giovedì 22 febbraio 2018

Una pensione agli accaniti accusatori digitali

Daranno la pensione a chi ha insultato per ore ore e ore, ossessivamente, Sciacca, la provincia di Agrigento, la Sicilia, il Sud, augurando le peggiori disgrazie: attacchi terroristici, terremoti, malattie letali, la cancellazione dalle cartine geografiche. Un violento, continuo, attacco sui social con ingiurie, invettive, minacce di morte, inviti a boicottare il territorio, a non metterci più piede (scarpato o scalzo), a zittire pure la voce di Siri e la voce dei suoi familiari che sulle loquaci mappe interattive parlano troppo continuando colpevolmente a indicare Sciacca e la Sicilia quali mete turistiche da visitare.
Dichiarazioni a mitraglia che non si contano più, battute e ribattute sui social attraverso la tastiera di computer e smartphone. Un’azione fisica, usurante che sta coinvolgendo migliaia e migliaia di utenti da tutt’Italia, accaniti, inferociti, di cui la mia turbata immaginazione ha visto il luccichio negli sviluppati denti canini.
Un incubo!
Utenti che da giorni e giorni, hanno scritto, e scrivono ancora, abusando dei delicati polpastrelli nell’inarrestabile foga diffamante.
Ci vorranno i certificati medici. Ma possiamo già fare un quadro immaginifico: c’è chi accusa reumatismo e chi artrosi; chi microfratture alle falangi, falangine e falangette; chi paralisi ai piccoli muscoli delle dita digitanti; c’è chi, addirittura, ha avuta cancellata l’intera impronta digitale divenendo per la polizia anonimo, senza volto; c’è chi si è ritrovato senza dita, cadute a quanto pare per l’iperproduzione di tossine velenose nel sangue.
Per loro, così impegnati, così instancabili, così generalizzanti, si proporrà una legge ad hoc per l’ottenimento - da parte di un apposito istituto previdenziale - di una pensione di invalidità. Verrebbe così riconosciuta per la prima volta l’indennità da attività usurante agli accusatori accaniti che invece di accusare il mostro di Firenze dei delitti commessi accusano l’intera Firenze di essere mostruosamente responsabile. Quello che sta avvenendo dalle mie parti: l’intera Sciacca viene accusata della mostruosa mattanza di animali opera di uno o più crudeli squilibrati (come per il mostro di Firenze) da individuare e sottoporre a severa pena dopo civile processo nelle apposite aule di tribunale della democratica Repubblica Italiana. 
Ci sono ottime possibilità che la proposta venga accolta e diventi legge dello Stato e che venga pure copiata para para in altre parti del mondo. 
Intanto, vengono segnalate polpette avvelenate in tutto il territorio nazionale e non da ora. Ma non è la stessa cosa di quanto avviene al sud, in Sicilia, a Sciacca, a casa mia, su cui si continua a riversare veleno...

Queste potrebbero pure essere le mie ultime, dolci, parole. Addio (anche se, prima di lasciare, meriterei pure io la pensione accusando ossessivamente gli accusatori ossessivi)!

Raimondo Moncada

lunedì 19 febbraio 2018

Strage di animali, cittadini e buonsenso

Uno squilibrato senza umanità fa strage di animali e si scatena l’inferno contro la città dove è avvenuto l’episodio, contro il suo sindaco, contro tutti gli amministratori, contro tutti i cittadini, contro tutta la regione, contro tutta l’area geografica che include la mia Sicilia. 
Per placare gli animi inferociti, non bastano le condanne del crudele gesto, non basta ripetere le espressioni di condanna all’infinito, non basta chiedere pene esemplari per il mostro, non basta esprimere sentimenti di sconcerto, di indignazione, di sdegno, per la barbara e inaudita azione perpetrata contro animali innocenti e indifesi. Non basta spiegare l’attività svolta. Non basta esprimere vicinanza e ammirazione a un mondo di volontari che con tanto amore, sacrificio, svolgono una meritoria attività a favore degli animali e per il loro benessere.
Si è innescato in pochissimo tempo un meccanismo che ha spinto un numero imprecisato di persone, via social, via email, via telefono, via altri canali, ad accusare e infamare tutto e tutti, buttando una sorta di bomba atomica sul luogo dell’efferato delitto: il Sud, la Sicilia, Sciacca.
Perché tutto questo? Perché prendersela con una collettività e non col singolo responsabile?
È mostruoso.   
Uno fuori di testa si macchia di un esecrabile reato e la conseguenza immediata è questa: una città, una provincia, una regione vengono messi alla pubblica gogna con tanto di interventi di alto livello, con personaggi conosciuti a buttare benzina sul fuoco che divampa e che distrugge. 
Non ho mai visto una cosa del genere. È terribile. Un’ondata di merda che si è sollevata e che sembra inarrestabile, incontrollabile. Hanno minacciato di morte il sindaco, i suoi familiari; hanno augurato alla città di essere triturata da un terribile terremoto, di essere annientata dalla peste, e ai suoi cittadini di essere uccisi lentamente dal cancro; c’è chi ha minacciato azioni eclatanti al limite del terrorismo; c’è chi è arrivato a ipotizzare un’azione deliberata, ordinata dall’alto, per far passare il Giro d’Italia senza la disturbante visione di randagi in circolazione; hanno accusato un territorio e un’intera regione di arretratezza, di ignoranza, di miseria, di medioevo, di terzo mondo (“cosa c’è da aspettarsi da gente che scioglie nell’acido i bambini?”); hanno proposto campagne per boicottare la città e l’intera Sicilia, per ammazzare la già precaria economia, parlandone male, invitando tutti a parlarne male e a non mettere più piede in questo “luogo di abominio”. C’è chi si vergogna di essere siciliano, di essere nato in questa terra, di essere mio conterraneo. 
Uno uccide e tutti diventiamo assassini.
Uno è pazzo e tutti diventiamo pazzi.
Uno non ama gli animali e tutti veniamo additati di essere odiatori di animali come se l’avessimo nel Dna.
Anche le rabbiose generalizzazioni sono un brutale assassinio. Uccidono un’intera comunità.
Mi chiedo: ma in altri paesi non meridionali, avviene lo stesso?
Se lo stesso crudele, ingiustificabile, episodio fosse accaduto nella civile Milano, nella civile Bolzano, nella civile Verona, nella civile Venezia, nella civile Cogne, nella civile Macerata, si sarebbe sollevata una uguale ondata di ingiurie, di offese, di minacce, di razzismo come quella che in questi giorni si è alzata contro tutti i saccensi, i siciliani e i meridionali? E sempre in questo caso, si sarebbero usate parole come: ignoranti, arretrati, mafiosi, assassini, criminali, gente senza cuore che merita di sparire dalla carta geografica o di stare nella fogna, persone che non meritano nulla?
Ma in che Italia vivo?
Quello che è accaduto, lo ripeto, lo ripeto, lo ripeto, è di inaudita barbarie e il responsabile deve essere trovato al più presto, indagato, processato e assicurato alle patrie galere.
Ma non si può accusare un intero popolo, una città, una regione intera, di un reato commesso da uno, uno soltanto. E allora, ogni volta che accade un efferato delitto a Milano, per stupido automatismo, dovremmo accusare indistintamente tutti i milanesi, compresi i bambini, di essere violenti? Se un genitore a Perugia dà uno schiaffo a un figlio, per associazione etnica dovremmo considerate maneschi tutti i perugini?
Nella rinascimentale e pacifica Toscana, dopo numerosi ed efferati delitti, si è solo parlato di “mostro di Firenze” e non di “Firenze mostro”. Noi, invece, figli della Sicilia, siamo sempre e comunque dei mostri, in quanto figli di una terra mostruosa a cui far scontare una condanna senza appello con ulteriore isolamento, con ulteriore emarginazione.
Stiamo attraversando una fase di barbarie con folli criminali che fanno strage di cani indifesi, e folli scatenati che fanno strage di uomini e donne innocenti, scossi e addolorati da quanto accaduto nel proprio territorio per mano di un ignoto, un ignoto mostro senza cervello su cui si sta indagando.
Chi ci difende da questi letali meccanismi spara fango?
Nessuno è in grado di restituire la vita ai poveri cani. Così come nessuno potrà ripagare l’assassinio di una città.
In attesa di risposte, attenderò il terremoto o le malattie mortali o altro di nocivo effetto, per ritrovarmi non soccorso tra le vittime della strage di uomini, donne, e anche animali, così tanto agognata con esemplare bestiale pietà.
Grazie per l'umana comprensione, ci vediamo nell'altro mondo. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

venerdì 26 gennaio 2018

Il ritratto della storia


Un ritratto di mio padre, giovane, sorridente, artista di grandi speranze, con uno sfondo tricolore. Ecco uno dei regali più belli ricevuti a Favara, nel corso della presentazione del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada, Ad Est Edizioni, nell’aula magna del liceo statale “Martin Luther King”, nell’ambito della Settimana della Memoria organizzata dall’istituto di studi e di ricerche “Calogero Marrone”, dall’Anpi, dal Comune di Favara e con il contributo umano, didattico, formativo, creativo, affettuoso, della scuola. 

Il quadro è opera di un ragazzo di quattordici anni che frequenta il primo anno dell’indirizzo artistico. Si chiama Vincenzo Sorce ed è della prima I.




È un regalo che ho ricevuto alla fine di una densa mattinata, il preludio al 27 gennaio. Un regalo assieme ad altri regali. Ragazzi che mi hanno ascoltato, che mi hanno regalato la loro attenzione e il loro tempo per due ore (tante, lo so), che si sono alzati per porre domande intelligenti collegando quella storia con l’attualità, che hanno letto alcuni brani del libro, che hanno suonato al pianoforte Chopin, che hanno interpretato due video per rileggere quello che è stato e “aprire gli occhi” per il presente e il loro futuro.

Regali su regali. Sono intervenuti, a nome dell’istituzione comunale, l’assessore Rossella Carlino, il dirigente scolastico Salvatore Pirrera, il presidente del centro “Marrone” Rosario Manganella, il presidente dell’Anpi Carmelo Castronovo, l’artista Sara Chianetta. Interventi sul tema, sulla giornata, sul libro, su mio padre per chi lo ha conosciuto, per chi lo ha stimato, per chi gli ha visto “quegli occhi grigio-azzurri...”




A coordinare tutti gli interventi e a intervistare l’autore e a introdurre l’incontro la prof Mariolina Vella: una garanzia. 

L’amica prof artista Giada Attanasio a curare un gruppo di ragazzi e a fare anche da tecnico e da fotografo e altro. 

La presentazione del libro è stata inserita dentro il più ampio e ammirevole progetto  della scuola "Incontro con l'autore". “Un'occasione - ha poi scritto una docente nel pubblicare le foto su Facebook - per conoscere la storia, anche attraverso ANPI e istituto di ricerca  “Calogero Marrone”, che promuovono la Settimana della Memoria. Progetto coordinato dalle docenti Mirella Vella, Giada Attanasio e Franca Fanara”.


È la prima presentazione del Partigiano bambino del 2018 e la prima dentro una scuola. 

Grazie di cuore. Per me una lezione, studente tra studenti. E più studente adesso di prima. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

giovedì 25 gennaio 2018

Il partigiano bambino riparte dalla Giornata della Memoria

Si riparte, nella Giornata della Memoria. Il partigiano bambino cammina ormai sulle proprie gambe e dà testimonianza sugli orrori della guerra, su quello che è stato e su quello che non deve mai più accadere e che può accadere.
Dopo il viaggio incredibile nel 2017 per l’Italia e il Belgio, l’anno nuovo si apre con nuove tappe, con nuovi appuntamenti, per testimoniare, per trasmettere la storia di mio padre, Gildo Moncada, per incontrare soprattutto giovani, soprattutto studenti.

Due gli appuntamenti di questo primo mese dell’anno, il 26 gennaio a Favara, il 27 gennaio a Sciacca.

Il 26 gennaio si parlerà di Gildo Moncada e della sua storia raccontata nel libro Il partigiano bambino nel liceo statale “Martin Luther King” di Favara nell’ambito del calendario di una settimana di iniziative promosse dall’Istituto Studi e Ricerca “Calogero Marrone”,  dall’Anpi e dal Comune di Favara. Programmato un incontro alle ore 9 con gli studenti, assieme a Sasà Manganella presidente dell’Istituto di Studi e Ricerche dedicato a un favarese, Calogero Marrone, che salvò la vita a migliaia di ebrei e poi venne ucciso in un lager nazista.

Il 27 gennaio, alle ore 11,15, prevista una testimonianza sulla storia di mio padre e della famiglia di mio nonno Raimondo nella Sala Principale dell’antica biblioteca comunale “Aurelio Cassar”. il momento è inserito nell’ambito della due giorni organizzata per celebrare la Giornata di riflessione sulla Shoah e sugli orrori della guerra promossa dal Comune di Sciacca in collaborazione con scuole, associazioni ed enti vari. Ci saranno anche Betty Scaglione (autrice del libro Con tutto il nostro amore); di Ina e Rosario, figli di Salvatore Ingrando, marinaio saccense deportato nei campi di concentramento. Letture degli studenti del Liceo Classico “Tommaso Fazello” sulle note a tema dei maestri Nicolò Lipari ed Eleonora Ardizzone.

Il partigiano bambino ricomincia, dunque il suo cammino dopo aver toccato nel 2017 Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emilia, Brisighella, Burgio, Riesi, Modena, Carpi, San Martino in Rio, Menfi, Agrigento (per ben tre volte), Roma (Camera dei Deputati), Bruxelles.
Il libro è stato insignito del Premio Internazionale “Navarro” e del Premio di Scrittura del Lions Club Agrigento-Chiaramonte. E al Partigiano bambino è stato dedicato in Toscana il concorso nazionale di letteratura “Una storia partigiana”, promosso dall’Anpi col patrocinio del Comune di Lastra a Signa. C’è poi una scuola superiore della provincia di Agrigento che ha avviato un progetto lettura.

Raimondo Moncada





sabato 6 gennaio 2018

Il mio no ad Agrigento Capitale della Cultura 2020

Tempio di Giunone, "Percorsi d'amore", foto F. Novara
Da agrigentino dico no ad Agrigento Capitale della Cultura 2020.
Lo dico e non per essere una voce solitaria fuori dal coro. Tutti lo vogliono, agrigentini e non agrigentini amanti di Agrigento e di quello che rappresenta: la città dei templi, la città di un premio Nobel per la Letteratura, la città del Teatro, la città della Sagra, la Città del Mare, la città Unesco, la città di Empedocle e altri illustri figli...
Anche Luigi Pirandello sarebbe stato d’accordo. Ed io non sono Luigi Pirandello. Non sono neanche nelle condizioni di legargli i lacci delle scarpe e non per problemi alla schiena (lo dico per anticipare chi, a questo punto della lettura, mi riempirà di improperi: ma chi si crede di essere: Luigi Pirandello?).

Cattedrale di San Gerlando 
Non sono un disfattista. Non sono un pessimista. Sono un agrigentino malinconico, nato e cresciuto nella sua infanzia nel centro storico di Agrigento (proprio sotto la barcollante Cattedrale). E sono un agrigentino cresciuto in una sua periferia: il Villaggio Mosè. Due luoghi, due dimensioni: un centro storico meraviglioso col tempo svuotato, mortificato, decaduto e cadente; una periferia amorfa, confusionaria, dimenticata, mal servita (parlo di come l’ho vissuta quando ci sono stato).
Agrigento è dentro di me, con tutte le sue anime: la città che aspira, che si lancia, che si anima, che si rassegna, che lascia andare, che si riempie i polmoni del suo mare e l’animo della sua storia millenaria.

Il mio corpo è Agrigento. Il mio spirito è Agrigento. Ne ho avvertito la mancanza, la fatale nostalgia!, quando mi sono staccato da Agrigento, quando da lontano si vedono tutte le cose belle, le cose che hai lasciato e che vorresti sempre avere con te. E rivaluti, e guardi con un altro occhio. Guardi col cuore e guardi con la meraviglia, proprio come quando passi davanti alla Valle dei Templi (quella vera, non quella vista in tv) e t’incanti; proprio come quando vai al Caos e rimani estasiato; proprio come quando leggi Pirandello e rimani rapito, proprio quando entri nell’ottocentesco teatro ed entri in dimensioni superiori.

Perché allora mi esprimo così contro la insistita, insistente, candidatura di Agrigento Capitale della Cultura 2020? Forse perché non la ritengo pronta? Forse perché attraverso Via Atenea e mi viene un colpo al cuore? Forse perché arrivo in piazza Don Minzoni, la mia piazza, la piazza dove ho imparato a guidare il mio primo carrettino, e la visione della cattedrale recintata mi fa scendere le lacrime dagli infanti occhi? Forse perché mi faccio un giro per i vicoli della mia vecchia, stanca e ferita città e ne ricevo pugni allo stomaco?
Non so...
Da anni la guardo da lontano Agrigento e quando ci torno mi piace vederla bella e vivere solo la sua bellezza chiudendo gli occhi su tutto il resto che è comunque migliorabile. Il mio non è per niente un endorsement sul 2020. È un lamento, un pianto, un desiderio rimasto deluso.

Ma se candidare Agrigento a Capitale della Cultura 2020 significa innescare finalmente - dico "finalmente" - processi di rinascita, di rigenerazione, di nuova fiducia, di cambiamento, di miglioramento delle condizioni culturali, economiche, imprenditoriali, finanziarie, occupazionali… insomma, un sovvertimento geografico e statistico dell’Italia ("Miracolo! una città del profondo sud si ritrova prima nella classifica delle città dove si vive meglio e dove anche gli italiani di Bolzano aspirano vivere"), io ci sto! Appoggio questa candidatura con tutto il cuore.

Tempio della Concordia
La mia Agrigento ha potenzialità enormi e una storia e monumenti unici al mondo (Alberto Angela è stato osannato!). Ma nel tempo è stata sfiduciata, depredata di ogni speranza. Ma niente è perduto e tutto dipende anche dal singolo oltre che dallo spirito di un'intera comunità. E faccio una confessione: l’aver rivissuto, di notte, la scorsa estate, sotto il cielo stellato, con amici del nord e parenti di altre terre, la magia notturna di una Valle dei Templi curata in ogni suo minuto elemento come un prezioso tesoro, mi ha aperto il cuore a nuovi spiragli facendomi sentire ricco e orgoglioso di essere nativo di questa terra.

Il mio è, dunque, un no secco ad Agrigento Capitale della Cultura 2020 e un sì deciso ad Agrigento Rifiorita Rispettata Amata Felice, Capitale della Cultura Sempre, da gennaio 2018 in poi. Dentro di me, dentro il cuore di quel piccolo Raimondino che qui ha avuto i suoi natali, lo è già. Sedendomi sopra una pietra viva della Valle dei Templi, e osservando il sorgere del sole che infiamma e dà vita alle colonne della storia dell'umanità, la mia città si presenta ogni volta come Capitale della Cultura del Mediterraneo e del mondo. Sempre. 

Raimondo Moncada

mercoledì 27 dicembre 2017

Il partigiano della Costituzione: dolore, memoria e gratitudine

Ca' di Malanca (Brisighella)
Un 2017 di immersione nella storia; storia del nostro Paese, della mia famiglia e di mio padre, Gildo Moncada, toccando spesso profondità mai raggiunte prima. Un’immersione che mi ha arricchito, che mi ha cambiato, che mi ha stravolto, che mi ha aiutato, che mi ha dato delle risposte, che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose e luoghi-monumento dove è ancora vivo il sangue versato durante la seconda guerra mondiale.

Camera dei Deputati, Sala "Aldo Moro"
Il fine anno è occasione di guardarsi indietro, di fare una sorta di bilancio di ciò che è accaduto. E io lo faccio in un giorno speciale, il 27 dicembre. Settant’anni fa, il 27 dicembre 1947, il capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola promulgava la Costituzione della Repubblica Italiana, scritta dopo la fine dell’incubo da tutte le forze democratiche e da chi ha lottato per la libertà contro il nazifascismo.
Un atto, per la cronaca, controfirmato dal presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi, dall’Assemblea Costituente Umberto Terracini, dal Guardasigilli Giuseppe Grassi. La Costituzione entrerà in vigore il 1° gennaio 1948. 
Ebbene, nel 2017 che sta per concludersi, nell’anno del settantesimo anniversario di quella Carta, nell’anno del mio cinquantesimo compleanno, nell’anno del ventesimo anniversario della morte di mio padre - uno dei partigiani che combatté per quegli articoli -, ha cominciato il suo cammino il libro Il partigiano bambino. Un libro scritto per me, per unire dei puntini sparsi in una mente confusa, per ricostruire una memoria mutilata come fu mutilato a sedici anni mio padre durante la Resistenza; un libro scritto per fare pace con questa storia, per dare dignità alla storia di un uomo che ha avuto tutta l’esistenza segnata da una scelta, consapevole e coraggiosa, spinto da un ideale vero, da una fede profonda. 
Gildo Moncada, Perugia 1944
Il libro non è rimasto nel cassetto, perché alla fine – mi hanno convinto, prendendone piena coscienza – non era una storia che apparteneva solo a me; non era una storia privata. Ma una storia che apparteneva ai nipoti che nonno Gildo non ha mai conosciuto, che apparteneva alle sorelle che con lui hanno sofferto il trauma della guerra, che apparteneva alla sua Agrigento, all'Umbria, alla Toscana, alla Lombardia, a un Paese che dimentica e si divide facilmente. 
Il partigiano bambino mi ha fatto vivere un anno incredibile, di continui colpi allo stomaco, di singhiozzi, di pianti, di nodi che via via si sono sciolti, di buchi neri che improvvisamente si sono illuminati… Emozioni uniche, di grande sofferenza anche, in cui ho conosciuto meglio mio padre e meglio me stesso.

La copertina del libro
Uscito a marzo, il libro ha già avuto diciotto presentazioni in giro per l’Italia e l’Europa (con l’ingresso a Palazzo Montecitorio nel cuore dello Stato e la scalata a Ca’ di Malanca), due premi e un concorso letterario che ha preso spunto dalla storia. Il partigiano bambino ha raggiunto Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emilia, Brisighella, Burgio, Riesi, Modena, Carpi, San Martino in Rio, Menfi, Agrigento (per ben tre volte), Roma (Camera dei Deputati), Bruxelles.
Il libro è stato insignito del Premio Internazionale “Navarro” e del Premio di Scrittura del Lions Club Agrigento-Chiaramonte. E al Partigiano bambino e alla storia di Gildo Moncada è stata dedicata in Toscana la quinta edizione del concorso nazionale di letteratura “Una storia partigiana”, promosso dall’Anpi col patrocinio del Comune di Lastra a Signa. C’è poi una scuola superiore della provincia di Agrigento che ha avviato un progetto lettura, e un’altra che ha manifestato il proprio interesse a farlo.
E non è finita qui! Per il 2018, sono già stati programmati nuovi appuntamenti, con uscite dedicate alla Costituzione.

Camera dei Deputati, il gruppo editoriale e gli amici presenti
Un grazie di cuore a chi mi ha fatto uno straordinario dono; a chi ha pubblicato il libro, al gruppo editoriale di Ad Est (lo stesso che ha pubblicato Le eredità di Vittoria Giunti di Gaetano Alessi) e agli uomini e alle donne, riuniti in una meravigliosa Banda, che mi hanno preso in braccio come se fossi io stesso un bambino indifeso, bisognoso di affetto, accompagnandomi ovunque. Il libro ha camminato con i vostri piedi e con i battiti dei vostri generosi cuori, e con i piedi e i battiti di persone, associazioni, enti, istituzioni incontrati lungo il travolgente cammino.
Grazie. Mille e più volte grazie.

Raimondo Moncada

martedì 26 dicembre 2017

Qual è l’efficacia degli auguri


Qual è l’efficacia degli auguri? E quali sono quelli più incisivi: quelli di tua moglie, della tua fidanzata, dell’amico, del genitore, del datore di lavoro, del nemico? Quelli a pioggia, indiscriminati, o quelli mirati? Quelli digitali o quelli manuali? 

La multipla domanda, a Santo Stefano,  dopo la tempesta di Natale, è molto pertinente. E c’è chi, tra gli esperti (sondaggisti, statistici, neuroscienziati, venditori di auguri ecc.), è in piena attività per dare un’esauriente risposta. 


Più passano gli anni e più ci lasciamo prendere dalla formulazione degli auguri che da un semplice e limitato scambio è diventato un fenomeno incontrollato, che sfocia nella mania. 

Auguri a tutti e con ogni mezzo. A tutti. Nessuno escluso. Non costano nulla e non hanno controindicazioni. I numeri sono elevatissimi, mai raggiunti prima. Ogni anno si moltiplicano a vista d’occhio. Quanti sono solo quelli nostri? Impossibile dare una risposta. Dopo poco tempo, perdiamo il conto. E quanti raggiungono il bersaglio trasformandosi in evento reale?


Senza fare gli auguri non possiamo stare. Così come non rispondere agli auguri. Da Natale a Santo Stefano non hai il tempo di fermarti e prendere piena coscienza di quella che potrebbe essere una compulsione. Non è che ti chiedi: ma a questo amico di Facebook - non cristiano, ateo, o bestemmiatore o sotto i bombardamenti in una zona di guerra o appena fallito o fresco fresco di licenziamento - perché ho inviato gli auguri di un Sereno Natale e di un ricco anno nuovo? 

Perché all’augurio di Natale, oltre al Natale, appiccichiamo in automatico anche il buon anno.  

Ritorniamo così alla domanda: i miliardi di miliardi di milioni di migliaia di bilioni di auguri scambiati con ogni mezzo in queste ultime ore, hanno una loro evidente efficacia? Succede qualcosa? Ci portano fortuna? Ci cambiano dentro? Ci portano atmosfere di amore? Sospendono le bombe in aria? Ci guariscono da un male inguaribile? Riescono a trasformare in suore di clausura spietati dittatori? 

Non lo sappiamo! Lo speriamo, ce lo auguriamo. Nel formulare gli auguri, ci auguriamo che gli auguri siano delle vere e proprie formule magiche che vadano a buon fine. 

Senza prove scientifiche (ci stanno lavorando), da profano posso dire che a Natale - nella parte del mondo dove si vive il Natale - qualcosa di evidente comunque c’è. È palpabile. Lo cogli. L’atmosfera è magica e l’aria ha un altro respiro. Sono giorni in cui tutto cambia, anche per chi non crede. Perché anche chi non crede vive il Natale. Anche nel silenzio della gelida notte, si leva un messaggio di speranza che sottilmente ci entra dentro e si deposita nei cuori. 

Auguri, a prescindere, a tutto il mondo, credente e non credente. Che la magia del Natale duri a lungo e che la Stella Cometa indichi a tutti l’umile grotta per rinascere. 


Raimondo Moncada 

www.raimondomoncada.blogspot.it  


domenica 24 dicembre 2017

Natale 2017, i nostri auguri spiati e messi nel conto



C’è chi si rilassa e c’è chi lavora. È sempre così per le festività. Ed è così anche per Natale 2017 e sarà così per le ultime ore dell’anno. A lavorare non sono solo medici, infermieri, forze dell’ordine, vigili del fuoco, ma anche i digital-auguratori e i matematici. Le ultime due categorie sono legate dallo stesso destino, con i matematici,  chiamati a contare per la statistica quanti auguri sono già stati espressi e quanti ne saranno espressi fin nella giornata di capodanno con tabelle dettagliate, minuto per minuto, ora per ora e giorno per giorno. 

Non è un compito facile e il passato non agevola il lavoro dei poveri matematici che, se li vedi, che, se li senti, danno i numeri, ricalcolandoli di continuo.

Una volta gli auguri si facevano solo per telefono o per cartolina o per lettera. Il conto statistico era facile. Così come era facile ai tempi dei defunti Sms. Ora con la diffusione delle email e dei social tutto si è terribilmente, disperatamente, complicato. Se non stacchi la connessione di internet mobile o disattivi i social, rischi di trascorrere le festività natalizie a leggere gli auguri sparati a raffica e a rispondere per educazione ai tuoi contatti e ai contatti dei tuoi contatti che si inseriscono per simpatia e per trascorrere un po’ di tempo nei commenti dei commenti sotto un’infinità di post augurali, con formulazioni scritte o audio, filmati, gift, immagini colorate, grafici... 
Poveri matematici! 
Non riescono più ad andarci dietro. C’è chi ha gettato la spugna, chi alza bandiera bianca, chi alza le braccia, chi alza le mani e chi, alzando le mani, viene preso a legnate. 
I matematici sono oggigiorno costretti ad andare dietro a ogni messaggio e a conteggiarlo nel conto complessivo con innovative calcolatrici o con manuali conteggi alla fimminina. C’è chi, comunque, forte di master e specializzazioni riesce a mettere a punto nuovi e più penetranti algoritmi, proprio quelli che hanno cambiato il mondo nel giro di pochissimi anni e quelli che continueranno a plasmarlo secondo le voglie di chi ha ormai in mano le redini tecnologiche del pianeta. 
Milioni di miliardi di milioni di messaggi saranno comunque sparati nel nuovo universo digitale dai polpastrelli di milioni di miliardi di milioni di utenti: ad amici, parenti, conoscenti, amori, amanti, sconosciuti. Il bello è che lo stesso messaggio lo mandano alla stessa persona utilizzando più canali. Con un semplice augurio, la circondi, fino alla resa, fino a quando non vedi spuntare il segnale dell’avvenuta ricezione. Se il destinatario non apre l’augurio su Whatsapp, gli mandi lo stesso augurio su Messenger e poi sul profilo Facebook e poi per email e poi su Twitter e poi su Instagram... E poi se non apre alcun canale, ti armi di buona volontà, ci vai sotto casa, gli bussi, gli citofoni, gli gridi, lo raggiungi nel privato con le scale allungabili dei vigili del fuoco fin dentro casa e lo avverti sfiorandogli con le labbra il dormiente padiglione auricolare: “Vedi che è esattamente da due cronometrati minuti che ti mando messaggi d’auguri e che aspetto la notifica e che non mi rispondi e che mi hai fatto preoccupare e che mi hai messo l’ansi. Ti volevo solo dire di trascorrere il Natale serenamente e che prima dell’anno nuovo ci sentiamo”. 

Anche io voglio adesso complicare il lavoro degli amici matematici, utilizzando anche il canale del mio blog per inviare a tutte le persone che mi vogliono bene e a chi sta leggendo questo post e a chi non sono riuscito a raggiungere per Messenger, Facebook, Twitter, Whatsapp, Instagram, Snapchat, LinkedIn, email, telepatia... l’augurio di Buon Natale. Perché, alla fine, se ci tolgono l’augurio, l’abbraccio, l’amore, che Natale è? 

Raimondo Moncada
www.raimondomoncada.blogspot.it 

giovedì 21 dicembre 2017

Scrivere di nulla: possibile?



Si può scrivere sul nulla? Possibile? È una domanda che mi sono posto oggi. Non mi sottraggo, rispondo con sicurezza o quasi: penso di sì. Ci posso provare, almeno. Gli amici della Scuola Carver mi spingerebbero a farlo: devi lanciarti, nulla è impossibile!
Ci provo! Ci provo! 
Comincio… 
Un attimo… 
Non ci riesco! 
Pensavo fosse più facile. Prendo coscienza della difficoltà. Dall’intenzione all’azione si srotola una lunga autostrada e c’è chi ha solo i piedi nudi per percorrerla. Puoi pensare di essere chissà chi, puoi pensare di essere migliore di qualcun altro, puoi pensare di essere il migliore scrittore del mondo e di essere capace di scrivere il capolavoro di tutti i tempi, ma poi all’atto pratico ti metti lì, con penna e carta, o con le dita penzolanti sopra la tastiera del tuo computer o del tuo moderno smartphone e ti blocchi e stai in attesa della prima sillaba. Perché, a ben pensare, anche il nulla è un argomento in sé, che merita rispetto, che merita un approfondimento, che merita una conoscenza. Ha una sua sostanza. A volte hai la sensazione di toccarlo, di sentirlo, di vederlo. 
Non sono allucinazioni. Il nulla fa parte delle nostre esistenze. È un’intuizione, un pensiero sfuggevole. Qualcosa è, anche se sembra inesprimibile. Ma esiste. Lo sento. E ha una sua collocazione nel mondo, nell’universo conosciuto e anche sconosciuto. 
Un mistero. Un buco nero. Una nuova dimensione. Il vuoto contrapposto al pieno. Un concetto che cogli nella sua complessa diversità se riesci però a considerare, in tutta la loro pienezza, il pieno come pieno e il vuoto come vuoto. Mi viene, per associazione, un modo di dire: vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Questo abusato modo di dire significa proprio che c’è chi ha anche la capacità di vedere anche il vuoto, quella parte sopra il pieno che non è piena di niente, dove proprio non c’è nulla. 
E quindi il nulla esiste, lo vediamo. E lo possiamo anche avvertire. Se nel bicchiere mezzo pieno inseriamo un dito, avvertiamo all’inizio la sensazione del nulla che può avere anche una sua temperatura. Se continuiamo con l’inserimento del dito dentro un bicchiere mezzo pieno, andiamo dritti dritti a toccare il pieno producendo anche l’effetto di avere immerso il dito in due distinte dimensioni. E avvertiremo la differenza nelle due metà del dito: nella metà inferiore (quella dove c’è l’unghia) avvertiremo il senso di bagnato, nella metà superiore avvertiremo un senso di forte contrasto come la parte del corpo che in estate sta sopra il pelo del mare. 
Il nulla diventa allora qualcosa di reale e riempie le nostre vite ma, essendo apparentemente nulla, non ci facciamo spesso caso. Devi proprio essere fuori di testa, per entrarci e coglierne l’essenza profonda, l’essenzialità corporea. Avverti la presenza del nulla, ad esempio, quando sei dentro a una sconosciuta folla rumorosa o quando guardi troppe cose o leggi una quantità enorme di informazioni navigando su internet e poi non ti resta niente: tutto ti scivola via, nulla ti rimane attaccato al corpo, neanche una goccia di sudore. Nulla. Proprio nulla. Non c’è alcun passaggio, alcuna trasmissione, tra un neurone e l’altro: chiusi, spenti, buio, mai un inizio e mai una fine.  
Termino qui, perché non ho null’altro da dire. Penso però, alla fine, di esserci riuscito a non dire nulla e a scriverne. Speriamo bene. 
 
Raimondo Moncada 

martedì 19 dicembre 2017

La fragilità dello psicologo: Natale allo Spazio Rêverie

Fragile non è solo la psiche nella sua insondata complessità, ma anche la professione di psicologo nel suo affascinante esercizio di comprensione e di aiuto. Un argomento interessante che, per le festività natalizie, aprirà il ciclo di nuovi seminari programmati per l’annualità 2017-2018 dallo "Spazio Rêverie" di Agrigento. Uno spazio aperto, di studio, approfondimento, pratica, scambio di esperienze, conoscenza, formazione, dove operano seri e appassionati professionisti (nella sede di Via Giovanni XXIII, al civico 94, ho frequentato una serie di incontri illuminanti dedicati alla Mindfulness!).

Il seminario si svolgerà venerdì 22 dicembre, dalle ore 9 alle ore 13. La partecipazione è gratuita. 

L’incontro – spiegano gli organizzatori – sarà dedicato al tema della “fragilità nella relazione terapeutica, fragilità nelle relazioni”, con l’intervento di figure autorevoli e rappresentative dell’Ordine Professionale degli Psicologi. Saranno analizzate alcune tra le criticità che si presentano nell’espletamento della professione e, allo stesso tempo, saranno indicati gli adempimenti che permettono di svolgere nel modo più adeguato il compito professionale a salvaguardia della competenza e della delicata relazione terapeutica con il paziente. Potranno essere approfondite le misure che vengono adottate per garantire le iniziative dei giovani professionisti e, allo stesso tempo, le azioni per assicurare la partecipazione alla vita associativa. 


Introdurrà il seminario lo psicoterapeuta Renato Schembri, presidente dello Spazio Rêverie. Ci sarà quindi l’intervento di Giuseppe Infurchia, consigliere regionale dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana e responsabile del Servizio Materno Infantile dell’ASP 1 di Agrigento. Giuseppe Infurchia farà delle riflessioni sulle realtà professionali nella provincia di Agrigento.
Sul ruolo e le prospettive della professione di psicologo (con riferimenti alle nuove normative), incentrerà l’intervento Fulvio Giardina, presidente nazionale dell’Ordine degli Psicologi e presidente regionale dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana.

Il seminario si concluderà con una condivisione e una discussione in gruppo coordinata dallo psichiatra Franco Manno, segretario scientifico dello Spazio Rêverie.
Occasioni per sapere e saper fare in una professione tanto delicata qual è quella dello psicologo a cui le persone si affidano per diradare nebbie mentali e vivere il proprio Natale.   

Raimondo Moncada

mercoledì 13 dicembre 2017

Donna di tutte le terre, buon compleanno


È venuta al mio matrimonio, guidando la sua macchina da Raffadali ad Agrigento e poi a Caltanissetta. Andata e ritorno. A bordo anche Salvatore Di Benedetto, il compagno di una vita. 
Che donna! Di grigio aveva solo il colore dei capelli. Vittoria Giunti era così, giovane, sempre, nonostante gli anni. E bella. E leggera nonostante la pesantezza della sua cultura, delle sue origini, del suo vissuto, della sua storia raccontata per la prima volta da un ragazzo di Raffadali, Gaetano Alessi, a cui passò idealmente la “staffetta partigiana” incoraggiandolo nelle sue attività e spingendolo a fondare un giornale che prenderà il nome di Ad Est. Quel ragazzo, che scrisse e pubblicò “Le eredità di Vittoria Giunti”, arrivato a non so quante edizioni e presentato in oltre 150 incontri in giro per l’Italia, quel ragazzo ha voluto rendere omaggio a quella donna, nel giorno in cui ricade l’anniversario dei cento anni dalla sua nascita, avvenuta a Firenze il 14 dicembre del 1917. E non a Raffadali, il paese che per decenni l’ha adottata e dove, dopo la lotta partigiana, ha abitato con Totò Di Benedetto. Ma in Emilia Romagna, dove da dieci anni Gaetano Alessi vive e opera in attività antimafia e di nuova Resistenza con una rete di amici di altre associazioni. 

A Vittoria Giunti, partigiana, tra i primi sindaci donna in Italia, e precisamente in Sicilia, a Santa Elisabetta, scienziata a Roma e in Toscana, direttrice di "Noi Donne" e della Casa della Cultura di Milano, protagonista delle lotte contadine in Sicilia e delle battaglie per l'emancipazione femminile,
è dedicata una serata celebrativa a San Giorgio di Piano, giovedì 14 dicembre 2017, nell’aula consiliare di Via Libertà. La manifestazione è organizzata con il sostegno dell'ANPI, del Comune di San Giorgio di Piano e dell'Unione Reno Galliera.
A ricordare Vittoria Giunti sarà lo stesso Gaetano Alessi, in una conversazione con l’assessore alla Cultura Mattia Zucchini. A seguire la proiezione del video "Viva il sogno" dello scrittore Alfonso Gueli, con testimonianze inedite di Vittoria Giunti. La serata sarà conclusa dalla messinscena di un recital, scritto da Lucia Alessi, e che vedrà la partecipazione di Massimo Manzoli del gruppo di Ad Est (lo stesso gruppo che ha pubblicato il libro “Il partigiano bambino”) e della neo costituita Associazione “La banda”. 

Ci sarà anche un mio contributo in omaggio a una donna che ricordo con grande affetto per il suo essere una persona di raro fascino, dalla straordinaria nobiltà d’animo, dalla sconfinata cultura, di una umiltà spiazzante, tanto intelligente e tanto profonda e umana. Sempre pronta ad accoglierti, ascoltarti e mai a rifiutarti. Ricordo anche il suo affetto e quello di Totò Di Benedetto nei confronti di mio padre, Gildo Moncada. Una grandezza, nata un secolo fa e ancora viva nella memoria di chi l’ha amata. 
“Vi sono amori che durano oltre il tempo e lo spazio”, dice Gaetano Alessi: “Vittoria merita un grazie e la sua eredità deve camminare sulle nostre gambe”. 
Donna di tutte le terre, buon compleanno. 

Raimondo Moncada 
www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 12 dicembre 2017

Il partigiano bambino in giro per l’Europa

Il partigiano bambino lo hanno voluto anche gli italiani all’estero. Il libro di Raimondo Moncada, che racconta la storia del padre Gildo, edito dal gruppo di Ad Est, ha messo per la prima volta piede oltre i confini nazionali. È stato infatti presentato lo scorso fine settimana in Belgio, a Bruxelles, nel centro culturale Pianofabriek Citylab. L’iniziativa è stata organizzata dall’Anpi Belgio in collaborazione con l’Inca CGIL, Associazione Gramsci BXL, Filef Nuova emigrazione, Associazione Giuseppe Verdi.

Sono intervenuti l’autore del libro Raimondo Moncada, Gaetano Alessi di Ad Est, e Pietro Lunetto dell’Anpi Belgio. Si è parlato della storia di Gildo Moncada, agrigentino, partigiano a sedici anni in Umbria. E si sono affrontati i temi legati non solo alla Resistenza, ma all’impegno, all’arte, all’emigrazione, alla memoria, al dovere di non dimenticare la storia e le storie. Grande l’attenzione e la partecipazione del pubblico che ha gremito la sala messa a disposizione dal centro culturale Pianofabriek Citylab
 Con Bruxelles si chiude un anno incredibile, di straordinarie emozioni, con diciotto presentazioni del libro Il partigiano bambino in giro per l’Italia e l’Europa, due premi e un concorso letterario dedicato alla storia di Gildo Moncada.


Uscito lo scorso mese di marzo, il libro è stato presentato a: Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emila, Ca’ di Malanca (Brisighella), Burgio, Riesi, Modena, Carpi, San Martino in Rio, Menfi, Agrigento (per ben tre volte), Roma (Camera dei Deputati), Bruxelles. 
Il libro è stato insignito del Premio Internazionale “Navarro” e del Premio di Scrittura del Lions Club Agrigento-Chiaramonte. E al Partigiano bambino e alla storia di Gildo Moncada è stata dedicata in Toscana la quinta edizione del concorso nazionale di letteratura “Una storia partigiana”, promosso dall’Anpi col patrocinio del Comune di Lastra a Signa. 
Per il 2018, sono già stati programmati nuovi appuntamenti. 

www.raimondomoncada.blogspot.it 
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