mercoledì 29 ottobre 2014

Parla solo con gli occhi, si laurea in Matematica


La forza di volontà, il credere in se stessi fino in fondo, l'amore e il sostegno dei genitori, l'energia che ti fa arrivare in cima all'Everest anche senza mani e senza corde. 

Sfogliando oggi il giornale, una nuova storia mi ha colpito. Tanto. La leggo raccontata in quindici righe. Sono sufficienti. Il titolo lo prendo dal quotidiano la Repubblica: "Comunica solo con gli occhi, si laurea con lode". È l'esemplare storia di Laura, ragazza di 23 anni, affetta da una malattia, la tetraparesi spastica, che dalla nascita le ha tolto l'uso delle braccia, delle gambe e della parola. Nonostante la malattia così invalidante, Laura è riuscita a scalare il suo Everest laureandosi all'Università Federico II di Napoli, facoltà di Matematica col massimo dei voti: 110 e lode. 

La neo dottoressa ha risposto con gli occhi alla commissione d'esame. La mamma Antonella - apprendiamo - ha costruito alla figlia una semplice ma geniale ruota di cartone con indicate le lettere dell'alfabeto. Grazie alla ruota Laura riesce a comporre frasi, a esprimersi e a comunicare anche concetti complessi come quelli matematici. 


La relazione alla tesi (sui policiclici!) è stata letta da una compagna di corso. Sullo schermo su cui sono state proiettate delle slide illustrative, alla fine è comparsa la scritta: "Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile questo traguardo". 


Questa storia è straordinaria. Lancia un messaggio di speranza a tanti giovani che vivono simili situazioni. Ed è, comunque, uno sprone per tutti, indistintamente, in special modo per chi ha la tendenza ad arrendersi al primo, piccolo, ostacolo. 

Si può!  

Nella foto, gli occhi di un'opera in ceramica del maestro saccense Leonardo Fisco. 

lunedì 27 ottobre 2014

Ha la sindrome di Down, si diploma e ora lavora. La storia di Rosario e di un progetto da sostenere

Una storia speciale, perché c’è un ragazzo speciale e perché ci sono due genitori speciali. Il ragazzo speciale si chiama Rosario. Il padre speciale si chiama Pasquale e la mamma speciale si chiama Rossana. 
Una storia d'amore, che mi ha colpito ed emozionato. 

Rosario è protagonista di un progetto pilota di “Inserimento lavorativo protetto” per ragazzi con la sindrome di Down. Rosario ha 20 anni e ha frequentato regolarmente e con profitto le scuole di ogni ordine e grado, dalle obbligatorie alle facoltative, diplomandosi nel 2013 al liceo scientifico statale “Martin Luther King” di Favara.

È l’orgoglio dei genitori e delle sorelle, Martina e Chiara, che lo seguono fin dal suo primo respiro, nella crescita e nella sua formazione umana, culturale, sociale e, ora, anche professionale. Dopo la maturità, è rientrato a scuola non più come studente ma come lavoratore. Dall’inizio del nuovo anno scolastico, Rosario collabora con la segreteria dell’istituto, con delle mansioni precise che svolge con diligenza. Ha accanto un tutor dell’Associazione Famiglie Persone Down, una psicologa che, con schede di valutazione, registra tutte le “conquiste” di autonomia di Rosario per dare più valore al progetto e dimostrare con prove sul campo lo straordinario valore dell’iniziativa unica nel suo genere in provincia di Agrigento.    

Dopo un attimo di sbandamento per il cambio del ruolo, da studente a lavoratore della scuola, Rosario si sente ora realizzato. “E’ rinato – mi dice il padre -. Si alza ogni mattina col pensiero. 




Ha di nuovo uno scopo

 nelle sue giornate 


ed è questa la cosa più importante









”.

L’obiettivo è la continuità dell’esperienza e il coinvolgimento delle Istituzioni: il Comune, la Provincia, il Provveditorato agli Studi. Pasquale e Rossana, hanno dovuto lottare un anno per avviare il progetto: “C’era troppo scetticismo e burocratismo da superare. Alla fine, un protocollo d’intesa tra il liceo “King” e l’Associazione Famiglie Persone Down e si è dato inizio al progetto a cui teniamo molto”.

Con Pasquale, Pasquale Arnone, ci siamo ritrovati dopo trent’anni tramite Facebook. Ci siamo conosciuti a Palermo, nel periodo universitario. Stiamo parlando di quasi trent’anni fa. Un ragazzo d’oro, fidanzato da tempo con la ragazza che poi – ho saputo adesso – ha sposato e con la quale ha messo al mondo tre splendidi figli.

Il 26 ottobre è il suo quarantaseiesimo compleanno. Facebook me lo segnala tra gli eventi. Gli invio un messaggio di auguri. Mi ringrazia e mi porta subito a conoscenza di un convegno a Favara che ha organizzato assieme al presidente dell’Associazione Famiglie Persone Down Giuseppe Rocca di Palermo: “Sulla scia del successo della trasmissione Hotel a 6 Stelle, 




con l'AFDP voglio sensibilizzare istituzioni




, famiglie 




e attori sociali del territorio”.

Nel suo profilo Facebook pubblica la locandina del convegno e l'accompagna con una personale illustrazione: “Ad un mese dall’inizio dell’esperienza di “Inserimento Lavorativo Protetto” di Rosario, presso il Liceo Statale ‘Martin Luther King’ di Favara, mercoledì 29 si terrà un incontro-dibattito tra famiglie, istituzioni e associazioni sul tema: ‘Il lavoro come strumento per favorire l’autonomia e le capacità relazionali e funzionali dei giovani Down’.Crediamo che l’inserimento lavorativo protetto, alla fine del percorso scolastico, sia un efficace strumento per favorire lo sviluppo delle capacità relazionali e funzionali dei giovani Down e per garantire l’acquisizione di una vera esperienza nel mondo del lavoro”.

Lo sviluppo e la continuità del progetto è fondamentale sia per Rosario che per altri ragazzi. “Abbiamo voluto organizzare questo momento di confronto – mi dice Pasquale - per sensibilizzare le istituzioni ma anche l’opinione pubblica. Vogliamo far capire che la sindrome di Down non esclude la possibilità di dare il proprio contributo lavorativo concreto. Ringrazio il dirigente del liceo Salvatore Pirrera che ha appoggiato subito l'idea del convegno e tutto il personale della scuola che ha accolto e sta sostenendo l'esperienza di Rosario con amore". 


Pasquale mi invia anche una email in cui mi spiega nel dettaglio tutto: "Oltre al “perché” lavorare, l’incontro del 29 sarà incentrato sul “come” operare per raggiungere un risultato di successo. I ragazzi e le ragazze down devono da un lato “imparare a lavorare” (la percezione di sé e del nuovo ruolo) ed dall’altro “imparare un lavoro” (acquisire competenze) e la figura del tutor nei progetti di inserimento lavorativo protetto risulta determinate. 
Anche da noi si può. E' questo il messaggio che vogliamo lanciare, un messaggio di speranza alle famiglie, ai giovani e ai futuri giovani down".

Sul profilo Facebook noto la locandina dell'evento condivisa da Martina che scrive: “Sono fiera dei miei genitori per aver creato questo bellissimo progetto e di mio fratello che lo sta mettendo a frutto con successo”.

Anche io sono fiero di Pasquale, di Rossana e di Rosario. Ed è per questo che mi sono permesso di scrivere questa storia, col cuore, da amico e da papà, sul mio blog, per come si è sviluppata attraverso un rosario di messaggi privati su Facebook.    

Per la cronaca, il convegno si terrà mercoledì 29 ottobre 2014, con inizio alle ore 10,30,  nell’aula multimediale del liceo “Martin Luther King” di Favara, in Viale Pietro Nenni, al numero 136. Nella locandina, l’elenco di chi parteciperà all’incontro.


Raimondo Moncada

Link utili:

www.afpdpalermo.org
www.hotel6stelle.rai.it

sabato 25 ottobre 2014

Il difetto della Germania? Il sense of humour

La Germania è forte in tutto, difetta solo nel sense of humour. Lo afferma lo scrittore austriaco Daniel Kehlmann conversando con il collega scrittore americano Jonathan Franzen. 

La conversazione è apparsa su Salon ed è stata ripresa da Repubblica il 23 ottobre 2014.

Daniel Kehlmann parla della sua opera La misura del mondo, uscita in Italia con Feltrinelli, considerata il suo più grande successo:

"La misura del mondo era un romanzo comico sulla cultura tedesca, e le recensioni in tutto il mondo l'hanno subito interpretato così. Ma quando è uscito in Germania non è stato accolto come un romanzo comico. Capire l'umorismo non è il nostro forte. I tedeschi e il sense of humour: un problema complesso. Ci sono dei bravissimi scrittori comici in Germania, ma la cultura tedesca ha un rapporto nevrotico con l'umorismo". 

Sicilia on Press: "Mafia ridens incanta il lettore"


Un libro umoristico lo devi saper leggere, dentro la parola, sopra e sotto le righe, trovando anche altri significati, quei significati non visibili a occhio nudo. Grazie allo scrittore siciliano Antonio Fragapane per la sua splendida lettura e recensione sul giornale “Sicilia on Press” del romanzo Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca): sentita, calzante, competente. Traspare proprio che si è divertito a leggere il libro. Antonio Fragapane ha colto in pieno l'essenza del libro. Non è facile. In tanti si fermano alla superficie, non scandagliando le profondità.  



Scrive Antonio Fragapane: "Il registro narrativo usato da Moncada incanta il lettore e lo trascina pagina dopo pagina – quasi senza respiro – in un vortice dalla potente valenza satirica, che smaschera luoghi comuni e sberleffa tic tipici degli ambienti della criminalità. Si ride, e molto anche, ma allo stesso tempo la sensazione d’amaro in bocca fa capolino dietro ogni capitolo. L’autore, per sua stessa ammissione, utilizza l’ironia come una lente di ingrandimento che permetta di esaminare la realtà quotidiana cogliendone quei particolari che “a occhio nudo” non si potrebbero riconoscere. Imperdibile è il capitolo Il pizzo pazzo, una brillante sequenza linguistica costituita quasi interamente da un vero e proprio scioglilingua lungo dieci pagine”.

venerdì 24 ottobre 2014

La parte di una parte è sempre una parte

La parte di una parte è sempre una parte. Il tutto del tutto non può essere un tutto. Al disopra del tutto c'è un altro tutto. Un tutto tutto non ci può essere o, meglio, non si può concepire.
Al di sotto di una parte c'è un'altra parte. Tra il tutto e una parte di mezzo c'è sempre una parte.

Una parte del tutto è sempre una parte. E il tutto di una parte?
Il tutto di una parte è sempre un tutto, non ci piove. E' il tutto di una parte. Sempre il tutto, ma di una parte. Mentre una parte del tutto, è sempre una parte. Anche se del tutto.

Tutto chiaro? Forse solo una parte.

Ripetizione di tutto. Una parte di una parte è sempre una parte. Anche una parte del tutto è sempre una parte. Il tutto di una parte è sempre tutto, ma di una parte.

È la teoria del tutto e della parte della relatività relativa. La relatività è 
relativa. Solo il tutto è onnicomprensivo. Neanche Albert, Albert Einstein, aveva queste certezze. Per Einstein, anche tutto il concetto del relativo era relativo. 


Il tutto? Quale tutto? Non riusciremo mai a onnicomprenderlo. Possiamo arrivare a comprendere solo le parti, forse. Le possiamo ritagliare a nostra misura, a misura della nostra parziale comprensione. E poi le appiccichiamo all'infinito, cercando di giungere al tutto. Come una busta di coriandoli.

Rai 

Borges: "Il vero modo di stare in un posto è starne lontano"

“Forse il vero modo di stare in un posto è starne lontano e sentirne la nostalgia. Il non starvi è un modo di stare in un luogo, no?” È quanto dice il poeta e scrittore argentine  Jorge Luis Borges in una conversazione col poeta e saggista Osvaldo Ferrani.

Affermazione condivisibile. Ci mettiamo ad apprezzare il valore di qualsiasi cosa quando ci manca: una persona, la famiglia, la città natale, il profumo di una casa, l'umidità di un muro, la scalinata dove abbiamo corso da bambini.

Mi manca parecchio il luogo della mia infanzia. Il legame non si è mai spezzato. Ogni volta che ci torno, fisicamente o con la testa, mi si apre una vita, una storia. La foto ritrae Vicolo Seminario, nel cuore del centro storico Agrigento. Siamo a un fiato dalla Cattedrale di San Gerlando, nella scalinata dove ho imparato a camminare e a correre e a vivere e a conoscere (anche a giocare a carte con gli amici, da grandi, nell'età in cui non si capisce niente).


È il mio luogo magico, meraviglioso. La Sicilia è tutta meravigliosa. Per apprezzarla dovremmo stabilire un giorno e, come popolo, nessuno escluso, lasciarla per un periodo per poi ritornarci. Per amarla veramente.
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