioni, voci che parlano, interpretano, esprimono emozioni, suscitano ragionamenti con l’arma dell’ironia.   

Bello! Bello! Tutto bello! Un ritorno a scuola, non più come studente.
Le indiscrezioni, da sole, ti fanno volare. Viva le zanzare! 

Raimondo Moncada

mercoledì 13 aprile 2016

La mafia del libro

I libri si possono rifiutare, condannare, far volare dalla finestra.
Liberi.
I libri si possono anche accettare, prendere, conservare, leggere, far vivere.
Ancora liberi.

I libri li puoi tenere a distanza, puoi anche limitarti a guardare la copertina.
I libri li puoi anche immaginare, desiderare, cercare.  

I libri li puoi andare a scovare in biblioteca, in una bancarella dell’usato, in un cassonetto della raccolta differenziata dei rifiuti. Puoi anche mettere piede in una libreria.

Non per forza il libro si deve comprare. Lo puoi semplicemente prendere in mano, sfogliare, guardare le illustrazioni, l’indice, fermarti a leggere qualche rigo di un paragrafo qualsiasi, rimanere a leggere fino alla chiusura della libreria e poi riporre il volume nel suo scaffale.
Nessuno ti punta il fucile nel punto che sta al centro tra i tuoi occhi per obbligarti a pagare il pizzo della lettura.

Il libro lo puoi prendere anche in prestito, gratis, in una biblioteca pubblica. Lo puoi chiedere a un amico. Lo puoi rubare a tempo determinato a tua sorella. Una volta tuo, lo puoi sistemare su una mensola, sul comodino, sotto il cuscino, anche sopra il volto se la luce dell’abat-jour dà fastidio agli occhi.

Con il libro ci puoi parlare, discutere. Puoi ascoltarlo, così come ignorarlo. Puoi anche non capirlo. Non per forza dobbiamo parlare la stessa lingua e avere interessi concordanti.
Ci possiamo arrabbiare con i libri, per il titolo, per l’argomento, per il contenuto, per la copertina, per l’autore (ci sono scrittori che ci stanno sullo stomaco e anche quello che scrivono o quello che vorrebbero scrivere). .

Il libro non è solo un libro. Esistono tanti libri. Nessuno ti costringe a prendere il libro che è primo nella classifica dei libri più venduti, il libro di cui tanto hanno parlato in ogni trasmissione televisiva per una settimana, il libro di cui tanto si è polemizzato sui social. E nessuno ti costringe a non comprare quel libro che in tanti ti sconsigliano di comprare e leggere.
Non è stato contemplato un reato nel codice penale.  
Non c’è la mafia della lettura. La lettura non è un’imposizione così come la non lettura.
Solo ai critici di professione è imposta la lettura di quel particolare libro e possono parlare o non parlare bene.  
Se un libro non ci piace, non ci piace.  
Nei paesi democratici, abbiamo anche la libertà di dire che una cosa ci piace, anche se non ci piace. Lo diciamo a volte per non dispiacere e per incoraggiare.
E possiamo anche limitarci a leggere solo un libro e con una copertina bianca e una sola pagina.
Non ci sono norme.
Non c’è una regola del buon libro o della buona lettura.
Non c’è una legge che regolamenti il cosa, il come, il quando, il dove, il perché leggere. Puoi anche non leggere per non farti influenzare dalla lettura. Puoi anche non uscire di casa per non incontrare i consigliatori di libri da leggere a tutti i costi.
Un libro ha il grande potere di farti pensare e pure di condizionarti.
La lettura contagia o tende a contagiare.
Chi legge, consiglia o sconsiglia dal suo punto di vista, la lettura al compagno di classe, all’amico, al fratello, allo sconosciuto.
Chi non legge, può anche fare lo stesso.
Puoi o non puoi accogliere l’invito alla lettura o alla non lettura.
Abbiamo questa libertà.
Possiamo scegliere quello che vogliamo, anche se ci dovessero incatenare a una sedia, davanti a un leggio con un libro aperto, minacciandoci di privarci dei nostri libri e autori preferiti.  
Di libri ne sono stati scritti un numero indefinito (un giorno ci sarà qualcuno che, per passione e curiosità, si metterà a contarli viaggiando nei secoli).
Uno, almeno uno, un giorno riuscirà ad attrarre la nostra attenzione, ci piacerà, ci diventerà amico.
Almeno uno parlerà la nostra lingua.
Almeno uno risponderà alle nostre domande.
Almeno uno ci capirà.  
Almeno uno ci farà piangere.
Almeno uno ci sciugherà le lacrime.
Almeno uno ci sbloccherà il cervello.
Almeno uno ci amerà e aiuterà a crescere.
Almeno uno spiegherà le ali all’immaginazione.
Ci sarà almeno un libro al quale ci legheremo, col quale cominceremo. E se ci leghiamo a quel nostro libro non lo lasceremo più per tutta la vita.
Vivrà dentro di noi.
Trova quel libro, quel romanzo, quel racconto, quella raccolta di poesie, quel saggio, quell’inchiesta, quel fumetto.
Trovalo!
Entra in un qualsiasi luogo profumato di carta.
Alcuni ti offriranno certi libri. Altri libri diversi.  
Potresti trovare pure cartelli con su scritto: “Qui non si vende né si ordina il libro di Raimondo Moncada”.
Potresti anche trovare cartelli con l’avvertimento: “Non ti azzardate a chiedere opere di Raimondo Moncada!”.
Non ti fare intimidire. Vai oltre. Anche il fascino del proibito. 
Vai alla ricerca del tuo libro.
Fallo!
Trovalo e richiedilo.  
Solo con i lettori vivi, fissi, mobili, interessati, appassionati, i libri continueranno a vivere.
E non solo i libri, anche i loro autori, gli editori, gli editor, i redattori, i traduttori, i correttori di bozze, i grafici, gli illustratori, i tipografi, i pubblicitari e i librai.

Raimondo Moncada




martedì 12 aprile 2016

Chi nicchi e nacchi, saggio sul siciliano nella nuova edizione

Un saggio sulla lingua siciliana di Tonina Rampello arricchisce la seconda edizione di Chi nicchi e nacchi, “libro del cuore” di Raimondo Moncada. Un omaggio alla terra natia. Un breve, ma denso e colto saggio a chiusura del libro, che dà un senso alla scelta dell’autore di pubblicare cunti e canti scritti nella lingua madre.   

Tonina Rampello ha vissuto la crescita artistica di Raimondo. Hanno recitato assieme, in Sicilia e fuori Sicilia, in italiano e in siciliano. Raimondo ha avuto pure l’onore e il piacere di dirigerla nel cortometraggio “Babbaluci”. 

Oltre a essere apprezzatissima attrice, Tonina Rampello è studiosa, ricercatrice di tradizioni popolari, critico letterario. Ha pubblicato con Enzo Alessi il libro Memoria e con Lucia Alessi Lamentu. Ha recitato per tanti anni col Gruppo Teatro l'Officina ed è stata diretta, tra gli altri, dai registi Andrea Camilleri, Pino Passalacqua, Ruggero Jacobbi, Enzo Alessi. È stata insignita di prestigiosi premi in rassegne teatrali nazionali (migliore attrice a Macerata negli anni Novanta). Presidente dell'Accademia Teatrale di Sicilia, con Enzo Alessi è anima del premio nazionale letterario dedicato al poeta Alessio di Giovanni, con due sezioni del concorso dedicate a poeti e scrittori che amano esprimersi in siciliano. 

Così Tonina Rampello esordisce nel suo breve saggio dal titolo "Storia della nostra lingua siciliana": 

“Nel leggere l’incipit di Chi nicchi e nacchi, “La mia lingua, la mia vita”, Raimondo apre lo scrigno dei suoi ricordi, regalandoci “cunti, canti, giochi, poesie…” in siciliano, lingua affascinante e “misteriosa” (per i giovani). 
L’autore fa un viaggio a ritroso, confessa come la sua “lingua dell’anima” lo ha forgiato dandogli coraggio, coerenza, umiltà, disillusione, rispetto, tolleranza, comprensione, amore e libertà d’espressione. E mi sovviene Platone che, nel Timeo, racconta di quando uno degli uomini più saggi di tutta la Grecia, Solone, visitò l’Egitto e un vecchio sacerdote gli disse che i greci erano come i bambini, perché non possedevano tradizioni antiche o insegnanti “canuti per l’età”. Per questo motivo i re egiziani nel III secolo a.C. ordinarono che ogni libro esistente nel mondo conosciuto, venisse collocato nella grande biblioteca d’Alessandria.
Diodoro Siculo narra che le biblioteche dell’antico Egitto recavano scritte, sopra l’ingresso, queste parole: “Clinica dell’anima”. 
Nel raccontare i suoi “cunti e canti”, Raimondo si serve della lingua dei padri, concorde con Goethe che “all’uomo dà gioia e soddisfazione ricercare ciò che è perduto, ricostruire quel che è distrutto e far rivivere le cose disperse”. 
Con questo spirito traccerò una “linea guida” della “lingua siciliana” e dei suoi autori, dalle origini ai nostri giorni, per invogliare i giovani ad amarla e praticarla”.

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