sabato 25 luglio 2015

Cornute intercettazioni



- Sei un cornuto.
- Io?
- Proprio tu e con le corna! Che rimanga un segreto.
- Anche tu sei cornuto, ma senza corna. 
- Io?
- Tu. Non ti preoccupare. Io non dirò nulla. Mi dispiacerebbe che qualcuno lo venga a sapere. 
- Io non parlo. 
- Neanche io.
- Cornuto. 
- Cornuto. 
- Che dici ci avranno ascoltato? 
- Non mi dire? 
- Un consiglio da amico: da domani indossa l'elmetto. Col berretto si noterebbero. Occhio che non vede...
- E tu indossa i copricorna, quelli con il ricamo. Sai com'è? Almeno fai bella figura. 
- Eh cornutazzo! 
- Hai registrato tutto? 

Raimondo Moncada

giovedì 16 luglio 2015

Minacce ai clienti di un negozio. E non sono le solite intimidazioni

Minacce dirette, gravissime, inaccettabili. Si parla di vita o di morte. Le parole hanno un senso e pesano come lastre di piombo. Non solo quelle dette, ma soprattutto quelle scritte. I latini insegnano: quelle dette hanno le ali del volo ascensionale (verba volant), quelle scritte hanno la sciagura di una macchia d’olio che ti rimane nonostante i lavaggi con super candeggina (scripta manent) e ti scavano dentro paure provocando stati di insopportabile inquietudine.

Se le minacce sono rivolte a chicchessia, a raggio, a mitraglia, la gravità si fa inaudita. Se le minacce sono rivolte da categorie che normalmente sono spesso oggetto di minacce ti fermi, agghiacciato, a riflettere. L’intimidazione di un commerciante rivolta ai propri clienti prima del loro ingresso nel negozio ha veramente dell’assurdo. C’è la gravità di non capirne il senso e, perciò, rimani stordito. Come si fa a interpretare l’insegna di un negozio che riporta su una saracinesca chiusa le seguenti inequivocabili due parole “ESCA VIVA”.

Cos’è? Una minaccia al contrario? Può anche essere. Ormai non ci facciamo meraviglia di niente. Ci stiamo appiattendo il senso della curiosità. La minaccia potrebbe essere proprio l’opposto di quella tradizionale, radicalizzatasi in millenni di uso e consumo.

L’autore dell’insegna potrebbe aver sintetizzato un messaggio più o meno velato di questo tipo: “Lei, gentilissima cliente, entri liberamente nel negozio, ma stia molto attenta, lo fa a suo rischio e pericolo. Ne ho viste come lei. l’ho scrutata bene negli occhi. Ho intravisto intenzioni che non mi piacciono. Non si metta strane idee in testa. Non si permetta di morire all’interno del mio negozio. La consideri una minaccia nei suoi confronti: Esca viva! E, se preferisce con le mani alzate. Provo orrore della morte. Le persone mi piacciono vive e vitali. E ora mi faccia un regalo e si metta a ridere. Le posso solleticare le ascelle approfittando delle sue mani alzate?”

Supposizioni, al momento. Solo supposizioni. In attesa che indagini più approfondite facciano il loro corso e ricorso.

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it

lunedì 13 luglio 2015

Mafia, cannoli e templi d'arancini: il turismo tedesco spinge l'industria dei souvenir siciliani


Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) ha uno stretto legame con la Germania. In terra tedesca è ambientata una parte significativa della storia di Calogerino, il protagonista del romanzo, che si mette in testa di diventare il killer più spietato della spietata storia della mafia senza, però, essere capace di uccidere una sola mosca, una sola zanzara, un solo moscerino.È Calogerino che va satiricamente in Germania. Ora, per niente satiricamente, la Germania viene nella terra di Calogerino. A calamitare i tedeschi in terra sicula: l’arte, i monumenti, il mare, ma anche i luoghi legati a noti boss o dove sono stati ambientati celebri film e romanzi che hanno a tema la mafia. si organizzano visite guidate con tanto di pacchetto turistico organizzato.  

Chissà se nel pacchetto, a sorpresa, ci sarà anche il condominio dove si è plasmato il cervello di Calogerino? Mah! Siamo curiosi di saperlo. 



A “spararsi” la notizia del “tour mafioso” è stato il quotidiano Italia Oggi in una corrispondenza da Berlino del giornalista Roberto Giardina, siciliano di origine, che non nasconde indignazione e perplessità. “Cosa direbbero i tedeschi – si chiede – se noi organizzassimo un tour sulle tracce di Hitler”. Il titolo Italia Oggi è forte: “Tedeschi in ferie con la mafia”. L’occhiello spiega: “Reclamizzato in Germania un tour in Sicilia sui luoghi della cosiddetta onorata società”.
Si richiama l’inserto domenicale del giornale tedesco Welt che, su un'intera pagina, riporta il titolo “Reiseziel Mafia”, meta del viaggio la patria del padrino.“Mandare i turisti nel paese nel retroterra della mia Palermo, in piena estate, - ci dice Roberto Giardina – mi sembra meglio che consigliare la scontata Taormina. Comunque, si può fare l'uno e l'altro”.


Il viaggio è offerto dalla Dertour. Il titolo del pacchetto è già un programma: “Legenden und Gegenwart auf den Spuren der Cosa Nostra”, leggende e presente, o realtà, sulle tracce di Cosa Nostra. Otto giorni in bus per scoprire la Sicilia in un mix “esplosivo” che prevede arte, mare, sole, montagna, escursioni programmate in luoghi legati alla mafia, ma anche in quelle realtà che alla mafia si oppongono (lo stesso Welt evidenzia i “luoghi di resistenza”).

Non manca, nel pacchetto, una capatina nei suggestivi paesaggi del film del commissario Montalbano, personaggio uscito dalla fantasia del sicilianissimo Andrea Camilleri. Così come non manca l’escursione nei luoghi del celebre film “Il padrino” da cui ha preso le mosse lo stesso romanzo “Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca)”.

Tappe obbligate: le perle siciliane pregne di storia, di civiltà, di suggestioni, di sicilianità (quella bella, positiva), di azzurro mare, di oro tufaceo dei templi greci: Taormina, Siracusa, Monreale, Mondello, Palermo, Selinunte, Erice, Marsala e la Valle dei Templi di Agrigento meraviglia dell’umanità luogo natio di Calogerino.



Il turismo muove l’economia turistica (trasporti, benzina, alberghi, ristorazione, pub, discoteche, stabilimenti balneari…) E anche il commercio dei souvenir. Con il boom delle presenze turistiche, aumenta inevitabilmente la richiesta di oggetti e indumenti caratteristici, folcloristici, che di ritorno a casa ti ricordano la vacanza o il pellegrinaggio in un luogo sacro. 

Ce ne sono di particolari in distribuzione nei negozi di souvenir aperti nei siti turistici: magliette o cartoline con il Padrino raffigurato da Marlon Brando; sculture, spilline, magneti, apribottiglie, tazze per il latte, che ritraggono personaggi con i baffoni e la lupara a tracolla. Ma anche donne con un vassoi di arancine in una mano e nell’altra un mitra.Dove c'è la domanda c'è anche l'offerta e dove c'è l'offerta si acquista pure. E' legge di mercato. 

La richiesta potrebbe portare a una rivoluzione anche nei nomi. Potremmo ritrovare presto anche in Sicilia (all’estero sono una realtà, suscitando indignate condanne) trattorie o negozi con insegne o pietanze che hanno un riferimento preciso alla mafia. E, di questo passo, potremmo vedere anche altro (come veder spuntare a sorpresa, dietro un muretto di nude pietre o dietro una spinosa pala di ficodindia, attori nei panni dei mafiosi o mafiosi in carne e ossa nei panni degli attori senza però lupare o baffoni). Pregiudizi negativi, radicati, internazionali, che identificano e mettono in ombra l’isola del sole

Concludiamo, a tal proposito, citando un brano tratto dal romanzo Mafia Ridens

“Puoi esserti diplomato all’università della Legalità con il massimo dei voti, la lode e il bacio in bocca con la lingua. Non c’è nulla da fare: il siciliano, per il solo fatto di essere nato in Sicilia, è mafioso e basta. La mente umana, per pigrizia, tende a generalizzare. I siciliani sono così tutti mafiosi come gli africani sono tutti venditori di accendini e le olandesi sono tutte bone e te la danno con faci­lità”.      

Tratto dal blog www.mafiaridens.blogspot.it 



P.S. Le foto sono state scattate in Sicilia, in negozi di souvenir 



LINK UTILI      

Ecco la pagina della DerTour che pubblicizza il pacchetto Sicilia LINK

Ecco l’articolo di Roberto Giardina su Italia Oggi LINK

Ecco il servizio uscito sul giornale tedesco Die Welt LINK    

Dall'accordo greco al siciliano accorda a to figghiu ca chiangi!

Accordo! Accordo! Ho le orecchie piene di questa parola, di questo suono. Se ne parla da settimane. Riusciranno ad accordarsi? 
Ci hanno fatto pure un referendum in Grecia. Un popolo intero, disperato, col cappio al collo, è stato chiamato alle urne per dichiarare la propria avversione o il proprio favore all’accordo proposto dall’Europa, ritenuto inaccettabile. 

Un voto popolare, a larghissima maggioranza, di cui tener conto. Così è stato presentato. Ma sarà così? 

Per me quel suono, quella parola, ha sempre avuto un significato preciso, più legato alla disperazione e al pianto. Lo lego alla mia infanzia. E mi ricorda quando piangevo disperato (‘ngusciatu) perché mi mancava qualcosa o, più semplicemente, per ottenere qualcosa. Piangevo così tanto che le mie lacrime allargavano il cuore dei miei genitori. Piangevo così sonoramente che le mie urla facevano tremare anche le pareti dei vicini pronti a sporgere denunzia per disturbo della quiete condominiale. 

Così a turno, o mia madre, o mio padre, armati di santa pazienza, si dicevano nella nostra cara madre lingua: 
“Susiti e cerca d’accurdari a to figghiu ca chiangi!”

Accurdari non significava letteralmente tirare le corde di uno strumento musicale fino a intonarle. Metaforicamente, a pensarci bene, aveva un significato simile: rimuovere lo stonato per non stonare più, con le urla, la suscettibilità dei condomini.

Accordandomi i miei genitori mi rendevano felice. E mi accordavano con una caramella, con una fettina di pane e nutella, facendomi vedere Braccio di Ferro in tv. Bastava poco per accordarmi. Almeno fino a quando mi sono mantenuto sulla soglia dell’infanzia. 

Parole, solo parole, che nelle rispettive lingue hanno significati diversi, profondi, comunque vitali. Un bambino in qualche modo si può accurdari. Un popolo disperato e sull'orlo del fallimento no. 


Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it


foto tratta da http://nonciclopedia.wikia.com

martedì 7 luglio 2015

Libri e film di valore, il giudizio critico del mah!

Mah! E ripeto: Mah! È la mia recensione al moto di recensioni alle opere artistiche: film, romanzi, racconti, poesie, anche canzoni. 
Di tanto in tanto, da spettatore, mi capita ad esempio di entrare al cinema e di vedere un film. Mi può piacere come non mi può piacere. Il gusto è soggettivo. Ogni persona ha un proprio gusto personale. Così come ogni soggetto ha il suo soggettivo. Uguale. 
Mi capita, quindi, di uscire dal cinema e di condividere, sempre ad esempio, le stesse perplessità con parenti o amici che hanno visto la mia stessa pellicola. Il gusto soggettivo si fa così sempre meno soggettivo e più oggettivo. Vincono i numeri statistici. Ma mi capita poi di leggere o di sentire recensioni entusiaste, ripetute, insistite, ossessionanti. Da più voci, da più fonti, su più media. Giudizi che sono l'opposto del mio inascoltato giudizio. 
Mah! Mi dico, con un suono che mi rimbomba nella cavità cranica che ospita il cervello pensante. 
Lo stesso mi capita leggendo, da umile lettore, qualche opera narrativa. Tutti a esprimere elogi, tutti a parlarne benissimo, tutti a strapparsi i capelli e a tirarsi i peli superflui dal corpo uno per uno con le nude dita p aiutandosi con delle pinzette: "Bello! Bravo! Complimenti! Un maestro!" 
E tu a mettere in dubbio la tua impressione, il tuo parere e a
cercare quel valore esaltato che non hai visto o sentito o toccato. Tu, solo, umile, ignorante, per niente titolato, rappresentante di quel volgo massificato e senza strumenti critici accademici universitari, a chiederti sbattendo la testa (lato fronte) al muro: 
"Cosa mi è sfuggito? cosa non ho capito? cosa ho che non va?"
E non è finita. I pensieri si fanno filosofici: 
"Cosa è bello e cosa è brutto? Cosa fa di un capolavoro un capolavoro? Quali elementi fanno di un grande autore un grande autore ora, in quest'epoca, e non dopo la morte del cineasta o del romanziere o del poeta?" 
Troppo facile dopo la dipartita dell'autore in vita osteggiato. La morte, infatti, cancella di colpo ogni dubbio, ogni perplessità residua, dando una spinta al postumo successo. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

Nella foto, una ceramica del maestro saccense Gaspare Patti 

domenica 5 luglio 2015

Difendersi dal caldo, ecco quale acqua bere

È estate e siamo a luglio. Ogni giorno leggo e sento allarmi meteo che si accompagnano a immancabili bollini rossi. In radio ne ho sentito uno che è sembrato un bollettino di guerra: "Le regioni più colpite dal caldo sono..."
E giù l'elenco delle zone sfortunate. 
Le regioni più colpite dalla
stagione estiva? 
Tutta colpa del solito caldo ciclone e anticiclone che ogni anno, da sempre, in estate, arriva dall'Africa. Non sui barconi. No. Ma cavancando i venti che si spostano con una gran massa d'aria clandestina ed extracomunitaria che attraversa senza controlli e i necessari blocchi navali il Mar Mediterraneo. 
Ogni giorno interventi in ogni Tg, in ogni radio giornale. Spostandomi in macchina, ascolto con apprensione. Le notizie sui terroristi islamisti, sulla Grecia, vengono quasi oscurate dalla paura del caldo. Dopo gli allarmi, ci dicono di non preoccuparci. C'è il massimo dell'attenzione: 
"È mobilitata la protezione civile".
Agli esperti si chiedono consigli su consigli per superare indenni l'insolita estate (potrebbe fare però un po' di freddo siberiano). 
"Proteggetevi all'ombra, con i berretti, bagnatevi però la testa, la fronte, le orecchie, il naso, la gola, con acqua fredda, non calda. Se è calda, riscaldatela prima. Per purificarla. E poi raffreddatela in frigo".
Tutto qui? 
"Entrate nei negozi, ma non per fare acquisti. Solo per godere gratuitamente, senza sconti, della refrigerante aria condizionata. Fate finta di essere interessati agli acquisti così nessuno vi guarderà male. E poi, se siete fuori,  passeggiate sotto viali alberati. Ma solo se siete costretti. Se potete, non uscite di casa e accendete i ventilatori, fate buon uso dei ventagli, soffiatevi, spogliatevi, depilatevi... E bevete, bevete tanto. No alcol per dimenticare il caldo. Ma acqua, tanta buon'acqua naturale. Va pure bene quella del rubinetto. Deve essere però potabile". 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

Sandokan vittima delle irriguardose zanzare tigri

È atterrata sulla mia pelle una zanzara tigre. Per farla spaventare, dopo alcune libere perforazioni, le ho urlato:
"Vedi che io sono Sandokan". 
La zanzara tigre non si è mossa di un millimetro. Premendo la perforatrice sull'epidermide di Monbracem, mi ha chiesto con sguardo interessato:
"Lady Marianna? La Pelle di Labuan, è qui?"

Non ci sono più le zanzare rispettose di una volta.

Raimondo Moncada
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sabato 4 luglio 2015

Il futuro è senza peli, rivoluzione epilatoria in arrivo

Il dilemma di ogni estate: mi depilo o non mi depilo? 
Che noia! Sempre la stessa domanda. Ma quante cose, alla fine, facciamo sempre uguali?
Le altri estati non mi sono mai depilato: mi spilo, per carattere. Non sono portato per l'azione depilatoria. Solo la barba, ogni tanto, per farmi riconoscere e apparire giovane. L'apparenza, nel nostro mondo, e soprattutto nella nostra testa, ha la sua pressante importanza. 
I peli, per loro natura (così ci è dato credere), sono superflui. Ma alle scimmie non l'ho mai detto. Né, penso, lo dirò mai. Non ho il coraggio e non trovo le parole. Lo capiranno da sole, col tempo. E anche loro, cominceranno, nella giungla equatoriale, ogni volta che sentiranno da Tarzan i primi allarmi meteo sul caldo più caldo in arrivo, a cercare qualche rasoio o ceretta a strappo (i più pazienti li rimuoveranno a uno a uno). O cominceranno ad affollare i centri estetici dove c'è la fila di uomini e donne. E così anche i peli diventeranno un problema di tutto il mondo animale. 
Ho solo una certezza: il futuro è senza peli. Lo dicono tutti gli indicatori. Perciò, superiamo ogni remora e diamoci da fare per sostenere la rivoluzione depilatoria. 

Raimondo Moncada
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L'amore non fluttuante di due ombrelli, Lilla e Verdino

È amore? 
È amore! alla luce del sole, apertamente, senza ombra di dubbio, senza vergogna. 
Tra circa quattrocento ombrelli fluttuanti a Sciacca, solo due ombrelli, Lilla e Verdino, si prendono per mano e non si staccano, neanche se viene una tempesta di vento. 
Fanno tenerezza. 
Gli altri ombrelli sono ognuno per i fatti loro, autonomi, incuranti del vicino o della vicina. Si scontrano, a volte, altre si avvicinano. Ma non si abbracciano mai e non si giurano amore eterno come Lilla e Verdino. Un esempio per tutti. L'amore vero rende più forti e ripara dalle intemperie.

Raimondo Moncada
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Sotto le stelle reumatiche



Quando hai la fortuna di dormire all'aperto, d'estate, sotto un manto di stelle lucenti, con abat-jour la luna, avvolto dall'intenso profumo di un'umidità improvvisa, il mattino ti risvegli che è un piacere. E resti a letto, reumatico, cigolante, immobile, in attesa che l'Inps ti invii una gru per risollevarti almeno il morale.

Raimondo Moncada 
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Allarme caldo torrido equatoriale ciclonico da forno


Soffoco!
Tutta la giornata a sentire allarmi meteo, anche adesso, uguale allo scorso anno, e agli anni precedenti, con interviste allarmate agli esperti meteo.
"Fa caldo!", "E anche se non fa caldo farà caldo", "Abbiate un po' di pazienza che il cando torrido da forno ciclonico arriverà".
Ma perché questi lanciatori d'allarmi non vanno in Africa, all'equatore, a lanciare allarmi sull'imminente arrivo del caldo torrido equatoriale?
Con tutti questi allarmi, una volta al mare non mi sono sentito di andare. Ho paura di sentire caldo. Immagino di trovare il sole, senza la protezione delle nuvole, che mi entra sotto l'ombrellone e mi aggredisca con i raggi Uva e a me l'Uva non piace, l'Uva con la U maiuscola.
Soffoco al solo pensiero, muoio ogni volta che sento le previsioni del tempo.
L'estate calda non dovrebbe esistere. Ma chi l'ha inventata?
Voglio l'accompagnamento.


Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 


venerdì 3 luglio 2015

Rivoluzione nei concorsi, valore all'autolaurea e agli atenei fai-da-te

Le università italiane non conteranno più. Sarà il deserto. Chi ci andrà? Boh! La laurea italiana in Italia, messa a confronto con le lauree non italiane, varrà in modo relativo. Ma quanto? Sarà importante saperlo. 

Per conquistare un posto pubblico in pubblica amministrazione tramite  pubblica competizione, potrebbe non essere sufficiente il 110 e lode, con un bel bacio sulla sudata fronte. Al voto sul pezzo di carta e ai baci corporali si potrebbe aggiungere il valore dell’ateneo che il pezzo di carta ha prodotto. Ogni ateneo avrà un suo voto intrinseco che si aggiungerà al voto estrinseco di laurea.

Ne discute – leggo sulla stampa – la Commissione Affari Costituzionali della Camera nell’ambito della legge di riforma della Pubblica Amministrazione. E non mancano, com'era prevedibile, le polemiche.
Gli studenti, lo sappiamo, sono valutati da una vita dai professori o da commissioni di professori. E gli atenei? Chi valuterà il valore del loro peso? Quanto varrà la laurea a Milano, a Venezia, a Torino, a Roma? E quanto un titolo a Napoli, a Palermo, a Catania, ad Agrigento, al Villaggio Mosè? Il titolo di studio conseguito al sud varrà di più di un titolo conseguito al nord?
E quanto varranno le università italiane in confronto alle università straniere? Il succo di un’arancia di Ribera avrà più valore del succo spremuto da un’arancia del polo nord? La formazione scolastica si peserà come i cavoli? 

Le nuove generazioni, nel loro piano di conquista di un futuro posto di lavoro, potranno essere spinti a una scelta radicale: invece di emigrare a Milano, a Venezia, a Torino, a Roma, perché non andiamo direttamente fuori, in Inghilterra, in America, in Francia? Al Massachusetts Institute of Technology, ad Harvard, a Cambridge o a Oxford?

Luigi Pirandello andò a laurearsi in Germania, a Bonn, (all'epoca non c'era ancora la Merkel) lasciando Palermo e poi Roma, con una tesi sulla mia lingua giurgintana. I giovani di oggi potrebbero seguirne l’esempio.
La fuga dei cervelli all’estero potrebbe così cominciare dalla scelta dell’ultima tappa del percorso scolastico di formazione. E non dopo.

Per mia fortuna, mi sono già autolaureato e non ho più di questi pensieri. Attendo solo, una bella laurea honoris causa italiana o anche straniera. Accetto tutto. Anche una laurea in spremute d’arance. Ho già sotto naftalina tocco e toga accademica, di qualche taglia in più per farci entrare anche la pancia. 
Chissà come sarà valutata la mia autolaurea e il mio ateneo fai da me? Sono molto curioso. Sono sicuro del loro peso: a prescindere, valgono tanto, più di un titolo ufficiale preso in Australia o in Siberia. 
Speriamo bene. 

Raimondo Moncada

lunedì 29 giugno 2015

Stranezze terrestri e aperture a strappo con finale da brividi

“Tu sei Raimondo e hai scritto Mafia Ridens e Babbaluci. Io sono Raimondo e ho scritto Mondo Ridens e Chiocciole! Piacere, Raimondo Quagliana”. 

Incontri voluti dal caso. Come il caso ha voluto che due Raimondi scrivessero opere umoristiche dal nome quasi uguale. 
Preso per il collo, penso: cosa mi vorrà? Mi vorrà strappare un sorriso a strappo? Poi trovo il coraggio e a faccia tosta mi presento: “Piacere, sono Raimondo Quagliana… no, volevo dire Moncada”.

Sono circondato. Il quasi omonimo Raimondo Quagliana non è solo. Ha il supporto di un gruppo agguerrito, composto da un’armata di scrittori, attori e umoristi (un’aggravante, di cui aver paura!). Raimondo si avvicina assieme a una donna, sorridente, che a sua volta si presenta mettendo a dura prova la mia memoria social.

“Ciao. Che piacere! Siamo amici su Facebook. Sono Antonella, Antonella Tarantino. Ricordi?”.  
“Ciao! Come stai? Certo che mi ricordo. Come non ricordare. Se siamo amici su Facebook, ricordare è naturale. Ho cinquantacinquemila amici e me li ricordo uno a uno. Sono in grado di dirti cosa fanno, quanti anni hanno, se sono sposati, se hanno figli… Mi ricordo pure i nomi dei loro parenti. Non puoi essere amico su Facebook e non esserlo nella vita reale. Pensa, ho amici dell’Australia con cui mi vedo tutti i giorni, loro in Australia io in Sicilia”.

Stupida ironia! Che usi talvolta come scudo per cercare di nascondere tue défaillance (malafigure!). Sul momento non ricordo. Ho un blackout. Sono troppo preso da alcuni problemi tecnici per il recital che dovrò fare e che mi ricorda il detto siculo "jri a legna senza corda". Ma mi sforzo di non farlo capire. Di non far capire che il mio cervello ha resettato la memoria rigida e lavora con le parti molli. 
Per non portarla a malafigura cerco di ricostruire i momenti principali della nostra amicizia social. Poi, per fortuna, ricordo, pezzetto per pezzetto (mi ero arrampicato troppo sugli specchi). Antonella ha messo “mi piace” su alcuni miei post, e così ho fatto altrettanto io in più occasioni. E ricordo in particolare le attività di “Apertura a strappo”, un collettivo di autori, lettori, musicisti, performer che anima un blog letterario tutto da leggere e che gira per le scuole e per le piazze e per le librerie, organizzando reading da ridere e reading di denuncia. 

Giorgio D'Amato
E un reading, un divertente reading, conclusosi con una denuncia forte contro la mafia, il collettivo lo ha messo in scena a Sciacca, in occasione del Letterando in Fest 2015, la sera del 27 giugno (un giorno prima del compleanno del mio amico Luvici, Luvici Pirandello). Ed è in quella circostanza che vengo circondato da Raimondo Quagliana, da Antonella Tarantino e da altri simpatici autori-attori del collettivo capitanati da Giorgio D’Amato, una barba che nasconde tanto amore per le lettere, per il teatro, per l’impegno (caratteristiche che ritrovo in tutti, equamente, anche in chi barba non ne ha per scelta e per natura).

Con Lucia Alessi, Salvatore Monte, Ivana Dimino
Una serata intensa, dedicata all’umorismo. Tre ore sparate di battute, con le sedie occupate da un bel pubblico interessato, sganasciato e plaudente. Io, con i miei straordinari compagni di viaggio (Salvatore Monte, Ivana Dimino, Lucia Alessi) a far parlare Achille Campanile, il collettivo “Apertura a strappo” a deliziarci con brani del loro spettacolo “L’arte spiegata ai non vedenti”.
Una bella scoperta che ho con i calli applaudito: una Sicilia che ha fiducia, che non si arrende, che insiste, crea, scrive, si diverte, ride e fa ridere, sensibilizza, apre con l’arte gli occhi ai “non vedenti”.

A inizio serata, a cavallo del tramonto, sono con le spalle al muro. Non posso che confessare. Ammetto le mie colpe: “Sì, ho scritto il libro Mafia ridens e ho scritto Babbaluci. Ora fate di me quello che volete. Ma non mi toccate le ascelle”.
Mi tolgo un gran peso dallo stomaco.  

Con Raimondo Quagliana e Antonella Tarantino
Mi complimento con Raimondo Quagliana per il suo libro, per i suoi racconti (Chiocciole e altri essere alati è stato segnalato al Premio Calvino), per la sua naturale e contagiosa simpatia, per la sua quasi omonimia (chissà, magari un giorno ci scambieremo i cognomi: io mi chiamerò Raimondo Quagliana e lui Raimondo Moncada). Così come mi complimento con l’intero collettivo, soprattutto alla fine dell’esibizione nel cortile Orquidea della Badia Grande: tutti bravissimi, da Antonella ad Antonella (giusto per chiudere il cerchio).   

Pago volentieri le mie colpe. Chiedo una foto con il mio quasi omonimo Raimondo e con la mia amica Antonella (per avere la prova che la storia testé raccontata non è invenzione narrativa).

Ora c’è qualcosa di sostanzioso che ci unisce, non Facebook, ma una conoscenza fisica, reale, occhio con occhio, cuore con cuore, e una stima artistica e umana conquistata sul campo di battaglia: il palcoscenico di un teatro.  

Raimondo Moncada


Il blog di Apertura a Strappo www.aperturaastrappo.blogspot.it

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