lunedì 18 settembre 2017

Giunta si arrende agli applausi del Jolly

"Eccellente!". Così si è espresso Edoardo De Angelis, salendo sul palco per abbracciare Francesco Giunta dopo un'ora e mezzo di concerto "Troppu very well", al teatro Jolly di Palermo, tra gli applausi scroscianti di un pubblico che si è divertito dal primo all'ultimo minuto gustandosi ogni nota, ogni parola, ogni invenzione del suo esilarante repertorio umoristico. Palermo riscopre, ritrova, riabbraccia e ridà il benvenuto su un vero palcoscenico a un grande artista, per troppo tempo lontano dalle scene come protagonista. Francesco Giunta ieri sera era frastornato. Il pubblico lo ha riempito d'affetto e gli ha in pratica detto: Ma dove sei stato in questi anni?


Tra gli spettatori, a sostenerlo in questo suo ritorno con un suo concerto sulle scene tanti estimatori, artisti, amici provenienti anche da fuori Palermo. E poi i suoi familiari, i figli, la moglie ("e pure i nipoti" ha gridato qualcuno alla fine dopo i ringraziamenti di Francesco). Eccolo questo ragazzo dai capelli bianchi, adrenalinico, divertito, soddisfatto, gustarsi l'applauso finale con le mani alzate a conclusione di una serata organizzata per registrare il disco live "Troppu very well", che ha come produttore artistico Edoardo De Angelis e il sostegno di Gianni Nanfa, direttore del teatro Jolly che in alcuni momenti ha pure duettato con Giunta. Novanta minuti tiratissimi, con un umorismo semplice, efficace, con punte di puro godimento. C'è chi ha riso con le lacrime con un capolavoro del teatro canzone "Chi sugnu stancu". che ha cantato e recitato. Perché di teatro canzone si tratta, un genere difficile e non per tutti esaltato da Giorgio Gaber. Francesco Giunta lo ha reso ancora più personale, ancora più originale con l'uso sapiente della lingua siciliana e con un'ironia, una comicità torrenziale che ha deliziato un pubblico delle grandi occasioni. 

Un'ovazione con applausi riservati anche a chi musicalmente ha accompagnato con la chitarra un incontenibile Francesco Giunta, ovvero il maestro Giuseppe Greco. Magistrale anche lui. 

Uno spettacolo che per il successo ha fatto dire alla fine a Edoardo De Angelis: non può finire qui, lo spettacolo deve continuare. E in effetti sarebbe un vero peccato non riproporlo e con Gianni Nanfa dentro, sempre insuperabile, padrone delle scene e del pubblico che pende dalle sue labbra. 

Spente le luci, e solo con l'eco degli applausi in testa, Francesco Giunta confida felice: "Non facevo uno spettacolo del genere da venti anni, dal 1996 dai tempi del'ultimo recital umoristico Meglio solo". 

Al Jolly ha cantato i suoi cavalli di battaglia come Troppu very well e poi pezzi inediti, tenuti nei cassetti o cantati occasionalmente agli amici: Totò lu pumperi, Carmelina ca cari di tacchi, Vucciria, Pipiritu e Chi sugnu stancu non una canzone ma uno splendido pezzo teatrale. 

La maggior parte del suo repertorio umoristico, originale, unico e sempre fresco perché senza tempo, risale alla fine degli anni Settanta e ai primi anni Ottanta. "Quando cominciai a comporre testi umoristici - mi dice - suonavo solo per parenti e amici ai matrimoni. Mi dicevano: pigghiati a chitarra e sona! E io lo facevo con piacere. Poi è diventata una sfida e ho  accumulato un repertorio vastissimo". 

Spinto dall'energia artistica e dal grande riscontro, negli anni Novanta ha pubblicato ben quattro dischi. Il quinto doveva essere Calia. Poi l'esperienza come produttore, ideatore e direttore dell'etichetta discografica Teatro del Sole lo ha spinto a fare una scelta: sospendere il suo essere autore e interprete. Quindi il silenzio. Poi la ripresa, con partecipazioni a eventi vari, chiamato da amici artisti grandi suoi estimatori. Ora il ritorno sulle scene, da solista e da protagonista come ai vecchi tempi. Francesco Giunta è ritornato. Alla grande! 

Anche io felice, d'esserci stato. 


Raimondo Moncada

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sabato 16 settembre 2017

Popolare comico inglese conquista Menfi e fa un film con attori locali



Inghilterra, nord Italia, Sud, Sicilia. Birmingham, Milano, Menfi. Un viaggio a scendere in un luogo che è diventato il suo paradiso, la sua nuova base operativa. Chi lo ha detto che un artista, un attore, un autore, un insegnante, un comico, debba per forza andare fuori dalla Sicilia per affermarsi o semplicemente per lavorare?  John Peter Sloan ha ribaltato questo radicato preconcetto. Conosciuto a livello internazionale per i suoi corsi di lingua inglese, per il suo originale metodo di insegnamento, per i suoi libri, per la partecipazione a Zelig e ad altre note trasmissioni sulle reti Rai e Mediaset, un bel giorno ha deciso di lasciare Milano e di stabilirsi al Sud, più al Sud del Sud: nell’isola di Sicilia, nel mare cristallino di Menfi, tra i profumi dei vigneti che spremono artistico vino a tinchitè.
John Peter Sloan ha preso casa, ha fondato una scuola di inglese, ha richiamato i suoi amici collaboratori, e ha portato a termine un progetto artistico al quale pensava da anni: un film. Il progetto è stato presentato ieri sera nel corso della decima edizione dello Sciacca Film Fest, alla presenza di quasi tutto il cast con tanti attori locali e attori, anche professionisti, provenienti dall’Inghilterra. La pellicola si intitola “Smith di Sicilia” con sottotitolo “Vino siciliano fatto dagli inglesi”.

“ È una celebrazione della Sicilia, dell’Italia” ha detto ieri John Peter Sloan presentando il lavoro e gli amici attori, a modo suo, in uno show divertente e applaudito. Il film, in fase di montaggio, rompe gli schemi, squaglia gli storici pregiudizi sul Meridione. Niente mafia. Solo bella Sicilia.
Gli inglesi scendono in Sicilia per poi andare via di corsa, ma se ne innamorano e cambiano i loro programmi. Nella pellicola c’è la comicità inglese, la comicità di John Peter Sloan, con situazioni e battute già rodate, collaudate in anni di spettacoli. “Lavoro alla sceneggiatura da sette-otto anni” ha confidato, trovando il luogo e le persone giuste in Sicilia per realizzare quello che considera il suo gioiellino a cui tiene tanto. Gli attori (e che attori!), sono stati selezionati per la maggior parte tra Menfi, Sciacca e anche Agrigento. Ho avuto l’onore e il piacere di esserci anche io (l’unico agrigentino di Agrigento) con un cameo.
Ecco il cast in ordine sparso:
Gianleo Licata, John Peter Sloan, Francesca Licari, Derek Allen, Robert Dennis, Antonina Vetrano, Nicola Puleo, Santo D’Aleo, Melkio Bilà, Raimondo Moncada, Giuseppe Briganti, Maria Grazia Catania, Saverio Piazza, Piero Mangiaracina, Mauro Cottone.
Ricordo anche altre figure fondamentali: Davide Perra, fonico; Giuseppe Campo, operatore di ripresa; Giovanna Corbani, segretaria di edizione; Asia Gagliano, make-up; Melkio Bilà, direttore di produzione
La regia è di Marco Fornari. Le musiche sono di Simon Hayward.
A presto, su piccoli o grandi schermi! 

Raimondo Moncada
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Giunta al Jolly: troppu very well

Autore, interprete, produttore. Raffinato, colto, poetico, ironico, impegnato. Tra i suoi grandi meriti la ripubblicazione in Cd con l'etichetta "Teatro del Sole" della discografia di Rosa Balistreri. Per non parlare delle sue pregevoli opere riprese anche da altri apprezzati artisti, del lavoro di recupero e valorizzazione del patrimonio linguistico e musicale della Sicilia e del rilancio di quella che definisce "Musica del sud" assieme ai suoi principali interpreti. 

Stiamo parlando di Francesco Giunta, con cui ho avuto il piacere e l'onore di condividere il palcoscenico e nottate a cantare, a mangiare e bere vino siciliano e a annusare il profumo di teglie con contenuti industriali di lasagne della poetessa e amica Francesca Albergamo di Alia dove con Giunta sono stato a fare uno spettacolo alle Grotte della Gurfa assieme ad altri fior di artisti: Lucia Alessi, Ezio Noto, Libero Reina e Andalo Carrega. 

Francesco Giunta, dunque, ritorna a incidere, a far dischi, a rendersi protagonista di un concerto tutto suo. Per un artista è un evento straordinario. L'arte ti prende, ti scuote e ti dà energie che non sono umane. 

Francesco Giunta registrerà un disco dal vivo, con le canzoni del suo amato repertorio legate a un suo antico progetto che ha per tema l'umorismo. Come non ricordare uno dei suoi cavalli di battaglia, "Troppu very well", che gli viene sempre richiesto e che lui canta con trasporto e contagioso coinvolgimento con la sua chitarra. 

L'appuntamento con Giunta umorista è domenica 17 settembre alle ore 18, al teatro Jolly di Palermo (il direttore artistico è il maestro dell'umorismo siciliano: Gianni Nanfa). 

Ad accompagnarlo alla chitarra sarà Giuseppe Greco.


"In un qualche modo - dice Francesco Giunta - avevo anticipato che settembre sarebbe stato Troppu very well! E adesso ci siamo. L'occasione nasce con l'intento di registrare il mio primo disco dedicato all'umorismo in siciliano perchè considerato il  modo in cui ho sempre affrontato questo genere, l'ultimo posto dove potrei pensare di registrarlo è uno studio di registrazione! E allora lo registrerò dal vivo contando di avere vicino il calore degli amici di sempre, degli amici nuovi e di tutti quelli che vorranno partecipare a quella che spero sia anche una occasione di festa e sereno divertimento.

La produzione artistica di questo progetto è di Edoardo De Angelis affiancato, nel ruolo di consulente, da Giovanni Nanfa che da decenni approfondisce il tema dell’umorismo sia sul piano pratico che teorico. Giovanni, inoltre, sarà in scena con me in alcuni momenti del recital".

Tutto troppu very well!


Raimondo Moncada

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sabato 9 settembre 2017

Il mio ombrellone di Menfi sul Tibet

Dalla spiaggia più blu della Sicilia, quella di Menfi, alla cima più alta e bianca del mondo: l'Everest. Ne ha fatta di strada il mio ombrellone e per un itinerario sconosciuto. Succede. Perché non sai mai come va a finire una storia. La scrittura ha questo di magico. Muovi il primo passo e il viaggio ti porta dove vuole: sorprendendoti a ogni svolta, emozionandoti con un finale imprevisto come è accaduto. 

Chi l'avrebbe mai detto che al primo freddo siciliano di settembre, dopo un'estate infinita, mi sarei trovato nel mio Tibet dei sogni, stando seduto su uno scranno del Consiglio comunale di Menfi, tra gli odori ubriacanti del mare e i profumi cullanti del buon vino? 

È successo, durante un workshop di scrittura affidato al direttore didattico della Scuola Carver di Livorno, Francesco Mencacci. Due giorni intensi, di insegnamenti, di stimoli, di esercizi, di creatività, di spremitura dell'uva neuronale, ricavati dentro la ricca offerta delle "Federiciane", evento culturale organizzato dall'Istituzione Federico II col Comune di Menfi.  


Una iniziativa lodevole, che ha avuto il successo meritato per i contenuti, per la qualità del corso, per la capacità dell'insegnante di coinvolgere i partecipanti con tanta teoria e molta pratica (esercizi pure da svolgere a casa nei prossimi giorni e da inviare al maestro per tenere allenati i muscoli, per continuare ad avere una guida, un sostegno, un aggancio, un ponte, una speranza). 

A seguire le lezioni di Francesco Mencacci - bravo, preparato, competente, appassionato, travolgente - una classe attenta, interessata, affamata, con allievi di diverse fasce di età e formazione: dallo studente di scuola media all'insegnante di Lettere di liceo classico. Un assaggio. Una prima pietra posata. Perché nella terra di Giuseppe Tomasi Di Lampedusa, Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, c'è tanta fame di sapere, di imparare, affinare, allenare la scrittura (per scrivere un racconto, un romanzo o un semplice pezzo accattivante sul proprio blog). Perché la scrittura si può allenare, come in una palestra, ognuno con la propria voce, il proprio stile, la propria fantasia, le proprie storie, secondo l'insegnamento lasciato dai grandi della letteratura mondiale come Raymond Carver a cui la scuola di Francesco Mencacci è dedicata. Una realtà affermata, con diverse sedi aperte in Toscana e corsi tenuti in altre parti dell'Italia. 

Ci auguriamo che la scuola - di scrittura e di lettura, perché si inizia a scrivere leggendo - abbia un seguito, con tutti i suoi crescenti moduli, con tutti i suoi insegnanti. Un appello accorato rivolgo pertanto alle sensibili istituzioni locali affinché questa iniziativa non solo continui ma cresca nel tempo. I locali non mancano, le occasioni neanche, gli interessati avanzano. Scaliamo l'Everest  con i nostri ombrelloni, dimenticandoci di essere nell'arenile di un'isola. 


Raymond Moncada 

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sabato 2 settembre 2017

Delitto innocente nella Valle dei Templi


"Un delitto innocente, come un sogno che ritorna". Un omicidio compiuto, con ferocia bestiale e poi rimosso, dimenticato. Solo dopo tantissimi anni, improvvisamente rievocato ma in una nuvola onirica, irreale. 
Una straordinaria pagina di teatro firmata dal genio di Luigi Pirandello è rappresentata dal dramma "Non si sa come". E da questa opera del 1934, è stato tratto Il "monologo della lucertola" per un apprezzato omaggio al drammaturgo agrigentino premio Nobel nel corso del "Malgrado Tutto Fest 2017". Una serata densa di emozioni organizzata da Egidio Terrana, direttore della storica testata, ai piedi del Tempio di Giunone, nella Valle dei Templi di Agrigento.  A dare voce a uno sconvolto conte Romeo Daddi, protagonista del "Non si sa come", è stato Raimondo Moncada, in una interpretazione molto sentita, emotivamente coinvolgente, che ha subito preso e incantato il pubblico. Un grande omaggio a Luigi Pirandello nel centocinquantesimo anniversario della nascita. 
Su YouTube è stato pubblicato il video dell'esibizione. Le riprese sono di Giacomo Fattori, per uno Speciale di Teleacras. Luci e audio sono di Riccardo Liotta. 
È solo un assaggio dell'intero speciale in onda su Teleacras domenica 10 settembre 2017. La prima puntata è stata programmata alle ore 10, la replica alle ore 21. 
Lo speciale andrà in onda anche in altre date che saranno via via comunicate. 

La serata al Tempio di Giunone è stata condotta da Simona Carisi e Valeria Iannuzzo. 
Diversi i momenti che hanno attirato l'attenzione di un pubblico numeroso e attento. Tre hanno avuto per tema il delitto: il citato monologo della lucertola di Raimondo Moncada, l'uccisione in Sicilia dei padri letterari di cui si parla nell'ultima pubblicazione dello scrittore Gaetano Savatteri e l'uccisione dell'ecosistema da parte di un'umanità impazzita di chi ha parlato Tommaso Parrinello. 

Si è iniziato con la presentazione del libro "Non c'è più la Sicilia di una volta", condotta dall'autore Rai Giovanni Taglialavoro con gli interventi dello stesso autore del saggio Gaetano Savatteri, del giornalista del Giornale di Sicilia Giancarlo Macaluso e del direttore del Parco Archeologico Valle dei Templi Giuseppe Parello. Il giornalista del Corriere Felice Cavallaro e il direttore di Malgrdo Tutto Egidio Terrana hanno poi ricordato la figura di Aldo Scimè, recentemente scomparso, e degli amici della Noce e di Leonardo Sciascia. È seguita la conferenza del dirigente dell'Esa Tommaso Parrinello sui cambiamenti climatici e le penose condizioni del Polo Nord. 

La serata è stata arricchita dagli interventi artistici dell'attrice Lia Rocco con un omaggio a Malgrado Tutto e del gruppo musicale dei "Patty Singers”. Tutto da seguire, con grande interesse. 

venerdì 1 settembre 2017

Voci alla luna, alle Grotte di Alia lo spettacolo della Sicilia

Raimondo Moncada e Lucia Alessi (ph Francesco Novara)
“Voci alla Luna”, notte di teatro e musica alle Grotte. Sono le voci di apprezzati artisti siciliani, attori, musicisti, cantautori, che racconteranno la terra di Sicilia con echi di altre terre, nelle suggestioni notturne, silenziose, lunari, delle Grotte della Gurfa di Alia, la piccola città-giardino incastonata sulle Madonie, in territorio di Palermo.
L’appuntamento è per domani, sabato 2 settembre 2017, con inizio alle ore 21. Saranno di scena i cantautori Ezio Noto e Francesco Giunta, i musicisti Andalo Carrega e Libero Reina, gli autori e attori Raimondo Moncada e Lucia Alessi. La direzione artistica è della poetessa e scrittrice Francesca Albergamo, per una serata tutta da vivere che ha il sigillo istituzionale con il patrocinio del Comune di Alia, retto dal sindaco Felice Guglielmo. L’appuntamento è inserito nel programma ufficiale dell’Estate Aliese 2017.


Ezio Noto e Francesco Giunta
“Voci alla Luna” è uno spettacolo composito, a più voci e a più note, con protagonisti artisti provenienti da più parti della Sicilia e oltre. Si esibiranno nella magia teatrale di un sito unico al mondo, dentro e fuori le Grotte della Gurfa, un monumento-spettacolo che rappresenta uno straordinario esempio di architettura rupestre, ricavato scavando l’arenaria rossastra di una collina nei pressi del paese. Anche gli artisti proveranno a scavare le profondità della terra di Sicilia, toccando i sentimenti, le sofferenze, la spensieratezza, le aspirazioni di un popolo attraverso i testi – ora ironici, ora drammatici, ora appassionati – di Raimondo Moncada, Ezio Noto e Francesco Giunta e di altri grandi autori siciliani. Non mancheranno alcuni omaggi, come quello che gli agrigentini Lucia Alessi e Raimondo Moncada dedicheranno a Luigi Pirandello nel 150° anniversario della nascita con brani aventi a tema l’amore, il dolore e la luna.
Uno spettacolo anche impegnato, dunque, che, in un viaggio nel tempo e negli stati d’animo, inviterà pure alla riflessione.

Andalo Carrega 
Ci sarà tanta Sicilia cantata con gli originali componimenti di Francesco Giunta ed Ezio Noto, e con le vivaci corde del musicista e cantautore Libero Reina. E ci saranno le vibrazioni della speciale chitarra a venti corde di Andalo Carrega (artista siciliano da tempo residente a Parigi), capace di creare atmosfere ipnotiche che scavano nell’animo e avvolgono di spiritualità luoghi e persone. 

domenica 27 agosto 2017

Percorsi d'amore, lacrime nella Valle dei Templi

L'amore di una mamma, ottantenne, che piange il proprio figlio scomparso prematuramente venti anni fa in un incidente stradale. È stato uno dei momenti più emozionanti di una serata già densa di emozioni nella scenografica e luminosa magia della Valle dei Templi. Un numeroso e attento pubblico ha seguito con religioso silenzio lo spettacolo "Percorsi d'amore", ieri sera, sotto il Tempio di Giunone. Uno spettacolo ideato e organizzato, per l'associazione "Terzo Millennio", da Giò Di Falco per la regia di Raimondo Moncada. 

L'amore è stato declinato in tutte le sue sfaccettature: tenero, fragile, passionale, disperato, e anche malato con un monologo finale che ha messo in scena la violenza sulle donne. 
Hanno dato voce e cuore a liriche e testi di grandi poeti come Neruda, Pessoa, Prevert, Gibran: Susanna Amico, Salvo Di Salvo, Salvo Preti. 

E poi ancora, sono saliti sul palco poeti e autori che hanno interpretato e messo in scena testi propri: Margherita Biondo, Francesco Riggio e Lucia Alessi (un pugno nello stomaco il suo monologo finale, forte e spiazzante).  
Tutti protagonisti e tutti 
apprezzati e applauditi, come i tre ospiti d'onore, provenienti dal Senegal, Ghana e Afganistan, immigrati ospiti dell'associazione Acuarinto: Mohamed Lamine, Alì Ahmed, Bojang Ansumana. 

Tre ragazzi che, integrandosi nel gruppo di artisti agrigentini e in una lingua non loro e che stanno imparando, l'italiano, hanno interpretato una poesia di Gibran come un inno d'amore e di concordia per i popoli di tutto il mondo. 

A legare tutti i momenti, la narrazione di Raimondo Moncada, le coreografie di Giada Attanasio, la musica suonata dal vivo da Totò Sciacca e Angelo Sanfilippo. 

Una serata - a sentire i commenti a fine spettacolo - raffinata, colta, ora delicata ora vibrante, sempre sul filo della giusta tensione e anche magica, resa ancor più magica dall'artistica e scenografica illuminazione del contesto naturale della Valle dei Templi a cura di Christian Vassallo, immortalata dalle splendide fotografie di scena di Francesco Novara. 

E poi le emozioni per il contenuto ora delicato ora struggente delle liriche proposte e di due momenti: l'omaggio a Luigi Pirandello con le sue ultime lettere alla musa Marta Abba e a Francesco Iacovino, poeta agrigentino morto nell'agosto di venti anni fa in un incidente stradale, di cui è stata recitata una poesia e a cui è stato assegnato alla memoria il premio "Percorsi d'amore". 

A ritirarlo, dalle mani dello scrittore Pascal Schembri, l'anziana mamma, Giuseppina, che sul palco ha ammutolito attori e spettatori con le sue inconsolabili lacrime e il ricordo di un figlio tanto amato strappato troppo presto alla vita. Cuore di mamma: amore vero! Amore immenso. 


Le immagini sono del fotografo Francesco Novara 












sabato 26 agosto 2017

L'amore sotto le stelle della Valle dei Templi

L'amore, contro tanto odio e tanta violenza. L'amore, controcorrente, sotto le stelle della Valle dei Templi di Agrigento. È il sentimento principe protagonista dello spettacolo "Percorsi d'amore" in programma oggi, dalle ore 21,00, ai piedi del Tempio di Giunone. Lo spettacolo è stato ideato e organizzato, per l'associazione "Terzo Millennio"dal produttore Giò Di Falco che quest'anno festeggia i trent'anni di attività.

Una proposta scenica a più voci che celebra l'amore, declinandolo in tutte le sue gradazioni e profondità, attraverso le poesie e l'animo di Neruda, Pessoa, Prevert, Gibran, Buttitta e altri. E anche attraverso i testi e la voce di autori agrigentini come Margherita Biondo, Francesco Riggio e Lucia Alessi, questi ultimi sul palcoscenico assieme a Susanna Amico, Salvatore Di Salvo, Salvo Preti e Raimondo Moncada che cura la regia. In scena anche tre ospiti d'onore, dell'associazione Acuarinto: Lamine Mohamed, Ahmed Alì, Ansumana Bojang.  

Sotto il Tempio di Giunone, ci sarà tanta poesia, con azioni teatrali e anche di danza con la coreografa e ballerina Giada Attanasio. I vari momenti saranno esaltati dalle musiche suonate dal vivo dai maestri Totò Sciacca (chitarra) e Angelo Sanfilippo (fisarmonica).

Una serata che avrà due speciali omaggi: a Francesco Iacovino, poeta agrigentino prematuramente scomparso, e a Luigi Pirandello nel centocinquantesimo anniversario della nascita con le sue ultime parole d'amore alla musa Marta Abba. 

L'amore sarà dunque di scena nella Valle degli Dei, in testa alla Via Sacra, senza effetti speciali se non quelli di un sentimento che attraversa il tempo dell'umanità, di cuore in cuore, di palpito in palpito. 


martedì 22 agosto 2017

Palermo blindata e non contro la mafia


Un controsenso. Quei blocchi di cemento armato a Palermo, in Sicilia, sono un controsenso. Perché da noi? Che c'entriamo noi, pacifici, accoglienti, sicuri e protetti, col terrorismo islamista?

E quello che ho letto negli ultimi anni? Tutti a riempirsi la bocca esperti, meno esperti e spirtuna. Sintetizzo: "La Sicilia deve stare tranquilla, non verrà mai colpita, perché ha la mafia che le controlla il territorio". 

Analisti sopraffini e social opinionisti sottovalutati dalla crescente paura? O i soliti pregiudizi e luoghi comuni, duri a morire, sull'isola e sul suo popolo?

Digitando, ad esempio, su Google le parole "Sicilia, terrorismo, mafia", viene tra l'altro fuori l'intervista rilasciata nel novembre del 2015 a Panorama da un agente dei servizi segreti. Riporto un passaggio: "Non possiamo dire quali saranno le aree nel mirino degli attentatori, ma invece possiamo dire quasi con certezza matematica l'area che invece non sarà interessata da eventuali attentati strutturati come quelli avvenuti a Parigi: il Sud Italia". Questo perché, si spiega, gli estremisti islamici possono solo attraversare regioni come la Sicilia, "ma non è loro permesso di fermarsi".



Si dice da sempre e ciecamente e comodamente: la mafia è solo in Sicilia e i mafiosi sono solo i siciliani. Come se la delinquenza avesse un'origine anagrafica e territoriale: un marchio d'infamia con cui nasci e grazie al quale ti squadrano e ti giudicano al volo quando oltrepassi lo Stretto di Messina o raggiungi paesi oltre confine. 

Come siciliano, nella natia sfortuna, avrei la fortuna di essere immunizzato contro il virus del nuovo male ("Tu siciliano? Sei salvo!"). Nell'immaginario collettivo dei pregiudizi e ora nelle analisi e nelle strategie geopolitiche, la mafia è vista da un lato come un cancro, dall'altro lato addirittura come un sistema di difesa naturale contro il terrorismo internazionale, contro la sua rete, contro le sue cellule, contro i suoi lupi solitari, contro la follia sterminatrice di menti imbottite di odio. 

Da nativo siciliano, da italiano meridionale che ha vissuto il pregiudizio in una vita da terrone (sono pure tante le vittime di terronismo), sono rimasto turbato dalla visione di una Palermo blindata con cemento armato, auto di poliziotti e camionette di militari (una replica di quello che ho già visto in questi giorni nella mia terra in occasione di popolari manifestazioni). E non per prevenire terroristici agguati mafiosi. 



Entrare nel cuore aperto di Palermo, inchinarsi davanti alla lapide che ricorda il mortale agguato mafioso (agosto 1980) al procuratore Gaetano Costa in via Cavour, e poi farsi largo tra i blocchi di cemento collocati a pochi metri,  nell'incrocio con Via Maqueda (ne sono stati collocati anche ai Quattro Canti), pullulante di affollati locali a conduzione anche straniera, in un centro multiculturale e multireligioso, ti turba e ti spazza via ogni certezza. Si sgretolano pure i pregiudizi che, dalla nascita, ti riempiono i cassonetti del cervello. 

Dopo Barcellona, dopo le stragi di innocenti in tante altre località europee e non europee, i muri si ergono pure in Sicilia, nella mia terra. E la mafia? E i permessi ai boss locali che, stando alle informate voci e agli immortali luoghi comuni, si dovrebbero richiedere per intraprendere qualsiasi tipo di attività? C'è ancora la mafia? o è all'oscuro di tutto? o sta sfruttando il fenomeno per fare affari?


Solo interrogativi senza risposta con personali ed emotive riflessioni da un non esperto, impressionato, come i rullini digitali della folla di turisti in via Maqueda, armati di smartphone che puntano, mirano e fanno fuoco con un clic sui monumenti della storia, molti arabi, per portare a casa un eterno ricordo di una indimenticabile vacanza in Sicilia. 

Buona pace a tutti! 


Raimondo Moncada 

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domenica 20 agosto 2017

Stelle nella Valle: i Patty Singers ovvero il Quartetto Cedro

Si chiamano Patty Singers, ma il nome pensato in origine è Quartetto Cedro, per un omaggio dichiarato e divertito al celebre Quartetto Cetra. Un'entità musicale nuova, in Sicilia, ad Agrigento. Per me una straordinaria scoperta nella Valle dei Templi, in occasione di una serata che ci ha visti sullo stesso palco del Malgrado Tutto Fest 2017. A raccontare la nascita di questo gruppo il suo fondatore, Alessandro Patti, avvocato di professione, artista nell'animo, nelle mani e nella voce. Dopo tanti anni di pausa, di silenzio, ha deciso di riprendere a suonare e a cantare in pubblico e non da solo. Si è circondato da quattro splendide voci, moglie, cognata, amiche (Lilia e Giovanna Cavaleri, Claudia e Roberta Marcantonio) e si è rilanciato nel mondo dello show con uno spettacolo raffinato, colto, sorprendente, emozionante con un viaggio nella musica dagli inizi del Novecento ad oggi, raccontando la storia dell'Italia attraverso grandi autori e interpreti, come Renato Carosone, Domenico Modugno e Pino Daniele. Lui, Alessandro Patti, al piano e come voce solista, Lilia e Giovanna Cavaleri, Claudia e Roberta Marcantonio, nel danzante coro (a cui si uniscono, leggo, Mimmo Pontillo al contrabbasso e Emanuele Lo Vullo alla batteria), con voci così intense e curate da far venire giù l'applauso anche alla soprastante dea Giunone che assisteva meravigliata sotto le stelle di agosto. Voci cosiddette armonizzate, con esecuzioni perfette, rese più difficili dai delicati movimenti coreografici creati da Giusy Liberto. 

Splendidi davvero i Patty Singers! A mezzanotte, dopo una serata piena, strappavano applausi su applausi da parte di un pubblico numeroso e attento, pronto a tributare il giusto riconoscimento ai Patty Singers così chiamati (sveliamo il mistero!) da Lello Analfino, leader dei Tinturia e amico di Alessandro Patti. È stato lui a inserirli nel primo manifesto del gruppo con questo nome a insaputa degli interessati, in uno spettacolo congiunto organizzato proprio per lanciare questa sorprendente entità musicale che merita grandi palcoscenici, in Sicilia e oltre. Bravi! Bravi! Bravi! E belli! Belli! Belli! 


Raimondo Moncada

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A Riesi il ricordo dei partigiani siciliani

Il contributo dei siciliani al movimento per la Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, al nord come al sud, nella stessa Sicilia. Si è approfondito un intero capitolo di storia, a più voci, ieri sera, nel corso della presentazione del libro Il partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada a Riesi, nei locali della Chiesa Valdese che ha promosso l'iniziativa. Sono intervenuti Raimondo Moncada, autore del libro, Gaetano Alessi di Ad Est, il predicatore della Chiesa Valdese Pino Testa, il presidente provinciale dell'Anpi di Caltanissetta Peppe Cammarata e Giuseppe Calascibetta, presidente dell'Anpi di Riesi dedicata alla memoria del partigiano riesino Gaetano Butera, medaglia d'oro al valor militare. 



C'è stata anche la testimonianza di Giuseppe Di Legami, figlio del primo sindaco antifascista e comunista di Riesi Antonio Di Legami, nominato dagli americani subito dopo lo sbarco nella vicina Licata (nomina definita "un'anomalia"). Tra un intervento e l'altro, le canzoni di protesta del repertorio siciliano e della Resistenza del gruppo Cantu e Cuntu, con Felice Rindone, Giuseppe di Legami e Sergio Buttigè. 

A Riesi si è raccontata la storia del partigiano Gildo Moncada, siciliano che entrò nella brigata "Leoni" operando tra l'Umbria, le Marche e la Toscana. Ma si sono ricordati i nomi di tanti nisseni che in nord Italia e nella loro stessa terra sono stati protagonisti del movimento di Liberazione ("anche in Sicilia eravamo pronti alla sollevazione dopo l'attività antifascista che a tanti è costato il confino"). 



È poi stata raccontata la nascita delle nuove Anpi in provincia di Caltanissetta con a capo dei giovani ma anche meno giovani, animati da una grandissima voglia di fare attività nelle scuole, con le nuove generazioni, per far conoscere quello che è stato (accurate ricerche hanno permesso di aggiornare e allungare gli elenchi dei partigiani, degli antifascisti e dei deportati), ravvivare la memoria collettiva e legare il presente alle sue radici. 


venerdì 18 agosto 2017

Il partigiano bambino nella Chiesa Valdese di Riesi


Il partigiano bambino entra per la prima volta in una chiesa. In punta di piedi. Miracoli di un libro, uscito da alcuni mesi e dedicato alla storia di Gildo Moncada, agrigentino che per tutta la vita ha inseguito il sogno dell'arte e che a sedici anni si ritrovò in Umbria decidendo di dare il proprio contributo alla Resistenza per la liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Entrò da volontario per la libertà nella brigata partigiana "Leoni", ritornando poi dai genitori e dalle sorelle mutilato. 

Il libro scritto dal figlio Raimondo e pubblicato dal gruppo editoriale emiliano di Ad Est, sarà presentato oggi, sabato 19 agosto 2017, alle ore 18 nei locali della Chiesa Valdese di Riesi, in via Cap. Faraci 63. Siamo nel cuore della Sicilia, in provincia di Caltanissetta, in un terra che ha conosciuto il dramma dell'emigrazione, in un paese dove nei primi del '900 e per pochi giorni è stata fondata la Repubblica di Riesi. L'iniziativa è promossa e organizzata dalla stessa Chiesa Valdese, che da sempre a Riesi si distingue anche in diverse e meritevoli attività di servizio cristiano: nel sociale, nella formazione, nella cultura. 


Alla presentazione del Partigiano bambino, interverranno l'autore Raimondo Moncada e l'editore Gaetano Alessi. Ci saranno anche la partecipazione di Giuseppe Calascibetta della sezione "Gaetano Butera" dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) e gli interventi musicali del gruppo dei "Canto e cunto" con Felice Rindone, Sergio Buttigè e Giuseppe Di Legami. 


Il Partigiano bambino - la storia di Gildo Moncada è già stato presentato in questi mesi a Vignola (Modena), Ravenna, Licata, Agrigento, Ribera, Palma di Montechiaro, Reggio Emila, sulla vetta di Ca’ di Malanca (Brisighella), San Leone e Burgio. Dopo Riesi sono state già programmate altre presentazioni: a ottobre ritorno in Emilia Romagna a Modena, Carpi e San Martino in Rio; a novembre si va a Roma, in Parlamento; a dicembre si espatria con due appuntamenti in Belgio. 

mercoledì 16 agosto 2017

Niente Ferragosto dal 2018, misure contro i barbari


Quante polemiche per quelle spiagge ridotte na fitinzia, a discarica, la notte di Ferragosto! Ogni anno è così: una fotocopia. Nei miei primi cinquant'anni ho contato già cinquanta fotocopie. Una soluzione si deve trovare. Cominciamo allora con le proposte serie, costruttive, fattibili, per difendere il pubblico patrimonio dalle orde di barbari armati. Di seguito le prime idee che al volo mi sono venute in testa: 


  1. cancellare il Ferragosto dal calendario; 
  2. dispiegare l'esercito della Nato sotto l'egida dell'Onu lungo tutto il litorale;
  3. chiudere le spiagge o metterci un tappeto di carboni ardenti; 
  4. vietare dal 15 luglio la vendita di angurie e altri alimenti da spiaggia;
  5. far entrare in spiaggia solo cibi e bevande di ultima generazione che non producono rifiuti;
  6. obbligare ogni famiglia, ogni compagnia di amici o anche i bagnanti solitari a portarsi con sé un netturbino di fiducia certificato UE;
  7. controllare uno ad uno i bagnanti ferragostani e costringerli a depositare nel cassonetto posizionato all'uscita i rifiuti degli alimenti mostrati all'entrata;
  8. far entrare i bagnanti in spiaggia con il braccialetto elettronico o con la cavigliera con la palla magica d'acciaio;
  9. mettere la video sorveglianza a infrarossi in ogni metro quadrato di litorale; 
  10. far entrare bagnanti a rischio e recidivi con tutor umani che risponderanno di ogni infrazione mangiandosi tutti i rifiuti prodotti compresi i sacchetti non biodegradabili;
  11. far passare i mezzi della nettezza urbana ogni cinque minuti in lungo e in largo soprattutto quelli pesanti, di grandezza uguale alla mietitrebbiatrice;
  12. far pagare l'ingresso in spiaggia come l'entrata in un resort di lusso senza tovaglie da portare via;
  13. introdurre il reato di Ferragosto Pulito condannando gli sporcaccioni a pulire ogni singolo granellino di sabbia del tratto sporcato. 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 


Barbari e incanti nella Valle dei Templi

Un agrigentino ad Agrigento può fare di tutto. Può parlarne male, può lamentarsi dell'acqua, delle fogne, del mare, delle strade, dell'economia, del lavoro, del passatempo, perché lamentarsi è il primo impulso che fai fatica a dominare e che da alcuni anni (e in tutto il mondo, sviluppato e sottosviluppato) sfoghi sui social postando tutto ciò che non va, puntando il dito su questo e su quello. 

Un agrigentino ad Agrigento, con gli impulsi raffreddati dalla distanza, può anche sentirsi orgoglioso del proprio luogo natio e rimanerne estasiato, a bocca aperta, come la prima volta, e manifestare questo suo stato d'animo, andando controcorrente, perché la bellezza ammutolisce e non fa né parlare né sparlare così come la bruttezza. 

Mi è capitato, dopo qualche anno di assenza, di entrare nella Via Sacra, la strada che lega e collega gli edifici ellenici della Valle dei Templi. 

È successo nella serata conclusiva del Festival delle Scienze, sotto un cielo illuminato dalle stelle, silenzioso e rispettoso dello spettacolo che i greci ci hanno lasciato e che resistono imbalsamati all'aggressione del tempo e dell'uomo. Una passeggiata a piedi, con familiari e amici provenienti dal nord Italia, dopo l'omaggio a Luigi Pirandello al pubblico del Festival delle Scienze, con la recita del "Mal di luna". Tutti incantati, autoctoni e forestieri per quella traboccante bellezza fuori dal mondo, fuori da tutto, e che con binocoli siderali gli extraterrestri cercano da due millenni di copiare. Meraviglia per quei Templi souvenir e meraviglia per tutto il contesto: pulito, profumato, sbarbato, spolverato, curato fin nei minimi particolari pure nella vegetazione naturale. In una serata ventosa e con un fiume di visitatori provenienti da ogni dove, qualche rifiuto volante sarebbe stato pure giustificato (un fazzoletto, uno scontrino, uno stecchino, un petalo, una foglia...) niente. Solo polvere, da una terra bruciata da un caldo persistente. 

Passeggiando tra quelle meraviglie e tra tanto lindore, con i familiari e gli amici si rivolgevano continui complimenti a chi gestisce questo patrimonio dell'umanità e della vita oltre la Terra. Increduli! Ci sembrava quasi impossibile. Non poteva essere. Un pelo si trova sempre. C'è sempre qualcosa che rovina una visione idilliaca. A volte ti ci applichi e il pelo lo trovi. Ed eccolo, infatti. Al ritorno, sulla Via Sacra, a terra, lungo l'antico muretto in pietra naturale, sotto le stelle, sotto la stazione spaziale con sopra la testa Paolo Nespoli che ci salutava a ogni giro (sette chilometri al secondo!), eccolo il pelo: una bottiglietta di plastica vuota, già bevuta, già tracannata, che avrà dissetato non so chi e non so quando che dopo l'uso è stata poggiata delicatamente, morbidamente, stancamente, furtivamente, sul sacro selciato. Un pelo che in quel paradiso di pulizia non puoi fare a meno di notare e che mi è rimasto in testa, come immagine offuscante di una serata meravigliosa: dentro una Valle dei Templi che mi ha fatto sentire ancora una volta fiero di esservi nato; in una terra che ha uomini come Tommaso Parrinello che con ammirevole pervicacia da anni organizza un festival che porta ad Agrigento i migliori scienziati del mondo. E domani si replica, spero senza bottigliette.

Il ritorno è con Malgrado Tutto Fest, fortemente voluto dal suo storico e amico direttore: Egidio Terrana. Illuminati dal Tempio di Giunone, si parlerà di giornalismo, di libri, ci sarà dell'ottima musica, ci saranno illustri ospiti e ancora una volta ci sarà un omaggio a Luigi Pirandello nel centocinquantesimo anniversario della sua nascita. Proprio qui e non altrove, Luigino cadde come una luminosissima lucciola nella mia Giurgenti! 


Raimondo Moncada

www.raimondomoncada.blogspot.it 

martedì 8 agosto 2017

La magia del vino scoppiettante nelle ribollenti acque termali

Bagni di vino, di quello naturale e taumaturgico sgorgante dalla profondità della terra di Sicilia, di quello che Bacco si tracannerebbe a cannolo per raggiungere le sublimi vette degne di una divinità. Bagni di vino, dentro le Terme Acqua Pia, tra bagnanti in estasi nelle ribollenti piscine e cascate di Montevago, nel cuore delle Terre Sicane.
Bagni di vino, con la protezione e l’ebbrezza del San Domenico, uscito fresco fresco da un  meritato ritiro nelle cantine La Chiusa, col suo pitturato rosso rubino, il suo avvolgente e travolgente gusto. 
L’ho tracannato con gli occhi, con le narici, col palato e con un’orgia di sapori siciliani: fichi ripieni, spiedini di formaggi, cantalupo  abbracciato da prosciutto crudo, caponate di melanzane in barchetta e altro, tant'altro ben di dio. E mentre tutto il resto dell’isola arrostiva dal caldo torrido, ieri sera a Montevago si stava come in un mondo miracolosamente rinfrescato, come se ci fossero state ventole a ogni albero e soffice aria condizionata nelle vibranti chiome, tra la frescura protettiva del circostante bosco. Non si sentiva né caldo e né freddo. Si stava in perfetta pace, in equilibrio, tra divini sapori, temperature ideali, musiche carezzevoli, gente deliziosa e deliziata.
Lo testimonio. Ci sono stato, santo tra santi bevitori (mi è spuntata pure l'aureola!)
Ne scrivo, dopo aver partecipato alla festa dei vini nella "Notte di Sirah", organizzata alle terme Acqua Pia dall’azienda agricola “La Chiusa di Montevago, guidata da Stefano Ientile, con il supporto dei sommelier dell’associazione menfitana degli Enonauti, presieduta da Michele Buscemi (presente all'evento assieme a Graziana Gagliano e Nataly Vibliani).
L’azienda La Chiusa (gestione familiare, con rigorose regole biologiche), ha fatto degustare le proprie produzioni Doc (il Passyrah, il Pietragialla, il Lavinarosa, il Tafù) e presentato le sue ultime novità: il San Domenico (Sirah cento per cento, due anni di affinamento in tonneaux) e un vino bianco non ancora messo in commercio, sperimentale, ricavato da  uve Cataratto con un metodo “ancestrale” (messo in bottiglia già durante il processo di fermentazione e su cui le mie labbra si sono particolarmente concentrate e non solo per le scoppiettanti bollicine).  
Una serata magica, di gusto, di cultura, di umanità, di relax, di benessere, di incontri, nel silenzio estatico della generosa campagna, illuminata dal chiarore di una maestosa luna siciliana. 
Ecco un esempio di come si può lavorare, fare promozione, fare turismo; di come si può vivere e campare bene in Sicilia: immersi nel paradiso della natura, cibandosi dei suoi frutti unici e speciali, serviti con passione e professionalità da giovani che hanno deciso di investire tutto se stessi nella propria terra natia.
Questa è la Sicilia che amo, che gusto e che mi cambia quando ho la fortuna di farne esperienza e di incontrare le tante, tantissime eccellenze che fermentano di giorno in giorno sotto i miei estasiati occhi.
Grazie.

Raimondo Moncada
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